“Venerdì 31 Luglio si è tenuto il Consiglio comunale, chiamato ad approvare due fra gli atti più importanti dell’anno: le tariffe TARI 2026 e la salvaguardia degli equilibri di bilancio. Con il primo è stato stabilito quanto ogni famiglia e ogni attività economica di Bovalino pagherà per il servizio rifiuti, per oltre un milione e mezzo di euro. Con il secondo la maggioranza ha dichiarato che i conti del Comune sono in equilibrio, che non esistono debiti da riconoscere e che le somme accantonate sono capienti. Lo ha fatto sulla base di documenti che in più punti contraddicono proprio ciò che la maggioranza ha attestato.
Quello che abbiamo trovato, esaminando quegli atti, ha un nome ben preciso: disordine amministrativo. E non si tratta di un episodio isolato, ma di un metodo di lavoro che emerge con evidenza dalla documentazione esaminata. Fascicoli incompleti, prospetti obbligatori dichiarati allegati e mai allegati, calcoli che non tornano, tabelle applicate alla fascia demografica sbagliata, dati riferiti ad anni diversi da quello in esame, delibere che smentiscono i propri allegati e allegati che smentiscono le delibere. Documenti costruiti con il copia e incolla da annualità precedenti, mai riletti prima di essere trasmessi al Consiglio comunale.
Non stiamo parlando di scelte politiche opinabili, sulle quali è normale e fisiologico che maggioranza e opposizione la pensino diversamente. Stiamo parlando di documenti e di numeri che non quadrano, e che chiunque può verificare.
Gli atti ci sono stati trasmessi il pomeriggio di sabato 25 luglio (quando il Comune di norma è chiuso), per una seduta fissata nell’ultimo giorno utile: oltre sessanta pagine di prospetti tecnici da esaminare in soli cinque giorni, uno dei quali festivo. Li abbiamo letti e analizzati tutti comunque, uno per uno, perché è quello che un consigliere comunale deve fare prima di votare. Ed è emerso un quadro desolante di errori, incongruenze e carenze nella predisposizione degli atti.
Ed è qui che nasce la domanda che consegniamo ai cittadini: com’è possibile che nessuno, prima di noi, se ne sia accorto?
Perché quei documenti, prima di arrivare sui nostri banchi, hanno percorso una strada precisa. Qualcuno li ha scritti, intitolando la verifica dei conti 2026 all’esercizio 2025 e citando un bilancio approvato il 18 dicembre 2026, cioè in una data che deve ancora arrivare. Qualcuno ha risposto a quella richiesta, e due responsabili di servizio su cinque hanno certificato l’anno sbagliato, ricopiandolo diligentemente dall’oggetto che avevano davanti. Qualcuno ha istruito il fascicolo. Qualcuno lo ha controllato: l’organo di revisione, che per legge è il controllore indipendente dei conti, ha riprodotto gli stessi identici errori del documento che avrebbe dovuto verificare. Qualcuno ha allegato tutto alla proposta di deliberazione. Qualcuno lo ha protocollato e trasmesso, un sabato pomeriggio, con i termini in scadenza. E qualcuno, infine, lo ha portato in aula e lo ha illustrato al Consiglio.
Una lunga sequenza di passaggi amministrativi e di controllo. Altrettante occasioni per fermarsi e rilevare che qualcosa non tornava. Noi abbiamo avuto solo cinque giorni, uno dei quali festivo. Chi aveva la responsabilità di predisporre, istruire e controllare quegli atti disponeva da tempo degli uffici, dei programmi gestionali e di un organo di revisione retribuito proprio per esercitare il controllo. Come è possibile che nessuno abbia riscontrato gli evidenti errori negli atti allegati?
È la domanda che poniamo anche a chi quegli atti li ha presentati all’aula. L’assessore Dattilo ha relazionato su entrambi i punti. Ci chiediamo, sinceramente, come sia stato possibile illustrare al Consiglio comunale quelle proposte senza accorgersi di quanto a noi è emerso con evidenza già dalla prima lettura della documentazione.
