Scrivere una biografia significa sostituirsi a qualcuno. Romana Petri lo ha detto senza mezzi termini al pubblico della libreria Mondadori di Cosenza accorso ieri sera per la presentazione del suo romanzo “La ragazza di Savannah” (Mondadori), entrato nella Decina 2026 del Premio Sila: «Mi sono sostituita a lei. Sono diventata Flannery O’Connor. Ho preso il suo posto. Ho mangiato le sue torte di mele, le sue bistecche al sangue. Ho sentito i suoi dolori. Ho vissuto la morte del padre senza poterla raccontare a nessuno».
Alba Battista, membro del Comitato dei lettori del Premio Sila, ha dialogato con l’autrice sulla biografia di una scrittrice geniale e su come si entra nelle vite degli altri per tracciarne in maniera efficace il percorso personale e artistico.
Diventare l’altro
Come si racconta Jack London, Antoine de Saint-Exupéry, Flannery O’Connor senza ridurli a semplici figure storiche? Romana Petri lo ha spiegato: «Faccio di ogni personaggio un protagonista vero. Non ho mai usato questi autori come statue da celebrare. Li ho trattati esattamente come tratto tutti i personaggi dei miei romanzi. Alla fine ciò che conta è la vita che entra nella pagina e diventa letteratura». Petri ha parlato del desiderio triangolare di Stendhal, di quel meccanismo per cui non desideriamo un oggetto in sé: lo desideriamo perché appartiene a qualcun altro. «È quello che è accaduto a me scrivendo questo libro.
Mi sono imposta il silenzio. Ho imparato a camminare con le stampelle della sua sofferenza. Ho capito cosa significhi desiderare l’erotismo quando nessuno ti desidera».
Il genio femminile e “Greenleaf”
Solo dopo aver finito il libro, Romana Petri ha capito il motivo profondo per cui lo aveva scritto: «Sentivo il bisogno di legittimare, anche agli occhi delle donne, l’uso della parola genio. Per gli uomini la usiamo con facilità. Poi arriviamo alle donne e improvvisamente diventiamo prudenti. E invece Elsa Morante era un genio. E Flannery O’Connor era un genio. Senza esitazioni».
Ha parlato della scelta di O’Connor di eliminare Mary dal proprio nome prima di pubblicare il suo primo libro.
«Se potessi tornare indietro, probabilmente mi firmerei Romano Petri. Senza esitazioni. Essere donna, ancora oggi, può essere un inferno: comporta ostacoli, pregiudizi, sospetti continui». A un certo punto, la scrittrice ha preso in mano una raccolta di racconti di Flannery O’Connor e ha letto “Greenleaf”. La storia di una vecchia signora incornata da un toro. La sala è rimasta in silenzio. Le ultime righe del racconto hanno lasciato tutti senza parole. Alba Battista ha commentato: «Mamma mia. Impressionante». E Romana Petri ha risposto: «Ogni volta che la leggo resto travolta, quasi trafitta».
Il lavoro di Flannery O’Connor
Petri ha raccontato poi come lavorava O’Connor. Una donna che a 25 anni scopre di avere il lupus. Suo padre era sopravvissuto appena tre anni dopo la diagnosi.
«Pensa: se mi va bene, a trent’anni sono morta. Che cosa fa, dunque, una donna innamorata della scrittura davanti a una consapevolezza simile? Scriveva e rivedeva, scriveva e correggeva, scriveva e riscriveva senza tregua». Ha citato una frase di O’Connor al suo editore: «Questo libro è troppo buono per non essere migliore». L’editore capì con chi aveva a che fare e le concesse altro tempo. La serata si è chiusa con la lettura dell’ultima pagina del romanzo. La morte di Flannery O’Connor e il dolore di sua madre Regina. «Tuo padre sarebbe stato molto più bravo di me. Lui era capace di entrambe le cose – dice Regina alla figlia morente –. Mi chiedo per quanto tempo dovrò sopravviverti, figlia mia. E spero sia per poco». Regina visse fino a 94 anni. «Fu in quel momento, vedendo la terra portargliela via per sempre, che Regina cominciò a piangere», ha letto Romana Petri.
Una scrittrice generosa
La direttrice del Premio, Gemma Cestari, ha sottolineato quanto “La ragazza di Savannah” sia un libro perfetto per il Premio Sila: «Oltre a raccontare la vicenda di una donna eccezionale – ha affermato Cestari – ci mostra dall’interno la forza della vocazione letteraria, l’azione concreta e totalizzante della passione per la scrittura sulla vita di una persona». Alba Battista ha definito Romana Petri «una lettrice generosa, oltre che una grande scrittrice». E ha aggiunto: «Questo è davvero un invito alla lettura. Perché qui si può saccheggiare a piene mani una scrittura densissima, ricca, stratificata». La serata si è chiusa con un lungo applauso. Molti si sono avvicinati a Romana Petri per farsi firmare il libro. Altri sono rimasti seduti ancora qualche minuto, come a voler metabolizzare ciò che avevano ascoltato. “Greenleaf” e l’ultima pagina del romanzo hanno lasciato il segno di una letteratura che riesce ancora a emozionare.
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LA SCHEDA DEL LIBRO
Romana Petri – La ragazza di Savannah – Mondadori
Una ragazza americana di solidi principi, innamorata del padre, occhi blu scuro e lampi di tanto pensiero che li attraversano. Una ragazza che, quando esce di casa, si incanta davanti alle galline. Una ragazza che ha e non smette mai di avere Cristo come sublime interlocutore, e non è semplice il suo Dio. Quando arriva alla scrittura la riconosce dono divino. Quella ragazza è Flannery O’Connor, una delle più grandi autrici del Novecento. Entra nell’immaginazione di Romana Petri con i suoi umili e i suoi balordi, i suoi peccatori, la sua solitudine, lo splendore dei suoi pavoni e l’amore mai avuto. Pietosa sino all’empietà, intrisa d’una ironia che lascia stupefatti gli interlocutori, Mary Flan ritrova il padre nella stessa malattia, il Lupus, ma la combatte a colpi di incandescenti parole e senza mai lamentarsi. Si allontana dalla sua Georgia quando la chiamata della letteratura diventa forte come una investitura, una missione, ma questo sogno di libertà sarà infranto dalla malattia e dovrà tornare al ranch materno, da quella Regina che non capiva il suo genio ma l’ha assistita fino alla fine. Aveva un destino da signorina ben educata del Sud, e invece la ragazza di Savannah è diventata una scrittrice impavida (che a malapena si reggeva in piedi con le stampelle), ossessionata dalla frase perfetta e dal cibo come compensazione a una vita sentimentale negata, perché nessun uomo era disposto ad amare una storpia pur così vicina al Cielo. Romana Petri la tallona, la spia, ce la rovescia intera davanti e noi la assumiamo come un farmaco che ci salva, che ci impedisce nonostante tutto di avere paura.
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LA BIOGRAFIA DELL’AUTRICE
Romana Petri
Vive a Roma ed è una delle voci più autorevoli della narrativa italiana contemporanea. Scrittrice, traduttrice e critica letteraria, collabora con Io Donna e con il Corriere della Sera. Tra i suoi libri più noti “Le serenate del Ciclone” (Premio Super Mondello e Mondello Giovani), “Figlio del lupo” (Premio Comisso e Premio speciale Anna Maria Ortese-Rapallo), “Mostruosa maternità”, “Rubare la notte” – finalista al Premio Strega 2023 – e “Tutto su di noi” (2024). I suoi romanzi sono tradotti in numerosi Paesi.
