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Chiappetta (FI): “Ribellismo civico? Si, ma per difendere la Calabria che cambia”

Il consigliere regionale di Forza Italia, Piercarlo Chiappetta, risponde alle critiche mosse nei giorni scorsi dal collega di opposizione, Enzo Bruno. «Il ribellismo civico evocato dal consigliere regionale Enzo Bruno suona come le campane nel deserto perché la Calabria di oggi non chiede grida di protesta, ma il silenzio operoso della progettualità. In una fase in cui le risorse del PNRR e le sfide europee impongono competenza e pragmatismo, il richiamo alla piazza appare come un anacronismo politico, un ritorno a logiche conflittuali che la società civile ha già superato preferendo la stabilità della crescita al rumore della contestazione. La Calabria che cambia non torna indietro: lo hanno capito i calabresi che, scegliendo Occhiuto e il centrodestra, hanno preferito nuovamente la responsabilità del governo all’incapacità decisionale. Le operazioni nostalgia del centrosinistra se da una parte fanno tenerezza, dall’altra rappresentano una conferma per i calabresi, della bontà della scelta fatta nell’ottobre scorso» – evidenzia il consigliere regionale di Forza Italia. Chiappetta rincara la dose. «Se c’è una Calabria che non esiste più – afferma -, è proprio quella che qualcuno nei giorni scorsi ha provato a rimettere assieme a Lamezia Terme, quasi come se fosse una rimpatriata tra compagni di scuola ma che, evidentemente complice anche il clima natalizio, ha emozionato i partecipanti, tanto da spingerli in analisi completamente anacronistiche e fuori luogo, come quella dell’onorevole Enzo Bruno che evocando il “ribellismo civico” ha dimenticato i suoi trascorsi di navigato della politica e, soprattutto, della funzione amministrativa». «Il confronto politico – continua Chiappetta – è legittimo e l’opposizione ha tutto il diritto di esprimere le proprie posizioni, tuttavia quando la critica si riduce allo slogan del “presidente che si comporta da imperatore” si entra più nella propaganda che nell’analisi politica. Roberto Occhiuto non governa da imperatore ma governa da presidente eletto direttamente dai calabresi, con un mandato chiaro e una responsabilità che altri, in passato, hanno spesso evitato. Le riforme istituzionali avviate dalla maggioranza non sono colpi di mano, ma atti politici legittimi, discussi e votati in Consiglio regionale. Modificare lo Statuto o riorganizzare il funzionamento delle Commissioni non significa “piegare la democrazia “, bensì adottare gli strumenti di governo ad una regione che ha bisogno di decisioni rapide». E su quest’ultimo tema, Chiappetta è perentorio: «Decisionismo non significa autoritarismo. Significa sentire l’onore e assumere l’onere di scegliere, in una regione che per anni ha assistito a stagioni politiche in cui si è preferito rinviare, mediare all’infinito e, di fatto non decidere. Ecco perché la Calabria non ha bisogno di rituali nostalgici, né di ribellismi evocati a posteriori dal collega Bruno. La Calabria ha bisogno di una classe dirigente che guardi avanti, che si misuri con la complessità del presente e che abbia il coraggio di decidere». «Il Presidente Occhiuto e la sua giunta hanno scelto questa strada, consapevole che sarà il tempo (e non le foto sbiadite in bianco e nero) a dire chi ha davvero lavorato per il futuro della Calabria» – conclude Chiappetta.

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