Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con profonda adesione e sincero apprezzamento la lettera che Mons. Serafino Parisi, Vescovo di Lamezia Terme, ha rivolto alle studentesse e agli studenti impegnati negli Esami di Stato. È un messaggio che supera la contingenza della prova scolastica per restituire all’educazione il suo significato più autentico: accompagnare la crescita della persona nella ricerca del senso, della verità, della giustizia e della responsabilità verso gli altri.
La riflessione trae spunto dalla celebre massima attribuita a Socrate, «So di non sapere», che Mons. Parisi propone come viatico per affrontare non soltanto l’Esame di Stato, ma l’intera esistenza. In quelle parole si condensa una delle più alte lezioni educative della storia del pensiero: riconoscere il limite delle proprie conoscenze non significa dichiarare una sconfitta, ma aprirsi alla possibilità di continuare a imparare. È proprio la consapevolezza di non possedere mai definitivamente il sapere a nutrire la curiosità, il dialogo, il pensiero critico e quella disponibilità alla ricerca che rende ogni persona autenticamente libera.
Il CNDDU condivide pienamente l’affermazione del Vescovo, secondo cui non si può essere mai sazi di conoscere e di sapere. In una società caratterizzata da una straordinaria abbondanza di informazioni e, al tempo stesso, da una crescente difficoltà nel distinguere il vero dal verosimile, il compito della scuola diventa sempre più quello di formare coscienze capaci di comprendere, interpretare e valutare criticamente la realtà. La conoscenza non è un deposito da accumulare né uno strumento da utilizzare esclusivamente per il successo personale; è un processo dinamico che amplia gli orizzonti, educa al confronto, alimenta la responsabilità e rende possibile una cittadinanza pienamente democratica.
In tale prospettiva trovano naturale risonanza anche le riflessioni di Seneca, che nelle Lettere a Lucilio richiama la necessità di una formazione capace di incidere sulla vita concreta della persona e non limitata a un esercizio puramente scolastico. La sua meditazione sulla sapienza come cammino continuo e sulla crescita interiore come compito permanente dialoga profondamente con il messaggio di Mons. Parisi, che invita i giovani a considerare l’Esame di Stato non come un punto di arrivo, ma come l’inizio di un percorso destinato a proseguire lungo tutto l’arco della vita. A una simile visione rimanda efficacemente anche il celebre pensiero, tradizionalmente attribuito allo stesso filosofo latino, «Dum discimus, vivimus»: finché continuiamo ad apprendere, continuiamo realmente a vivere. La conoscenza, dunque, non rappresenta un patrimonio da custodire gelosamente, ma un processo dinamico che alimenta libertà, responsabilità e crescita personale.
Non meno significativa appare l’immagine dell’«aurora», evocata attraverso il celebre tantum aurora est pronunciato da Papa Giovanni XXIII all’apertura del Concilio Vaticano II. Essa restituisce con straordinaria efficacia il senso dell’Esame di Stato: non la conclusione di un cammino, ma il sorgere di una nuova luce. Ogni traguardo educativo apre infatti prospettive inedite e richiede il coraggio di affrontare ciò che ancora non si conosce. La vera maturità consiste proprio nell’accettare che il sapere rimanga sempre incompiuto e che la formazione della persona continui ben oltre le aule scolastiche.
In questa stessa direzione si colloca anche il celebre discorso pronunciato da Steve Jobs agli studenti della Stanford University nel 2005. L’invito a rimanere “affamati” di conoscenza e a non smettere mai di cercare la propria strada trova un’evidente consonanza con il messaggio di Mons. Parisi. Pur provenendo da contesti culturali differenti, entrambe le riflessioni convergono nell’affermare che la crescita autentica nasce dalla curiosità, dalla capacità di mettersi continuamente in discussione e dal coraggio di affrontare l’incertezza senza rinunciare ai propri valori.
Di particolare rilievo educativo è anche il richiamo del Vescovo al significato della valutazione. In una cultura spesso dominata dalla logica della performance e dalla competizione, ricordare che un voto non definisce il valore di una persona rappresenta un messaggio di straordinaria importanza. La valutazione misura una prestazione, non esaurisce la ricchezza di una storia individuale; riconosce competenze acquisite, ma non può contenere l’interezza delle aspirazioni, delle potenzialità e delle possibilità future di uno studente. Allo stesso tempo, il richiamo alla giustizia e all’equità invita tutta la comunità educante a considerare la valutazione come un esercizio di responsabilità, fondato sulla trasparenza, sul rispetto e sulla valorizzazione di ogni persona.
Il Coordinamento condivide inoltre la riflessione dedicata all’intelligenza artificiale, tema di assoluta attualità per il mondo della scuola. Le tecnologie rappresentano una straordinaria opportunità di sviluppo, ma non possono sostituire ciò che costituisce il nucleo irriducibile dell’essere umano: la coscienza morale, il discernimento, la libertà, la creatività e la responsabilità. Per questo motivo l’educazione è chiamata oggi più che mai a formare cittadini capaci di utilizzare l’innovazione con competenza e senso critico, senza delegare agli algoritmi quelle decisioni che richiedono sensibilità etica, partecipazione e cura delle relazioni umane.
Quando Mons. Parisi definisce la scuola una vera e propria “palestra di umanità”, richiama una concezione dell’educazione che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani sente profondamente propria. La scuola non prepara soltanto a una professione, ma forma persone capaci di abitare la complessità del presente, di esercitare la libertà con responsabilità, di riconoscere la dignità di ogni essere umano e di contribuire alla costruzione del bene comune. È in questa prospettiva che lo studio diventa esperienza di cittadinanza, di solidarietà e di promozione dei diritti umani.
Alle studentesse e agli studenti che in questi giorni affrontano gli Esami di Stato il CNDDU rivolge il proprio augurio più sincero: vivete questa prova con serenità, senza lasciarvi imprigionare dall’ansia della prestazione, consapevoli che il vostro futuro non sarà determinato da un singolo voto, ma dalla passione con cui continuerete a imparare, dalla capacità di affrontare gli errori trasformandoli in opportunità di crescita, dalla cura della vostra interiorità e dall’impegno quotidiano nel costruire relazioni fondate sul rispetto, sulla giustizia e sulla fraternità.
Se, come ricorda Mons. Parisi, siamo soltanto all’aurora, allora l’Esame di Stato non è il punto conclusivo di un percorso, ma l’inizio di una nuova stagione della vita. Il pensiero di Seneca, l’invito di Steve Jobs a restare sempre “affamati” di conoscenza e, soprattutto, il messaggio del Vescovo convergono in una medesima prospettiva educativa: la maturità non coincide con il possesso di un sapere definitivo, ma con la capacità di continuare a imparare, di interrogarsi, di mettere le proprie competenze al servizio degli altri e di contribuire responsabilmente alla costruzione del bene comune. È questo il significato più autentico dell’educazione e il fondamento di una società realmente libera, giusta e pienamente rispettosa della dignità e dei diritti di ogni persona.
Esami di Stato 2026, CNDDU condivide il messaggio di Mons. Serafino Parisi, vescovo di Lamezia Terme: “La vera maturità è non smettere mai di cercare, conoscere e costruire umanità”
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