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A-46, CNDDU: “Docenti fuori sede e cattedre che scompaiono: il paradosso di un Mezzogiorno che chiede ai suoi cittadini di tornare, mentre la scuola impedisce a molti insegnanti di farlo”

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama l’attenzione sulla situazione della classe di concorso A-46 – Scienze giuridico-economiche, interessata da una progressiva riduzione delle disponibilità che sta producendo conseguenze particolarmente rilevanti sulla mobilità dei docenti di ruolo fuori sede.
Negli ultimi anni alla contrazione delle ore attribuite agli insegnamenti giuridici ed economici si è aggiunta la riduzione, o comunque una diversa utilizzazione, delle ore di potenziamento. Il progressivo restringimento del monte ore incide inevitabilmente sulla costituzione delle cattedre e, di conseguenza, sulle disponibilità utilizzabili nelle operazioni di trasferimento e assegnazione provvisoria, con effetti particolarmente evidenti nelle province del Mezzogiorno.
La determinazione degli organici deve certamente avvenire nel rispetto delle consistenze assegnate, dei parametri previsti dalla normativa e delle esigenze organizzative delle istituzioni scolastiche. Proprio per questo appare necessario comprendere se la situazione della A-46 sia riconducibile esclusivamente alla fisiologica evoluzione dell’offerta formativa oppure se, nel corso degli anni, si sia determinata una criticità strutturale derivante dalla progressiva riduzione delle ore curricolari e di potenziamento.
A tale quadro si aggiungono segnalazioni relative a ore richieste dalle istituzioni scolastiche e non riconosciute in sede di definizione dell’organico, nonché alla mancata autorizzazione di alcune classi nei percorsi del Liceo del Made in Italy. Si tratta di elementi che, senza anticipare valutazioni sulle singole determinazioni amministrative, rendono opportuna una verifica dei criteri applicati e della corrispondenza tra fabbisogni rappresentati dalle scuole, dotazioni autorizzate ed effetti prodotti sulla consistenza della classe A-46.
La questione assume particolare rilievo per i docenti che prestano servizio da molti anni lontano dalla propria regione di residenza. Le segnalazioni pervenute al Coordinamento descrivono anche situazioni nelle quali la permanenza fuori sede ha raggiunto o superato il decennio, coinvolgendo docenti ormai ultrasessantenni e lavoratori che nel corso del tempo hanno dovuto affrontare sopravvenute esigenze familiari e di assistenza.
Quando una condizione di lontananza si protrae per un periodo così esteso, la difficoltà di rientro non può essere considerata esclusivamente come una vicenda individuale connessa alle ordinarie dinamiche della mobilità. Diventa necessario verificare se la persistente scarsità delle disponibilità territoriali abbia determinato, per la A-46, una situazione di particolare rigidità rispetto ad altre classi di concorso.
Il CNDDU non chiede deroghe generalizzate alle regole della mobilità, né la creazione artificiosa di posti o interventi che possano determinare effetti negativi su altre classi di concorso. Ritiene invece necessario preservare, nei limiti consentiti dalla normativa vigente, le disponibilità esistenti e valutare con particolare attenzione ogni ulteriore contrazione delle ore, delle cattedre e del potenziamento destinati alle discipline giuridico-economiche.
Il problema presenta inoltre una significativa dimensione economica e territoriale. Le Regioni del Mezzogiorno stanno sviluppando politiche rivolte al contrasto dello spopolamento, alla permanenza delle professionalità e al rientro del capitale umano. In tale contesto appare contraddittorio che personale già stabilmente occupato nella pubblica amministrazione e disponibile a rientrare nel territorio di provenienza possa continuare a lavorare per oltre dieci anni in altre regioni per la persistente assenza di posti nella classe di concorso di appartenenza.
Il rientro stabile dei lavoratori e dei rispettivi nuclei familiari produce, infatti, effetti che vanno oltre la dimensione personale: favorisce la permanenza del reddito e dei consumi sul territorio, restituisce competenze professionali alle comunità di provenienza e contribuisce, nel proprio ambito, alla stabilità demografica ed economica delle aree interessate. Per tale ragione sarebbe auspicabile che anche i Presidenti delle Regioni meridionali considerassero la condizione del personale scolastico fuori sede nel più ampio confronto istituzionale sulle politiche di contrasto allo spopolamento.
Alla luce di tali considerazioni, il CNDDU si rivolge al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, chiedendo una ricognizione nazionale sulla classe di concorso A-46 che consenta di verificare, su dati ufficiali e comparabili, l’evoluzione delle cattedre, del monte ore curricolare e di potenziamento e delle disponibilità effettivamente destinate alla mobilità, anche in rapporto ai fabbisogni rappresentati dalle istituzioni scolastiche.
Qualora tale ricognizione evidenziasse una criticità strutturale, sarebbe opportuno valutare interventi compatibili con il quadro normativo e con gli equilibri complessivi degli organici, affinché la razionale gestione delle risorse possa essere contemperata con le legittime aspettative di mobilità di personale che, in numerosi casi, presta servizio lontano dalla propria famiglia da molti anni.
Dopo oltre un decennio di permanenza fuori sede, la difficoltà di rientro non rappresenta più soltanto un problema di mobilità individuale, ma pone una questione di programmazione degli organici, sostenibilità familiare ed equilibrio territoriale che merita un’attenta valutazione istituzionale.

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