Dopo un anno di interventi di manutenzione strutturale, il Santuario della Madonna di Polsi ha riaperto le proprie porte ai pellegrini. La ripresa delle celebrazioni è stata segnata da un pellegrinaggio guidato dall’arcivescovo della diocesi di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, che insieme a numerosi fedeli ha raggiunto il luogo di culto percorrendo a piedi gli antichi sentieri dell’Aspromonte.
L’accesso al Santuario è stato infatti reso necessario dall’interruzione della strada carrozzabile “Casello di Cano-Polsi”, danneggiata da diverse frane. I partecipanti hanno affrontato un cammino di circa quattro ore partendo da San Luca, attraversando il greto della fiumara Bonamico e costeggiando località come San Gianni e Case Stranges, in uno scenario dominato dai monoliti di Pietra Cappa, Pietra Castello, Pietra Lunga e Rocca di San Pietro.
Una volta raggiunto il Santuario, l’arcivescovo ha presieduto un momento di preghiera, sottolineando il significato della riapertura.
«La riapertura del Santuario di Polsi rappresenta un momento di grande valore ecclesiale e comunitario, un luogo che appartiene alla memoria spirituale della Calabria e che oggi, grazie agli interventi eseguiti, può accogliere in sicurezza quanti cercano consolazione, preghiera e speranza», ha affermato monsignor Oliva.
Il presule ha poi evidenziato il valore simbolico del pellegrinaggio condiviso con i fedeli. «Il cammino compiuto insieme ai pellegrini testimonia che Polsi è, e rimane, una casa aperta», ha aggiunto.
Immerso nel cuore dell’Aspromonte, il Santuario della Madonna di Polsi rappresenta uno dei principali luoghi di pellegrinaggio della Calabria. Ogni anno, in occasione della prima domenica di settembre, migliaia di fedeli vi si recano per partecipare alle celebrazioni dedicate alla Madonna della Montagna.
Nel corso degli anni il Santuario è stato anche al centro delle cronache giudiziarie, poiché le indagini delle autorità hanno documentato come, in passato, esponenti della ‘ndrangheta sfruttassero la ricorrenza religiosa per riunirsi e affrontare questioni interne all’organizzazione criminale. Un capitolo che resta distinto dalla funzione religiosa e spirituale che il luogo continua a rappresentare per la comunità dei credenti.
