“Ringraziamo sentitamente la Fondazione Rhegium Julii, il CIS della Calabria, il Centro Studi Colocrisi e l’Associazione Calabria Spagna per aver scelto di mettere al centro della campagna elettorale il tema della visione culturale. È un atto di responsabilità civica che condividiamo profondamente: la cultura non è un ornamento della politica, la sua sostanza più profonda. Per La Strada, movimento politico-culturale, gli spazi e le opportunità per un pieno sviluppo delle politiche educative e culturali devono occupare il cuore dell’azione amministrativa. rispondiamo, punto per punto, alle domande che ci avete rivolto.
1. La cultura è ancora troppo spesso percepita come un costo. Come dimostrare che è un investimento strategico per la crescita e la reputazione della comunità?
Partiamo da un assunto che per noi è fondativo: la cultura è infrastruttura pubblica, non evento. È il tessuto connettivo di una comunità, il presidio più efficace contro il disagio sociale e l. Trattarla come voce passiva di bilancio è un errore politico prima ancora che contabile.
nvestire le entrate della tassa di soggiorno in progetti culturali ed educativi stabili; avanzare il dossier per la ricandidatura di Reggio a Capitale Italiana della Cultura, costruito come processo partecipato e non come vetrina; valorizzare un sistema integrato tra cultura, educazione e turismo, superandone la fruizione isolata.
la lezione dcittà europe che ha .
2. La qualità dell’immagine di una città passa anche dai luoghi della formazione. Quali interventi concreti pensate di promuovere a sostegno delle Università in termini di infrastrutture, studentati, accessibilità e ricerca? E quali politiche ritenete di adottare per contrastare la dispersione scolastica e l’emigrazione degli studenti verso altri Atenei?
La qualità di una città universitaria si misura prima di tutto nella vita quotidiana di chi la abita per. Reggio perde giovani non solo per mancanza di opportunità lavorative, ma per assenza di infrastrutture dignitose: alloggi, , connettività, mobilità.
Il nostro programma prevede un forte investimento sugli spazi educativi, con l’ammodernamento delle strutture scolastiche e la realizzazione di plessi innovativi e sicuri; la creazione di un sistema di biblioteche e mediateche diffuse connessa a una rete di Officine creative di quartiere attraverso il riuso di immobili inutilizzati con postazioni multimediali, laboratori, sale di registrazione, spazi di coworking e aule studio, in piena integrazione con le università e le associazioni del territorio. Vogliamo una città che trattiene i propri studenti perché offre condizioni di vita e di studio all’altezza de
Per contrastare la dispersione scolastica, prevediamo scuole aperte oltre l’orario curricolare come veri presidi di comunità, servizi scolastici garantiti come diritti mense e scuolabus e percorsi di educazione digitale, ambientale e civica collaborazion scuole, università ed enti del Terzo Settore.
3. Negli ultimi anni è cresciuto l’indice di povertà educativa e la città ha progressivamente perso importanti spazi culturali e teatrali: dalla Biblioteca De Nava, al Palazzo delle Associazioni, dal Teatro Margherita al Siracusa, fino all’Arena Lido. Il Teatro Cilea, inoltre, non dispone di una struttura organizzativa adeguata, priva com’è di una fondazione, di uno statuto e di figure chiave come il sovrintendente e il direttore artistico. Tra l’altro incombe il pericolo di rimanere senza l’Archivio di Stato. È possibile pensare a una programmazione moderna con un piano organico di rilancio delle infrastrutture culturali e teatrali, per
prevenire queste perdite e consentire alle associazioni di proporre gratuitamente le proprie attività? E come valorizzare le eccellenze del Conservatorio e dell’Accademia di BB.AA.?
connette giustamente le disuguaglianze educativeall’impoverimento degli spazi e dei contesti della . Come abbiamo documentato nel nostro recente comunicato sullo stato delle istituzioni culturali cittadine, Reggio ha accumulato un debito gravissimo verso il proprio patrimonio: la Biblioteca De Nava è chiusa dal maggio 2025 senza una data certa di riapertura; l’Archivio Storico Comunale è inaccessibile dal marzo 2025; l’ex Monastero della Visitazione, destinato a polo museale con oltre 8 milioni di euro investiti, ha i lavori fermi e i locali già restaurati che si deteriorano; la Pinacoteca civica è ancora ospitata in locali provvisori inadeguati all’interno del Teatro Comunale, con il mancato accreditamento al Sistema Museale Nazionale come conseguenza diretta.