Veniamo ai fatti, e cominciamo dalle tariffe TARI.
La delibera, al punto 1, stabilisce che l’importo da ripartire fra i contribuenti è di 1.536.278 euro, già detratto un contributo di 8.328 euro che spetta al Comune per il servizio reso alle istituzioni scolastiche. Al punto 2, poche righe più sotto, approva tariffe calcolate su 1.544.606 euro. La detrazione, quindi, non viene mai applicata. Le tariffe risultano pertanto costruite su un importo superiore di 8.328 euro rispetto alla somma che la stessa delibera individua come effettivamente soggetta ad articolazione tariffaria, cui si aggiunge il relativo tributo provinciale.
I coefficienti utilizzati per calcolare le tariffe sono poi quelli che la legge riserva ai Comuni fino a 5.000 abitanti. Bovalino ne ha 8.743, come scritto nella relazione comunale a pagina 3, tre pagine prima di applicare la tabella sbagliata. Lo abbiamo verificato semplicemente confrontando la tabella citata. L’utilizzo di quei coefficienti produce un effetto redistributivo potenzialmente sfavorevole alle famiglie più numerose, in direzione opposta alla finalità indicata dal metodo normativo.
C’è di più: dal confronto fra i coefficienti esposti nella relazione e le tariffe finali non emerge, in diversi casi, una corrispondenza matematica
verificabile. Anche su questo punto manca il prospetto di calcolo che avrebbe consentito al Consiglio di ricostruire il procedimento seguito. Ci sono poi attività commerciali che compaiono in due categorie diverse, con due tariffe diverse, con la conseguenza che alla medesima tipologia di attività risultano associate due tariffe differenti, senza che sia indicato alcun criterio per stabilire quale debba essere applicata.
Sul bilancio il quadro non migliora. Il rendiconto 2025 è stato approvato dal Consiglio l’11 maggio 2026, ma tre documenti allegati alla delibera lo datano all’11 maggio 2025: secondo tre atti ufficiali allegati alla delibera di salvaguardia degli equilibri di bilancio, dunque, il Comune avrebbe chiuso i conti di un anno quando a quell’anno mancavano ancora otto mesi. Fra questi vi è anche il parere dell’organo di revisione, che riproduce la medesima data errata contenuta nei documenti sottoposti al suo controllo: il controllore, invece di rilevare l’errore, finisce così per replicarlo.
Lo stesso parere attesta inoltre che il denaro in cassa al 16 luglio 2026 ammonta a 3.043.455,13 euro, importo identico al centesimo a quello del 31 dicembre precedente. Dopo sei mesi e mezzo di incassi e pagamenti, un saldo invariato fino all’ultimo centesimo sarebbe un piccolo miracolo contabile. La spiegazione, in realtà, la fornisce lui stesso una pagina dopo, dando atto che la verifica di cassa non è stata effettuata. Nonostante ciò, il Consiglio ha comunque attestato il permanere degli equilibri, compreso quello di cassa.
Ma vi è di più. Tre responsabili di servizio su cinque hanno chiesto variazioni di bilancio, uno dei quali quantificandole voce per voce in 18.500 euro. La delibera afferma che non ne servono; la relazione afferma che sono «analiticamente riportate nei prospetti allegati» e due righe più sotto che non ne servivano, mentre il revisore approva «la variazione di bilancio proposta». Quattro affermazioni che non possono essere vere insieme. E nel fascicolo non esiste alcun prospetto di variazione: un assestamento generale di bilancio senza il prospetto dell’assestamento.
