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Novecento, il mare e la “prima elementare” del teatro: a Pellaro il viaggio che unisce generazioni

Il teatro come un mare da attraversare insieme, dove ogni età trova la propria voce. Alla Lega Navale Italiana, sul lungomare di Pellaro, ieri, 23 maggio, lo spettacolo “Novecento. Il terzo gradino” ha trasformato la scena in un viaggio condiviso tra bambini, ragazzi e adulti, uniti dalla stessa rotta artistica.

Lo spettacolo, ispirato al celebre monologo teatrale “Novecento” di Alessandro Baricco, ha rappresentato il momento conclusivo del percorso formativo 2025/2026 degli allievi della Scuola di Formazione in Canto, Teatro e Arti Sceniche diretta da Caterina Verduci e Vincenzo Mercurio. 

In scena, recitazione, canto, musica e movimento scenico si sono intrecciati in una narrazione evocativa costruita attorno al simbolo del “terzo gradino”: quel confine sottile tra ciò che conosciamo e l’immensità dell’ignoto.

 

Il “terzo gradino” come metafora della crescita

Nel racconto di Baricco, Novecento è il pianista prodigioso cresciuto su un transatlantico senza mai mettere piede sulla terraferma. Per lui, quel gradino mai sceso rappresenta il limite tra una realtà controllabile e l’infinito delle possibilità.

Ed è proprio attorno a questa immagine che Mercurio e Verduci hanno costruito lo spettacolo: un viaggio dentro l’incertezza, dentro le scelte che fanno paura ma che segnano la crescita personale.

La scenografia minimalista, sospesa e quasi rarefatta, ha richiamato la vastità del mare e l’atmosfera del Virginian, mentre le musiche dal vivo di Gian Bruno Meduri al pianoforte e Demetrio Fortugno al clarinetto sono diventate il cuore pulsante dello spettacolo. Sul palco, i movimenti degli attori hanno evocato la vita a bordo della nave alternando momenti intimi a quadri più corali e spettacolari.

 

Una scuola che diventa casa

La bellezza della serata non è stata soltanto nello spettacolo, ma nel modo in cui allievi di età diverse hanno condiviso la scena come un unico corpo narrativo. Bambini, ragazzi e adulti hanno recitato, cantato e danzato insieme, trasformando il palco in un luogo autentico di inclusione e incontro.

«Abbiamo voluto mettere insieme tutte le classi, dai bambini di sei anni fino agli adulti – ha raccontato Vincenzo Mercurio – perché il teatro e la musica vivono nell’incontro. Questo primo anno è stato come una “prima elementare”: abbiamo lavorato sull’alfabeto del teatro, del canto e della relazione umana. Adesso speriamo di poter iniziare la nostra “seconda elementare”».

Un’immagine semplice ma potente, quella scelta da Mercurio, che restituisce il senso di un percorso nato quasi come una scommessa sul territorio e diventato, nel tempo di un anno scolastico, una piccola comunità artistica.

 

L’emozione condivisa tra palco e pubblico

Prima dell’inizio dello spettacolo, Mercurio ha spiegato al pubblico il significato più profondo del progetto: «Abbiamo cercato di creare una casa, un luogo dove bambini, ragazzi e adulti potessero raccontarsi, fidarsi ed esprimersi liberamente. “Novecento” è un testo impegnativo, ma dentro custodisce una metafora universale: quella del dubbio, del “mi butto o non mi butto?”. Per molti di loro, salire su questo palco è già stato scendere quel gradino».

A colpire è stata proprio la naturalezza con cui grandi e piccoli hanno condiviso la scena, restituendo una narrazione intensa e collettiva della storia del pianista nato sul mare. Dalla scoperta del bambino abbandonato sul pianoforte del Virginian fino alla scelta di non lasciare mai la nave, ogni quadro scenico ha raccontato il desiderio umano di trovare il proprio posto nel mondo.

 

Verduci: «La restituzione più bella ce l’hanno data i nostri allievi»

Commosso anche il saluto finale di Caterina Verduci, che ha voluto ringraziare allievi e famiglie per il percorso vissuto insieme.

«La restituzione più bella ce l’hanno data questi bambini e questi ragazzi, che si sono messi in gioco con coraggio ed entusiasmo. Sono stati straordinari. È stato un percorso molto intenso e spero che il pubblico abbia percepito tutta l’emozione che abbiamo vissuto noi. Un grazie speciale va anche ai genitori, che ci hanno sostenuto con disponibilità e fiducia durante tutto l’anno».

E mentre gli applausi riempivano la sala della Lega Navale, è arrivata anche la battuta finale di Mercurio, semplice e affettuosa, quasi a chiudere idealmente il tema della serata: «Sono tutti promossi in seconda».

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