Si sono riunite nuovamente, martedì 16 giugno alla Casa del Popolo Giuseppe Valarioti di Rosarno, le realtà associative che animano il Patto Territoriale insieme a nuovi soggetti che hanno scelto di partecipare al percorso, segno di una crescente volontà di costruire risposte concrete ai problemi reali dei territori: il diritto all’abitare, il lavoro dignitoso, la convivenza sociale e la tutela delle comunità locali. Mentre in Italia si diffondono campagne xenofobe e parole d’ordine come la cosiddetta “remigrazione”, cresce infatti la consapevolezza che le sfide sociali si affrontano costruendo soluzioni condivise e non alimentando divisioni.
I partecipanti hanno fatto il punto dopo l’iniziativa del 4 giugno davanti al Teatro Cilea di Reggio Calabria. Portare le ragioni del Patto fin sulla soglia delle istituzioni reggine è stato importante, ma non è bastato a rompere il muro di silenzio che continua ad accompagnare il percorso che dovrebbe condurre, nelle prossime settimane, allo sgombero della tendopoli di San Ferdinando. La Regione Calabria e i sindaci interessati continuano infatti ad annunciare azioni destinate a incidere sul futuro della Piana senza un confronto effettivo con molte delle realtà che da anni operano nei ghetti dell’area.
Per questo è stato deciso di intensificare il lavoro sul territorio, che sarà il primo a confrontarsi con le conseguenze delle scelte oggi in discussione. La preoccupazione nasce dalle esperienze già viste, fatte di interventi emergenziali, calati dall’alto, privi della partecipazione delle comunità e incapaci di produrre risultati duraturi.
Il Patto continua a sostenere una prospettiva fondata sulla diffusione abitativa, sul recupero del patrimonio inutilizzato, sull’accompagnamento sociale e lavorativo delle persone e sul coinvolgimento delle comunità locali, per costruire percorsi stabili di inclusione ed evitare nuove forme di concentrazione e ghettizzazione.
Nei prossimi giorni prenderanno il via presidi e una raccolta firme in tutta la Piana di Gioia Tauro per promuovere l’adesione al documento programmatico del Patto. L’invito sarà rivolto alle cittadine e ai cittadini, alle associazioni e alle amministrazioni comunali, perché su questioni che riguardano il futuro del territorio nessuno può chiamarsi fuori.
Sarà inoltre predisposta una lettera aperta indirizzata alle principali reti e rappresentanze nazionali del terzo settore. Il Patto intende ribadire la propria contrarietà a ogni politica di confinamento e segregazione abitativa, rilanciare la proposta di un’agenzia per l’abitare e chiedere un coinvolgimento diffuso, continuativo e reale delle organizzazioni che operano a livello nazionale.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del caporalato, che resta strettamente legato alle condizioni di vita e di lavoro nelle campagne della Piana. Le organizzazioni aderenti richiamano le responsabilità dell’intera filiera agroalimentare, che continua a scaricare costi e sacrifici sui soggetti più deboli: da un lato i lavoratori, dall’altro i produttori agricoli. Il contrasto al caporalato non può essere ridotto a una questione di ordine pubblico: quando ai produttori vengono riconosciuti prezzi insufficienti e ai lavoratori salari e condizioni inadeguate, lo sfruttamento diventa un elemento strutturale del modello agroalimentare.
Non si combatte il caporalato senza il riconoscimento dei diritti e della dignità di chi lavora e senza garantire prezzi equi a chi produce. Per questo la filiera deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità, a partire dal riconoscimento dei costi sociali nella contrattazione, come previsto dal contratto collettivo nazionale del settore agricolo.
Allo stesso modo, l’accesso a soluzioni abitative dignitose non può essere separato dalle politiche contro lo spopolamento e dall’attenzione alle aree interne. Anche su questo terreno la filiera agricola deve contribuire a costruire risposte adeguate ai bisogni sociali delle lavoratrici e dei lavoratori che ne rendono possibile il funzionamento. Case dignitose inserite nel tessuto dei paesi e delle città, servizi, mobilità sicura e percorsi reali di inserimento lavorativo rappresentano una scelta che rafforza non soltanto chi arriva, ma l’intero territorio.
Il Patto proseguirà il proprio percorso con nuovi incontri itineranti nella Piana di Gioia Tauro, convinto che le soluzioni più efficaci non nascano nelle logiche emergenziali o nei tavoli chiusi, ma dal confronto con le comunità che vivono quotidianamente questi problemi e che possono esserne protagoniste.
Piana di Gioia Tauro, il Patto Territoriale rilancia: “No a ghetti e interventi calati dall’alto”
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