Il dolore e la rabbia. Forse ancor più che nel 2024, il secondo anniversario della strage di Cutro – il naufragio del caicco “Summer love” carico di migranti che provocò la morte di 94 persone, 35 delle quali minorenni, oltre ad una decina di dispersi – ha riacutizzato una ferita che ancora sanguina, aumentando lo sconcerto dei familiari delle vittime. La disperazione che ancora si coglie a piene mani per quanto è accaduto due anni fa era stampata sui volti di quanti hanno partecipato alla veglia di preghiera organizzata alle 4 di stamattina, in coincidenza con l’ora in cui si verificò la strage, dalla testata web “Crotonenews”. Tra le tante persone presenti c’era la segretaria del Pd Elly Schlein, accompagnata da alcuni parlamentari e dirigenti calabresi del partito. E così la polemica mai sopita sulle mancate risposte ai perché del naufragio ha riassunto toni accesi. “C’è una domanda politica – ha detto la segretaria dem – che per le vittime di questa vicenda e per i loro familiari aspetta ancora una risposta: perché non sono stati mandati i soccorsi? Perché non sono partiti mezzi adeguati per soccorrere l’imbarcazione sulla quale viaggiavano i migranti? E perché non si è mossa, come avrebbe dovuto, la Guardia costiera? Noi continueremo ad insistere per ottenere verità e giustizia”. Una ferma presa di posizione é arrivata anche da monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Ionio e vicepresidente della Cei, presente anche lui alla veglia, che ha chiesto scusa con toni accorati ai familiari delle vittime. “Ho la certezza – ha detto – che la storia non ci sta insegnando nulla. Stiamo riportando le lancette della storia ai tempi più bui. Quando oggi sento parlare di deportazione, quando vedo le immagini di fratelli e sorelle in catene, mi chiedo: dove siamo arrivati? Non ci ha insegnato nulla la banalità del male?”. L’ammiraglio in congedo Vittorio Alessandro, ex portavoce del Comando generale delle Capitanerie di porto, si è detto convinto che “la tragedia di Cutro non è stata un incidente, ma l’esito della sovrapposizione di norme becere su un impianto di regole del soccorso che è straordinario. Alcuni eventi diventano inevitabili quando si mettono in moto meccanismi pericolosi”. Un altro grido disperato è venuto da Farzaneh Maleki, una giovane siriana che vive in Germania e che nel naufragio ha perso alcuni familiari tra cui anche Asif, un neonato che è stata la vittima più piccola. “Chiedo alla Presidente Meloni – ha detto Maleki – di mantenere la promessa che ci ha fatto all’indomani della tragedia, consentendo ai superstiti e ai parenti delle vittime di ricongiungersi con i loro familiari che risiedono in Europa. La preghiera che rivolgo inoltre ai governanti italiani è di non trattare i migranti con superficialità. Siamo tutti esseri umani”.
La strage di Cutro. ‘Mancate risposte e norme becere’
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