In una delle relazioni dei responsabili delle unità operative comunali viene poi segnalata per iscritto l’esistenza di debiti fuori bilancio derivanti da sentenze, già in corso di riconoscimento. La delibera afferma invece che nessuno ha segnalato la presenza di debiti fuori bilancio. Lo stesso ufficio segnala poi una trattativa con Poste Italiane su fatture non pagate degli anni 2021 e 2022, oggi affidate a una società di recupero crediti: negli atti approvati non compare né l’importo né un accantonamento. È lo schema che Bovalino ha già pagato con questa Amministrazione, con le forniture di energia elettrica — capitoli sottostimati per anni, fatture accumulate senza copertura — e quel conto, emerso successivamente nella sua effettiva consistenza, ha raggiunto importi milionari, aggravati anche dagli interessi di mora, che rappresentano un costo improduttivo per l’Ente e possono integrare un danno erariale quando siano conseguenza di ritardi ingiustificati o di condotte gravemente negligenti. Un debito che nessuno quantifica non è un debito che non esiste: è un debito che qualcun altro pagherà, più tardi e con gli interessi.
Nel dispositivo della delibera, cioè nell’unica parte che produce effetti giuridici, si legge testualmente che dalle verifiche sugli organismi partecipati «sono non sono emerse situazioni di criticità». È il modello standard con le due alternative, e nessuno ha scelto quale fosse quella vera. Una formulazione che ha il pregio di essere sempre esatta, qualunque cosa accada, e il difetto di non dire assolutamente nulla nel punto in cui bisognava certificare qualcosa.
Su tutto questo avevamo preparato una relazione tecnica dettagliata, costruita riscontro per riscontro, con l’indicazione del documento e della pagina di ogni singolo rilievo. Non siamo però riusciti a illustrarla: il Presidente del Consiglio Musitano ci ha tolto la parola, “per ragioni di tempo”, e ha chiuso i nostri interventi per due volte, su entrambi i punti, e in entrambi i casi proprio mentre stavamo arrivando ai passaggi che qui abbiamo riassunto.
I tempi degli interventi sono stabiliti dal regolamento e devono essere rispettati. Ma chi presiede dispone di margini di deroga, e ci sono momenti in cui usarli non è una concessione all’opposizione: è ciò che permette all’assemblea di votare sapendo su cosa vota. Si è scelto invece di interrompere gli interventi, anteponendo il rigore formale dei tempi alla piena conoscenza dei fatti. Ed è questo l’aspetto istituzionalmente più grave. Entrambi gli atti sono stati approvati con i soli voti della maggioranza, identici a come erano arrivati, senza alcuna correzione.
Dalla maggioranza, nel merito, non è arrivato nulla. Non una spiegazione sugli errori denunciati, non una parola sulle tabelle sbagliate, non una risposta alla domanda più semplice di tutte: possibile che nessuno abbia letto quegli atti prima di noi?
Chiederemo ora accesso ai documenti mai trasmessi ai consiglieri, a partire dal prospetto di calcolo delle tariffe e dai prospetti di variazione dichiarati allegati e inesistenti. Sottoporremo le divergenze riscontrate agli organismi competenti, a partire dall’Autorità di regolazione per i profili rientranti nelle sue attribuzioni. Se le verifiche confermeranno l’applicazione di somme non dovute, metteremo i cittadini nelle condizioni di conoscere e utilizzare gli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento.
I bovalinesi saranno chiamati a pagare un tributo determinato sulla base di atti e calcoli che, dal confronto tra i documenti approvati, risultano non coerenti. La maggioranza non ha fornito alcuna spiegazione in merito, ma i cittadini hanno il diritto di conoscere come sono state determinate le somme poste a loro carico. Attendiamo ora di sapere quale sarà la posizione dell’Amministrazione qualora i rilievi da noi documentati trovino ulteriore conferma nelle verifiche che saranno effettuate, soprattutto con riferimento alle tariffe TARI. Perché, se dovessero emergere errori nella loro determinazione, il problema non sarà più spiegare ciò che è accaduto in Consiglio comunale, ma stabilire come l’Amministrazione intenda rimediare e tutelare i cittadini”.
E’ quanto si legge in una nota del Gruppo Consiliare SiAmo Bovalino, composto dai consiglieri comunali Bruno Squillaci, Giovanni Giorgi, Teresa Parisi.
