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Rissa durante Palermo-Catanzaro, il questore emette otto Daspo: coinvolti tifosi, steward e dirigenti ospiti

Otto provvedimenti di Daspo sono stati emessi dal questore di Palermo in seguito alla rissa scoppiata lo scorso 20 maggio nella Tribuna Autorità dello stadio “Renzo Barbera”, durante la sfida tra Palermo e Catanzaro, valida per il ritorno della semifinale dei playoff di Serie B.

Le misure riguardano due sostenitori del Palermo, di 38 e 56 anni, due steward in servizio nell’impianto sportivo, rispettivamente di 37 e 57 anni, e quattro componenti della delegazione del Catanzaro, di 22, 25, 27 e 46 anni.

L’attività investigativa condotta dalla Digos ha ricostruito l’origine dell’episodio. Secondo quanto accertato, “un componente della delegazione della squadra ospite, durante il primo tempo dell’incontro, avrebbe assunto atteggiamenti provocatori e molesti”, attirando l’attenzione di un tifoso rosanero che, al termine della prima frazione di gioco, lo avrebbe affrontato con due pacche sulla spalla in segno di sfida.

Da quel momento la situazione sarebbe rapidamente degenerata. “Il sostenitore ospite ha reagito colpendo il tifoso del Palermo con uno schiaffo, trascinandolo verso di sé e facendolo urtare contro un seggiolino”, ricostruiscono gli investigatori. L’episodio avrebbe così dato origine a una rissa alla quale avrebbero preso parte quattro rappresentanti della società ospite, i due tifosi del Palermo e i due steward presenti nel settore.

Tutti gli otto destinatari dei Daspo sono stati denunciati con l’accusa di rissa aggravata. A tre componenti della delegazione del Catanzaro, di 22, 25 e 27 anni, viene contestato anche il reato di violenza o minaccia nei confronti degli addetti ai controlli durante manifestazioni sportive.

Per il ventisettenne ritenuto all’origine dell’episodio, così come per uno steward di 37 anni e per un tifoso del Palermo di 38 anni, il divieto di accesso agli impianti sportivi avrà una durata di due anni. Per gli altri cinque destinatari la misura sarà invece valida per un anno.

La Questura ricorda infine che “la violazione delle prescrizioni contenute nel Daspo è punita con la reclusione da uno a tre anni e con una multa compresa tra 10 mila e 40 mila euro”.

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