Duçi Contemporanea, in collaborazione con il Comune di Monasterace, presenta DERIVARE. Ciò che resta cambia forma, mostra di Elisabetta Cameli e Chiara Scolastica Mosciatti, ospitata presso il Centro di Aggregazione Giovanile Rocco Lombardo di Monasterace.
Inaugurazione
Mercoledì 17 giugno 2026, ore 18.15
Esposizione
17 giugno – 4 luglio 2026
Orari di apertura
Dal mercoledì alla domenica
17.00 – 20.00
La parola derivare, nella sua duplice possibilità di indicare sia un allontanamento dalla rotta sia un’origine, racconta sempre un movimento: il passaggio da uno stato a un altro, da una forma a quella successiva.
La mostra nasce dall’incontro tra le ricerche di Elisabetta Cameli e Chiara Scolastica Mosciatti, accomunate da un interesse per quella zona in cui il disorientamento anticipa configurazioni inattese. Sebbene la forma appaia visibilmente in transizione, il tempo lentissimo in cui si sviluppa conferisce alle opere sembianze contraddittorie e tuttavia compiute.
Le sculture di Cameli richiamano membrane, involucri e corpi vulnerabili, realizzati con materiali che sembrano sottrarsi al peso pur rimanendo inevitabilmente soggetti alla gravità. I dipinti di Mosciatti evocano forme biomorfiche, paesaggi metafisici e oggetti del quotidiano restituiti attraverso processi di deformazione e metamorfosi. In un sentire controllato, magmatico e fluttuante, i lavori delle due artiste convivono e si rispecchiano, componendo un paesaggio di forme in transito. Presenze che affiorano e si dissolvono, che sembrano appartenere simultaneamente al biologico, al geologico e al simbolico. Un ecosistema in cui la permanenza non coincide con la fissità e in cui ciò che resta, spesso, cambia forma.
Accogliendo l’invito del Comune di Monasterace a realizzare la mostra durante il periodo delle celebrazioni della Madonna di Portosalvo, il progetto ha trovato una risonanza inattesa con alcuni dei temi che attraversano le ricerche delle due artiste. Da questo contesto nasce una riflessione sulla continuità e sulle sue forme, sul modo in cui ciò che sembra destinato a scomparire persiste e su come ciò che appare nuovo sia forse qualcosa che non riconosciamo più. Da questo dialogo emerge una domanda che attraversa l’intera esposizione: che cosa continua quando una forma scompare?
In un tempo in cui il discorso pubblico è spesso attraversato da narrazioni di crisi, perdita e scomparsa, la mostra Derivare propone di osservare la continuità da una prospettiva diversa. Non come conservazione immutabile di ciò che è stato, ma come capacità delle forme di cedere, mutare o persino estinguersi senza che la loro influenza venga mai meno.
