Il 22 agosto Giuseppe Falcomatà arriva a Torre Sant’Antonio con il suo romanzo. Ma dietro “Tiri mancini” c’è qualcosa che rende questa presentazione diversa dalle altre: il libro è stato scritto proprio nei mesi in cui il sindaco di Reggio Calabria era stato costretto lontano da Palazzo San Giorgio. E allora una domanda diventa inevitabile: quanto c’è della politica, dei suoi silenzi, delle sue fedeltà e dei suoi tradimenti dentro quelle pagine?
Ci sono libri che si scrivono quando si ha qualcosa da raccontare. E libri che si scrivono quando improvvisamente si ha troppo tempo per pensare.
“Tiri mancini”, il terzo romanzo di Giuseppe Falcomatà, appartiene probabilmente anche alla seconda categoria.
Lo ha detto lo stesso autore: il libro è nato in un periodo molto particolare, durante i mesi della sospensione dalla carica di sindaco, e porta dentro di sé, almeno in parte, lo stato d’animo con cui Falcomatà attraversò quella stagione.
E questo cambia parecchio le cose.
Perché sabato 22 agosto, alle 20.30, a Torre Sant’Antonio, nell’ambito della decima edizione della rassegna culturale Uno Sguardo dalla Torre, non arriverà soltanto uno scrittore a presentare il proprio romanzo.
Arriverà un uomo che ha avuto parecchio tempo per scoprire cosa succede quando la politica continua senza di te.
Falcomatà viene sospeso dalle funzioni il 19 novembre 2021. A Palazzo San Giorgio tornerà soltanto il 25 ottobre 2023, dopo che la Cassazione annulla senza rinvio la condanna del processo Miramare. Quasi due anni lontano dalla poltrona sulla quale lo avevano messo gli elettori.
Due anni sono lunghi.
Abbastanza perché gli avversari facciano il loro mestiere.
Ma soprattutto abbastanza perché lo facciano gli amici.
Ed è qui che Tiri mancini smette di essere soltanto il titolo di un noir e diventa terribilmente interessante.
Il protagonista del romanzo, l’avvocato Flavio Aquilani, si trova infatti davanti a un caso capace di mettere in crisi le sue certezze. Il libro diventa così un viaggio attraverso il dubbio, le responsabilità, le relazioni umane e il cambiamento del modo in cui guardiamo gli altri.
Una storia inventata, naturalmente.
Ma scritta nel momento meno inventato della vita del suo autore.
Mentre Aquilani imparava sulla carta a dubitare delle proprie certezze, Falcomatà poteva osservare dalla distanza obbligata della sospensione una città, un’amministrazione e una maggioranza politica che continuavano a vivere senza il loro sindaco.
E in politica l’assenza ha una caratteristica meravigliosa: rende tutti più sinceri.
Qualcuno aspetta.
Qualcuno difende.
Qualcuno prende le distanze.
Qualcuno scopre improvvisamente nuove convinzioni.
E qualcuno comincia semplicemente a misurare le tende dell’ufficio.
Poi Falcomatà torna.
La Cassazione annulla la condanna e nell’ottobre 2023 il sindaco rientra a Palazzo San Giorgio. Lui stesso parla di «due anni duri», di sofferenza personale e familiare e della necessità di un nuovo inizio per Reggio.
Ma i nuovi inizi hanno un piccolo inconveniente: conservano benissimo la memoria dei vecchi finali.
E infatti, appena rientrato, Falcomatà si trova davanti anche alla necessità di ricomporre gli equilibri della propria maggioranza. Le cronache dell’epoca raccontano confronti serrati sul rimpasto della Giunta e tensioni politiche tutt’altro che marginali.
E allora il titolo scelto per il romanzo assume quasi involontariamente un sapore politico.
Tiri mancini.
Ce ne sono nel libro.
Ce ne sono nella vita.
E sarebbe davvero sorprendente se, dopo tanti anni trascorsi nei palazzi della politica calabrese, Falcomatà non ne avesse ricevuto qualcuno.
La domanda interessante, però, non è chi lo abbia tradito.
Sarebbe gossip politico.
La domanda interessante è un’altra:
un tiro mancino fa più male quando arriva da un avversario o quando parte dalla stessa metà campo?
Perché dell’avversario conosci la maglia.
È il compagno di squadra che può sorprenderti.
Ed è proprio su questo confine fra letteratura e vita reale che la presentazione di Torre Sant’Antonio può diventare qualcosa di diverso dalla consueta liturgia delle presentazioni librarie, quella in cui tutti hanno trovato il libro «intenso», tutti ringraziano tutti e alla fine nessuno ha fatto all’autore la domanda che avrebbe voluto fargli il pubblico.
A dialogare con Falcomatà sarà la psicopedagogista e criminologa Maria Antonietta De Francesco.
Si parlerà naturalmente di Flavio Aquilani, del noir, del dubbio, della giustizia e delle relazioni umane.
Ma sarà difficile dimenticare che dall’altra parte del tavolo siederà un uomo che quelle parole — dubbio, giustizia, fiducia, caduta, ritorno — negli ultimi anni non le ha soltanto scritte.
Le ha vissute.
E forse scopriremo anche se esiste una categoria che nei codici giuridici non compare ancora: il tradimento politico con l’aggravante dell’amicizia.
Appuntamento 22 agosto 2026, ore 20.30, a Torre Sant’Antonio, Santa Caterina dello Ionio (CZ), per la X edizione di Uno Sguardo dalla Torre.
