Un festival che non si limita a occupare spazi, ma li scardina, li riscrive. Che non si accontenta di andare in scena, ma invade il territorio, lo attraversa, lo interroga fino a farlo diventare drammaturgia. Nella XVIII edizione de “La scuola dei classici”, il confine tra teatro e realtà si dissolve. Mendicino non è più soltanto un borgo: è un palinsesto urbano e umano in cui teatro, paesaggio e comunità si fondono in un’unica narrazione. Promossa dalla compagnia Porta Cenere con la direzione artistica di Nat Filice e Mario Massaro, la rassegna – inaugurata l’11 maggio e in programma fino al 20 giugno 2026 – si conferma come una delle esperienze culturali più intense e strutturate degli ultimi anni in Calabria. Un progetto sostenuto dal patrocinio della Città di Mendicino e dal cofinanziamento della Regione Calabria – Dipartimento “La Calabria che incanta”, nell’ambito del Programma Operativo Complementare (POC) 2014-2020. Ma ridurre la Scuola dei Classici a una semplice rassegna teatrale sarebbe un errore di prospettiva. Qui il teatro non è contenuto: è metodo. È strumento di lettura del territorio. È dispositivo di attivazione collettiva.
Il cuore della kermesse è una scelta radicale: uscire dai teatri per entrare nel paesaggio. Le scene si moltiplicano tra Teatro Comunale, Ridotto, Palazzo Campagna, Anfiteatro Catalano e i percorsi naturalistici che abbracciano il centro storico. Mendicino diventa così una “macchina scenica diffusa”, dove ogni luogo è possibilità narrativa, ogni pietra è memoria che si riattiva. Il programma alterna spettacoli, formazione, incontri con autori e attività sceniche, con una forte attenzione al pubblico più giovane. L’impianto pedagogico non è accessorio, ma struttura portante: la partecipazione non è osservazione passiva, ma attivazione creativa. La kermesse offre anche giornate di esplorazione del territorio e le osservazioni astronomiche, insieme agli interventi di video mapping curati da Giampaolo Palumbo, che trasformano le architetture storiche in superfici vive, capaci di raccontare nuove stratificazioni visive. In questa visione, il paesaggio non è sfondo ma testo. E il borgo non è scenario, ma archivio dinamico di storie che si riscrivono continuamente.
Il 17 giugno 2026, il “Living lab per il patrimonio culturale” trasformerà il centro storico in un vero laboratorio esperienziale diffuso, dove il pubblico non sarà spettatore ma parte integrante del processo di valorizzazione. Il percorso prenderà avvio da Piazza Municipio alle 17.00, per poi svilupparsi tra visita e laboratorio al Museo della Seta e trekking urbano nel cuore del borgo. Un’esperienza che intreccia divulgazione, memoria produttiva e immersione sensoriale, a cura della guida ambientale escursionistica Francesco La Carbonara.
La dimensione artistica trova uno dei suoi vertici nella serata all’Anfiteatro Catalano. Alle ore 21, il teatro torna a farsi coscienza civile con “Il potere di un no”, interpretato da Paola Quattrini. La storia di Franca Viola, simbolo della rottura del matrimonio riparatore e del delitto d’onore, riemerge come ferita e conquista insieme. È la vicenda di una donna che, con un gesto di rifiuto, ha inciso una frattura nella cultura giuridica e sociale italiana, contribuendo all’abolizione di norme che per decenni avevano legittimato la violenza. Il suo “no” non è soltanto un atto individuale: è un passaggio storico che ancora oggi risuona come origine di un processo di emancipazione collettiva. A chiudere la giornata, alle 22.30, sarà il video mapping notturno: la luce tornerà a incidere le architetture come una scrittura effimera, trasformando ancora una volta il borgo in una superficie narrativa in continuo mutamento. È qui che la “Scuola dei Classici” rivela la sua natura più profonda: non un evento, ma un processo in divenire.
Il 20 giugno 2026, ci sarà il gran finale. Alle 18.00, al Teatro Comunale di Mendicino, “Il timone e il vento” porterà in scena uno Shakespeare intenso e contemporaneo, dove emozioni e conflitti diventeranno forze vive. Alle 21.00, all’Anfiteatro Catalano, Giorgio Colangeli darà voce a Dante in “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, accompagnato da Tommaso Cuneo: un Purgatorio poetico, tra parola e musica. Alle 22.30, il video mapping chiuderà il festival: le architetture si accenderanno un’ultima volta e poi si dissolveranno in luce. Il borgo si ferma, ma continuerà a risuonare.
