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La Reggina e la sindrome di Gesù e Barabba

La settimana più lunga. Nel presumere che la data del 10 giugno possa essere quella decisiva, per l’eventuale compravendita della Reggina che avverrebbe per la prima storica volta in Serie B, mai come stavolta sarebbe utile la Delorean o altro tipo di teletrasporto. I giorni di attesa andranno vissuti ovattandosi. Commettendo meno errori possibile. Sapendo che si tratta anche delle ultime occasioni in cui chi ha interesse (cioè il Vicenza, senza voler dare troppa importanza a qualche sciacallo che spera di poter tornare sui giornali in Serie D), muoverà le proprie pedine per tentare lo scacco matto.

Non che il percorso fin qui sia stato avulso da ingenuità. Al di là di una tempistica che potevamo augurarci più sprint, già per due volte è stata commessa l’imprudenza di mettere a contatto prima gli incaricati dalla Procura di Roma, poi gli emissari dei potenziali compratori, con figure locali abbastanza grottesche. Rischiando che nel corso di un dialogo serio, potesse partire un ti mangiu u cori o qualche pettinata compulsiva.

Qui è come se fossimo nella fase decisiva di un corteggiamento o di un fidanzamento. Se porti la tua amata a passeggiare al chiaro di luna, puoi imbatterti in un invadente venditore di rose: non è colpa tua e la seccatura non incide. Se la porti a casa per presentarla ai tuoi, può capitare l’improvvisa visita di uno zio scemo: non è colpa tua e la seccatura non incide.

Ma se il venditore di rose e lo zio scemo te li porti appresso tu, le cose sono due: o te la cerchi, oppure vale l’aforisma “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.

La tifoseria sta facendo il suo: sostiene e si informa. Rendendosi conto, per quanto riguarda le informazioni, che è anche complicato affidarsi a chi prima scrive che non verrà nominato un amministratore unico, e quattro sere dopo in tv si vanta addirittura di aver anticipato la notizia. Ammesso e non concesso che non lo sapessero anche le meduse del mar Jonio.

La settimana sarà lunga perché, nel momento in cui circoleranno i primi nomi di imprenditori, azzeccati o errati che siano, si rischia di ricadere nella sindrome di Gesù e Barabba. Non sarà il popolo a decidere il nuovo proprietario della Reggina, né tantomeno qualche articolo o trasmissione giornalistica andranno ad orientare la decisione di un ipotetico Ponzio Pilato.

Gallo, quando ha salvato gli amaranto da una catastrofe imminente, si era scelto da solo. Lo stesso accadrà qualora si concludesse la cessione societaria in tempi utili per l’iscrizione in B. Ad incidere sarà soltanto la valutazione dei togati romani, nella speranza mista alla logica convinzione che non intendano crocifiggere sia Barabba che Gesù.

Gli eletti o presunti tali, se proprio non riescono a stare fermi e vogliono dare una mano alla Reggina, si ricordino degli interventi necessari quanto urgenti per il manto erboso dello stadio “Granillo”.

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