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Ramificazioni Festival, “Serata d’autore” domani a Cosenza

Gli antichi greci avevano due parole per dire il tempo. Chronos è il tempo che scorre, quello degli orologi e dei calendari. Kairos è il momento giusto, l’istante opportuno in cui qualcosa si apre e una possibilità diventa gesto.

A questa seconda idea è dedicata l’edizione di Ramificazioni Festival, diretto da Filippo Stabile: un tempo da cogliere, non da misurare. Domenica 8 novembre il festival la mette alla prova con la Serata d’autore, che porta a Cosenza l’Italia della danza in quattro opere consecutive, tra le 18 e le 19.30. Ogni opera è una finestra aperta su un modo diverso di abitare il presente, e tutte condividono un unico palcoscenico: il Salone degli Specchi di Palazzo della Provincia, uno spazio che per vocazione moltiplica sguardi e riflessi.

Il tempo opportuno, secondo il festival

Kairos non è un tema da illustrare. È una postura dello sguardo che chiede allo spettatore di esserci davvero. La danza è l’arte più vicina a questa idea, perché esiste soltanto nel momento in cui accade e non si lascia né conservare né ripetere identica.

La Serata d’autore ne dà una declinazione compiuta in quattro tappe: la memoria che si fa trasmissione, l’identità che si scopre nell’incontro con l’altro, la soglia che precede la felicità, il passato che torna come presenza.

Ore 18 · REVEALS66
Produzione Balletto di Roma · Concept Valerio Longo

L’apertura è affidata a una delle più importanti istituzioni della danza italiana. Reveals66 porta il pubblico dentro sessantasei anni di storia del Balletto di Roma, valorizzando i molteplici linguaggi di un’identità artistica ormai consolidata. Il progetto, nato nel 2016 nel solco di un’idea che porta la danza fuori dalla sala teatrale, affida a nuove creazioni coreografiche site-specific la possibilità di dialogare con i luoghi che le ospitano. Ogni spazio diventa fonte di ispirazione e riceve in cambio un significato ulteriore, attraverso il corpo in movimento e la presenza scenica dei danzatori. È un’esperienza di trasmissione professionale e di storicità rara. Qui il Kairos assume la forma più autorevole: la tradizione che incontra il suo momento propizio per rinnovarsi.

Ore 18.30 · COPPIA UMANA 174X155cm
Produzione Dancehaus più · Coreografie Samuele Barbetta

Barbara è alta 155 centimetri, Nicolò 174. Sono una coppia umana, e il titolo lo dichiara con disarmante concretezza. Come i bambini che si guardano per la prima volta allo specchio, con lo sguardo illuminato, i due comprendono di essere separati dalle cose: di essere una Barbara e un Nicolò. La vita non è forse il tentativo di sciogliere questo enigma? Dove siamo, in noi o nell’altro? È la domanda che la coppia si pone senza scorciatoie metaforiche. Le forme spinose ma roventi dei loro corpi, come il titolo stesso della coreografia, rendono omaggio a Egon Schiele, il pittore che più di ogni altro ha consacrato la propria vita al mistero dell’identità. In un salone fatto di specchi, è il momento esatto in cui ci si riconosce.

Ore 19 · COLLECTIVE TRIP 7.0
Produzione Borderline Danza 2019, con il sostegno di MIC, Regione Campania, Ra.I.D. Festivals · Concept, regia e coreografia Claudio Malangone, Nicoletta Cabassi · Musiche: Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 di Ludwig van Beethoven, eseguita dal M° Lucio Grimaldi

Il terzo appuntamento è il momento conclusivo di un «atto di pensiero» che vede, in questo primo studio, i due coreografi Nicoletta Cabassi e Claudio Malangone misurarsi con la Settima Sinfonia di Beethoven. Il punto di partenza è l’idea di un tragitto e delle trasformazioni che un ambiente e un corpo subiscono lungo un percorso, tra ciò che si vede e ciò che si immagina. La drammaturgia nasce da un’apertura al dialogo, con l’obiettivo di recuperare una dialettica comunitaria. Il suo cuore non sta nel contrasto fra i quattro personaggi, ma nel confronto tra scena e pubblico.

Il lavoro si articola in due tempi. In HOP.E in La Maggiore, firmato da Nicoletta Cabassi (primo e quarto movimento), la Sinfonia infonde un entusiasmo vitale con un’ombra di malinconia, e avvicinarsi a Beethoven incute sempre un doveroso timore. La domanda che ha guidato la creazione è «come ci si sente prima della felicità?». La risposta è stata cercata con i danzatori, attraverso i loro suggerimenti e fonti visive tradotte in azioni. In DIE HAPPY, di Claudio Malangone (secondo e terzo movimento), luce e ombra, tensione e riposo si alternano in una sorta di coazione a ripetere. Segni evanescenti e leggeri diventano segnali di una ricerca d’equilibrio tra pulsione e ragione, per affrontare il senso dell’esistenza a partire dalla sua transitorietà. Qui il corpo è insieme luogo di sofferenza e spazio di libertà, e la vita vi si condensa, frammentata e detonata, per poi esplodervi all’interno. È il Kairos come soglia: l’attimo sospeso che precede la felicità.

Ore 19.30 · PRESENZA REALE
Produzione Dancehaus più · Coreografie Alice Bestrice Carrino

A chiudere la serata è una performance che attraversa il tempo. In un’interpretazione contemporanea liberamente ispirata alla Regina Margherita, due danzatrici si alternano evocando gesti, sguardi e atmosfere di un’epoca passata, come un’eco tra storia e presente. Il pubblico è condotto in un’esperienza immersiva e diventa spettatore di fugaci attimi di vita reale. La dimensione storica e quella contemporanea si sovrappongono, e il passato non è più memoria ma presenza.

La visione di Filippo Stabile

Alla guida del festival, riconosciuto dal Ministero della Cultura e concepito e prodotto dall’Associazione Italìa & Co, c’è il direttore artistico Filippo Stabile. Il suo progetto ha fatto di Ramificazioni un laboratorio creativo diffuso, capace di tessere relazioni tra artisti, territori e pubblici. La Serata d’autore ne è una sintesi. Mette in sequenza istituzioni storiche e ricerche indipendenti, linguaggi della tradizione e sperimentazioni, secondo la logica che dà il nome al festival: le ramificazioni, appunto, di un’unica radice.

«Quattro opere, quattro visioni differenti della danza contemporanea. Kairós nasce dal desiderio di mettere in dialogo linguaggi e sensibilità artistiche diverse, lasciando spazio alla ricerca, alla libertà espressiva e all’incontro con il pubblico. È questo il senso di Ramificazioni: creare occasioni in cui la danza non sia soltanto qualcosa da guardare, ma un’esperienza capace di lasciare domande, suggestioni e nuovi sguardi.», dichiara il direttore artistico Filippo Stabile.

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