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Roberto Andò e “Il coccodrillo di Palermo” al Premio Sila

Linee di congiunzione. Sono affascinanti, poetiche, immaginifiche. E appartengono ad alcuni autori per cui scrivere un romanzo somiglia a girare un film che esiste solo sulla pagina. Hanno imparato a vedere le storie prima di scriverle, a sentirle respirare, a guardarle muoversi come se già appartenessero a qualcun altro. Roberto Andò viene da quelle linee. Apparentemente lontane eppure così vicine. Ha fatto cinema, ha fatto teatro, poi è tornato alla letteratura portandosi dietro tutto quello che aveva imparato altrove. Domani, venerdì 15 maggio, alle 18, la libreria Feltrinelli di Cosenza lo accoglie per la presentazione di “Il coccodrillo di Palermo” (La nave di Teseo), romanzo che fa parte della Decina 2026 del Premio Sila. E a dialogare con lui, Enzo Paolini, presidente della Fondazione Premio Sila.

La memoria e le ombre del padre
Il libro racconta del ritorno di Rodolfo Anzo a Palermo dopo dieci anni. Nella casa dei genitori defunti trova sei bobine di intercettazioni telefoniche che il padre poliziotto aveva conservato illegalmente. E un messaggio: restituirle alle persone intercettate.
Inizia così un’indagine tra le ombre della memoria del padre. Una Palermo stregata, dai contorni sinistri e surreali. Roberto Andò accompagna il lettore tra le strade e gli incontri di una città fascinosa e malata, sospesa tra il peso della colpa e il desiderio di redenzione. Il titolo rimanda a una leggenda palermitana. Nel quartiere del Papireto, secondo la tradizione, viveva un coccodrillo arrivato dalla Sicilia attraverso un canale egizio. La leggenda diventa paradigma del rapporto tra verità e menzogna, tra finzione e realtà. Roberto Alajmo ha proposto il romanzo al Premio Strega 2025: «Palermo non è una città dove l’eroismo si risolve nella semplice alternativa fra partire e restare. È una città metaforica in cui l’eroismo consiste nel tornare».

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LA SCHEDA DEL LIBRO
Roberto Andò – Il coccodrillo di Palermo – La nave di Teseo
Rodolfo Anzo è un regista di documentari che abita a Roma. Da più di dieci anni non torna nella sua città natia, Palermo, con cui ha un rapporto conflittuale tanto che sarebbe felice di non farvi più ritorno. Improvvisamente, è costretto a cambiare i suoi piani: la vicina di casa dei genitori, ormai defunti, lo avverte che qualcuno si è introdotto nell’abitazione, dileguandosi senza trafugare alcun oggetto di valore. Sembrerebbe un furto andato a vuoto, in casa Rodolfo si imbatte in sei bobine di intercettazioni telefoniche che il padre poliziotto aveva illegalmente conservato, insieme a un messaggio in cui si chiede di restituirle alle persone intercettate. L’uomo decide di mettersi alla ricerca dei misteriosi intercettati, non sa fin dove questo incarico lo porterà: con la complicità di una Palermo stregata, dai contorni sinistri e surreali, Rodolfo affronterà la verità tra le ombre della memoria di suo padre. Seguendo l’indagine di un figlio sui misteri di un padre, Roberto Andò ci accompagna tra le strade e gli incontri di una città fascinosa e malata, sospesa tra il peso della colpa e il desiderio di redenzione e giustizia. Un labirinto magico di voci e volti che emergono da un passato ambiguo e reticente.

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LA BIOGRAFIA DELL’AUTORE
Roberto Andò
Nato a Palermo nel 1959, è regista di teatro di prosa, lirica e cinema. Tra i suoi film, premiati con importanti riconoscimenti, ricordiamo “Sotto falso nome” con Daniel Auteuil, “Le confessioni” con Toni Servillo e Pierfrancesco Favino, “Una storia senza nome” con Micaela Ramazzotti e Laura Morante, “La stranezza” con Toni Servillo, Salvo Ficarra e Valentino Picone. Dal suo romanzo “Il trono vuoto”, vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2012, ha tratto il film “Viva la libertà” con Toni Servillo e Valerio Mastrandrea. Il suo ultimo film è “L’abbaglio”. “Il coccodrillo di Palermo” ha già vinto il Premio Elsa Morante per la Narrativa 2025.

 

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