La nostra proposta si articola in tre assi irrinunciabili.
Il primo è la trasparenza totale: un cronoprogramma pubblico e certo per la riapertura di ogni sito, a partire dalla Biblioteca De Nava entro giugno 2026, da trasformare in una “casa della cultura” moderna con laboratori, orari flessibili e sedi di prossimità nei quartieri.
Il secondo è l’investimento nel capitale umano: nomina dei direttori per la Pinacoteca e il Teatro Comunale; istituzione di una governance stabile per il Cilea, con fondazione, statuto, sovrintendente e direttore artistico; bandi per figure professionali specifiche che sostituiscano una gestione che oggi delega troppo al volontariato, prezioso ma non sostitutivo di una regia istituzionale.
Il terzo è una nuova visione: superare il concetto di spazio culturale come “deposito”, che richiama appunto a un’erronea visione “depositaria” del sapere, per approdare a europei di partecipazione attiva, con strutture per l’operatività delle associazioni culturali sul modello della Casa delle Associazioni, un sistema bibliotecario diffuso sul modello delle community libraries partendo dalla consapevolezza che le biblioteche sono infrastrutture sociali indispensabili e spazi di relazione , agevolazioni ISEE per l’accesso a musei, teatri ed eventi, e un sistema integrato dei musei pubblici e privati con bigliettazione unica. Per il Conservatorio e l’Accademia di Belle Arti, occorre un raccordo stabile con il sistema universitario, affinché le loro eccellenze diventino risorsa diffusa.
4. Come si può coniugare la tutela del patrimonio culturale e ambientale con l’innovazione tecnologica?
L’innovazione è il modo . È anche questo il senso politico della restanza: non una nostalgia malinconica per un passato irrimediabilmente perduto, ma lo sforzo di rigenerare i territori e le comunità a partire dal legame che unisce i primi alle seconde.
Il nostro programma prevede la digitalizzazione del patrimonio archivistico e bibliotecario i lavori PNRR alla De Nava ne sono un primo segnale, purché non restino un cantiere senza fine e lo sviluppo del settore creativo-digitale come strumento educativo e culturale nelle Officine di quartiere: videomaking, gaming, progettazione digitale come linguaggi contemporanei di cura e racconto del territorio.
Il sistema integrato del patrimonio culturale che proponiamo include percorsi tematici urbani che colleghino il Museo Archeologico ai quartieri, le paesaggistiche alla mobilità sostenibile. Non a caso segnaliamo come una priorità la messa in funzione stabile del sistema tapis roulant e ascensore urbano: senza accessibilità reale, nessun polo culturale può davvero diventare bene comune.
Quali iniziative pensate di avviare per valorizzare le energie culturali che storicamente
hanno contribuito a mantenere alto il profilo della città? Quali garanzie offrirete per la libertà di espressione artistica? E quale ruolo attribuite alla cultura nella costruzione dell’identità locale e nazionale in una società sempre più plurale e multiculturale?
A Reggio le energie culturali non mancano, anzi, vi è un fermento culturale notevole: mancanole condizioni per esprimerlo. Il nostro impegno creare quelle condizioni attraverso politiche culturali popolari e decentrate nei quartieri, che valorizzino le associazioni già presenti sul territorio teatro, musica, arti visive strumenti di coesione sociale e garantiscano spazi e risorse stabili, non affidati alla benevolenza delle singole amministrazioni.
La libertà di espressione artistica si tutela con : per questo proponiamo un Patto per la Street Art e per le arti pubbliche come linguaggi di appartenenza e di cura dei luoghi, e un sistema di accesso gratuito o agevolato alla formazione certificata nei settori creativi e digitali.
In una società sempre più plurale e multiculturale, la cultura è il luogo in cui si negozia l’identità collettiva, un’appartenenza ,costruendo spazi condivisi di riconoscimento e dialogo”.
E’ quanto si legge in un comunicato stampa de La Strada.
