Oltre cento dottorandi, dottori di ricerca e assegnisti provenienti da numerose università italiane si sono incontrati a Praia a Mare, dal 16 al 19 settembre, per confrontarsi sulle principali questioni teoriche e pratiche del diritto civile. L’iniziativa, promossa dall’Istituto Zaleuco, dalla Società dei Civilisti Italiani e dall’Associazione dei Dottorati di Diritto Privato, ha riunito anche più di quaranta professori civilisti, dando vita a un momento di formazione e discussione rivolto soprattutto alle nuove generazioni della ricerca giuridica. Al centro delle giornate non vi è stata soltanto la tecnica del diritto, ma una domanda più ampia: quale deve essere oggi il ruolo del giurista in una società attraversata da profonde trasformazioni culturali e tecnologiche? È proprio da questa prospettiva che il professor Enrico Caterini ha sintetizzato il significato dell’incontro praiese. L’obiettivo, ha spiegato, è proseguire la ricerca del «senso di giustizia come coscienza del vero e diritto a rinvenirlo», attraverso una formazione capace di trasmettere non soltanto conoscenze, ma anche metodi e consapevolezza critica. Uno dei concetti centrali del suo intervento è quello di “immanenza generativa” dell’ordinamento. In un sistema costituzionalizzato, secondo Caterini, il diritto non può essere interpretato come un insieme statico di norme: esso è orientato verso la giustizia sostanziale attraverso principi e valori riconosciuti dalla Costituzione. Spetta quindi all’interprete sviluppare una capacità ermeneutica in grado di tradurre quei valori nella soluzione del caso concreto. Da qui anche una particolare riflessione sul rapporto tra diritto e storia. Per il docente, il giovane giurista deve evitare una ricezione passiva della tradizione scientifica. Il patrimonio accumulato dalle generazioni precedenti rappresenta una risorsa fondamentale, ma deve essere rielaborato alla luce delle esigenze contemporanee. In questa prospettiva, non è necessariamente il passato a spiegare il presente: sono anche i problemi e i valori dell’oggi a consentire una nuova interpretazione del passato. Non si tratta, precisa Caterini, di rinunciare alla storia, ma di impedire che essa diventi un vincolo per l’innovazione giuridica. Il diritto contemporaneo deve infatti confrontarsi con le trasformazioni della società e con i valori costituzionali, mantenendo centrale quello che il professore definisce il “senso del limite”. Senza tale limite, osserva, la forza del diritto rischierebbe di trasformarsi semplicemente nel «diritto della forza». In questa concezione il giurista non è dunque un semplice esecutore della legge. È chiamato a esercitare una funzione di garanzia, come «contropotere implicito» capace di verificare la compatibilità delle decisioni con i principi dell’ordinamento. L’interpretazione richiede perciò ragionevolezza, attenzione ai fatti e conoscenza dei valori sociali e culturali nei quali il diritto opera. Una parte particolarmente attuale della riflessione ha riguardato l’intelligenza artificiale e la trasformazione digitale. La tecnologia, secondo Caterini, costituisce una nuova e decisiva sfida per il diritto, soprattutto perché la registrazione sistematica dei comportamenti individuali sta trasformando le informazioni personali in una risorsa di enorme valore economico e sociale. Le piattaforme digitali rendono infatti possibile raccogliere e analizzare quantità sempre maggiori di dati, prevedendo bisogni e orientando l’offerta. Ma questo processo, sottolinea il docente, non deve essere letto esclusivamente attraverso la logica del mercato. Le stesse informazioni possono essere utilizzate per finalità sociali e collettive. Il compito del diritto diventa allora quello di garantire che il governo dei dati non sia rivolto soltanto agli interessi economici, ma anche alla tutela e alla realizzazione della persona. È proprio davanti a queste trasformazioni che assume particolare importanza la formazione delle nuove generazioni di giuristi. Le giornate di Praia a Mare hanno inteso proporre uno spazio nel quale la preparazione specialistica potesse incontrare una riflessione più ampia sul significato del diritto e sulla responsabilità dell’interprete. L’intelligenza artificiale può assistere e trasformare profondamente il lavoro giuridico, ma non elimina la necessità di comprendere i fenomeni, i valori e i conflitti che stanno dietro ogni caso concreto. Per Caterini, la qualità dell’interpretazione resta quindi decisiva: è da essa che dipendono la capacità del giurista di individuare la regola adeguata al caso e, più in generale, la concreta attuazione della legalità costituzionale. Le giornate praiesi si sono così concluse con una riflessione che va oltre la formazione tecnica: in un’epoca nella quale algoritmi e sistemi intelligenti entrano sempre più nel mondo del diritto, la sfida per il giurista non consiste soltanto nel conoscere nuovi strumenti, ma nel conservare la capacità di interrogarsi sul senso, sui valori e sulla responsabilità delle decisioni.
A Praia a Mare il diritto civile guarda al futuro: giovani studiosi a confronto tra giustizia, Costituzione e intelligenza artificiale
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