La pronuncia dell’Ufficio centrale regionale per il Referendum ristabilisce la legalità costituzionale e assesta un colpo definitivo a un’operazione istituzionalmente imbarazzante.
È necessario, tuttavia, ripristinare l’ordine cronologico e la verità dei fatti, a beneficio di chi oggi cerca tardiva visibilità mediatica.
Questa battaglia di civiltà non nasce nelle aule del Consiglio né nelle conferenze stampa della politica dell’immagine. Nasce il 30 marzo 2026, data in cui è stata formalmente depositata al protocollo generale della Regione Calabria l’istanza di questo Comitato (Prot. N. 0008974 del 30/03/2026), che ha ritenuto doveroso attivare le procedure referendarie contro l’istituzione dei sottosegretari. Dinanzi al prolungato e reticente silenzio del Presidente Occhiuto e della sua maggioranza, sempre il Comitato, in perfetta solitudine, ha dovuto ricorrere al TAR per cercare di fermare il colpo di mano burocratico, proponendo ben due ricorsi contrassegnati dai numeri 785/2026 e 815/2026 contro il poltronificio. Lo abbiamo fatto mentre le opposizioni consiliari si limitavano a teorizzare bizzarre e improponibili leggi ad iniziativa popolare, dimostrando una singolare confusione sugli strumenti di garanzia democratica.
Il dato che emerge oggi è inscalfibile. Mentre la sanità calabrese versa in uno stato di sfacelo quotidiano, privando i cittadini dei diritti minimi alla cura, l’unica urgenza per questo Consiglio Regionale è stata la moltiplicazione delle poltrone e dei costi della politica. Un paradosso intollerabile.
Accogliamo con favore il fatto che oggi le minoranze si siano infine adeguate alla linea tracciata dal Comitato, utilizzando i numeri consiliari per investire l’Ufficio centrale presso la Corte d’Appello della questione. Ma sia chiaro: i diritti dei calabresi si difendono con il rigore degli atti giudiziari, non con i selfie di rito. La democrazia partecipativa non è un palcoscenico per la propaganda, ma un argine insuperabile contro la miseria dei privilegi di Palazzo. Ora la Giunta si adegui, senza ulteriori e inutili resistenze, altrimenti sarà la magistratura a travolgerla.
Referendum sottosegretari, il Comitato promotore: “La Corte d’Appello ristabilisce la legalità. Fermato il colpo di mano sulle poltrone”
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