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Reggio, ‘Un Mondo di Mondi’ al sindaco Cannizzaro: “Superare il ghetto di Arghillà Nord”

“Per affrontare e risolvere veramente un problema sociale complesso, come quello del ghetto di Arghillà nord, è indispensabile studiarlo bene con le fonti scientifiche, per acquisire la conoscenza necessaria e l’ analisi corretta . La corretta conoscenza di Arghillà nord si può ottenere attingendo al filone specifico degli Studi di Sociologia Urbana, avviati negli anni Ottanta, dal titolo “neighborhood effect” ( effetto vicinato) e parallelamente ricostruendo la storia degli ultimi 36 anni di Arghillà nord.

Arghillà rappresenta un esempio locale di quella che i Sociologi urbani da decenni definiscono la “patologia” della politica degli alloggi popolari, determinata dalla concentrazione in un luogo di un gran numero di alloggi popolari e quindi di famiglie con reddito basso. Esempi di quartieri dove si è realizzato un concentramento di alloggi e quindi di tanti redditi bassi , purtroppo, ce ne sono in tutte le città d’ Italia ( Zen a Palermo, Librino a Catania, Tor Bella Monica e Corviale a Roma, Pioltello a Milano , Caruggi a Genova, Pilasto a Bologna ecc….) e del mondo. La sociologia urbana da circa 40 anni ha spiegato, attraverso numerose ricerche scientifiche denominate “neighborhood effect”, che la concentrazione elevata oltre il 40%, in un quartiere di famiglie con reddito di povertà e con storie di emarginazione genera un territorio strutturalmente di esclusione sociale che i Sociologi definiscono ghetto (Wilson, W. J. (1987) (1993) ( 1997) ; Sampson (1995) (2003), (2006), (2012); Pugliese Enrico ( 1999) ; Enrica Morlicchio (2004) ). Il quartiere ghetto a causa di questa concentrazione di famiglie socialmente fragili è caratterizzato da un capitale sociale tanto deprivato che le persone che vi abitano subiscono una forte emarginazione in quanto saranno impossibilitate ad attingere alle risorse che offre la città ed inoltre non riescono ad esercitare le azioni collettive necessarie per garantire una normale vita sociale nel quartiere e questo determina una forte condizione di degrado e di devianza . Difatti per la Sociologia urbana il funzionamento normale di un quartiere urbano dipende prima di tutto dalla qualità del capitale sociale degli abitanti del quartiere. Perché i servizi pubblici, gli interventi delle Forze dell’Ordine e le iniziative di rigenerazione urbana degli enti del Terzo Settore producono solo effetti temporanei perché non possono sostituire il capitale sociale degli abitanti, né riescono a implementarlo a causa della concentrazione di famiglie fragili esistente.

La Scienza Sociologica dice chiaramente che i quartieri ghetto come Arghillà nord con una concentrazione di oltre il 40% di famiglie con una storia di emarginazione non sono rigenerabili in alcun modo .

L’unica soluzione vera indicata dalla Sociologia e dall’esperienza sul campo per superare il ghetto è quella di agire direttamente sulla causa che l’ha generato , che è la concentrazione di famiglie a reddito basso, con l’equa dislocazione abitativa delle famiglie in diversi quartieri della città attraverso l’assegnazione di alloggi popolari e la destinazione degli alloggi del ghetto ad uso non residenziale . In questo modo le famiglie passerebbero da una situazione di concentrazione con capitale sociale negativo e quindi di esclusione sociale ad una situazione di mixitè sociale con capitale sociale positivo che li porterà dentro un naturale percorso di inclusione sociale.

La storia del quartiere ghetto di Arghillà nord dai primi anni Novanta del secolo scorso fino ad oggi è del tutto coerente con l’analisi della Sociologia Urbana . Difatti la storia del ghetto si sviluppa con la realizzazione di un alto concentramento di alloggi popolari in un luogo isolato, con le assegnazioni avvenute dagli anni Novanta fino al 2010 , le quali hanno prodotto il concentramento di tantissime famglie a reddito basso e con una storia sociale difficile. Nei 20 anni in cui sono state effettuate le assegnazioni degli alloggi moltissimi assegnatari regolari hanno rifiutato l’alloggio ad Arghillà avendo percepito la situazione di ghettizzazione che li aspettava . Ma il Comune e l’Aterp non hanno ascoltato la voce degli assegnatari che rifiutavano l’assegnazione e quindi gli alloggi non abitati dagli assegnatari sono stati occupati da famiglie più povere non assegnatarie. Questo aspetto, come avviene nei ghetti urbani, ha incrementato il concentramento di famiglie povere . Il rifiuto dell’alloggio ad Arghillà pur essendo rimasto inascoltato è diventato tanto forte che dal 2010 fino ad oggi il Comune non ha potuto più assegnare nessun alloggio nel ghetto. A completare il quadro storico c’è un altro aspetto fondamentale che è quello dei progetti di rigenerazione urbana che sono stati realizzati negli ultimi 27 anni dal Comune e dal Terzo Settore . Questi Enti non seguendo l’analisi scientifica della Sociologia urbana hanno invece creduto e continuano ancora oggi a credere che il ghetto di Arghillà possa essere “rigenerato” implementando i servizi del territorio. Ma i progetti realizzati negli ultimi 27 anni, spendendo molte decine di milioni di euro, non hanno portato alcun miglioramento al ghetto di Arghillà .

Tutti gli aspetti della Storia del ghetto confermano perfettamente l’analisi della Sociologia urbana compresa la soluzione dell’equa dislocazione abitativa in altri quartieri della città.

Da considerare che il Comune di Reggio Calabria ha una buona esperienza di equa dislocazione abitativa realizzata fino all’anno scorso con le famiglie dell’ex Polveriera.

Il programma di equa dislocazione abitativa per le famiglie di Arghillà nord è quindi assolutamente realizzabile e sostenibile con l’acquisto di alloggi nei diversi quartieri della città utilizzando diversi finanziamenti. Costerebbe assai meno del mantenimento del ghetto con altri progetti di rigenerazione urbana ed inoltre risolverebbe il problema definitivamente.

Pertanto chiediamo al Sindaco Cannizzaro di prendere in considerazione questa analisi e di voler avviare con questa Associazione un confronto diretto sul tema”.

Così Giacomo Marino di “Un Mondo Di Mondi”.

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