“Pochi giorni fa, avevamo scritto una lettera aperta all’assessore regionale al Welfare, Pasqualina Straface, per chiederle di farsi carico di un problema che da anni si trascina senza soluzione: l’esclusione di tanti bambini e ragazzi con disabilità, in particolare con disturbi dello spettro autistico o gravi deficit del neurosviluppo, dai campi estivi, per mancanza di personale specializzato e per una diffusa indifferenza istituzionale.
Avevamo chiesto un tavolo di confronto. Avevamo offerto la nostra disponibilità, la nostra esperienza, la nostra rete territoriale. Avevamo steso la mano.
Quella mano è rimasta a mezz’aria.
Nessuna risposta. Nessun riscontro. Nemmeno due righe, anche solo formali, per dirci: “Stiamo lavorando al problema, le famiglie possono stare tranquille”. Niente di niente.
Poi, a distanza di un paio di giorni, scopriamo attraverso un video pubblicato sui social, che la Regione Calabria aveva varato “La mia estate”, un progetto da 1,8 milioni di euro destinato proprio alle famiglie con figli disabili, con voucher fino a 3.000 euro per la partecipazione a centri estivi, ludoteche e associazioni sportive. Esattamente il tema che avevamo posto, nero su bianco, all’attenzione dell’assessore Straface.
Siamo felici che la problematica sia stata presa a cuore. Sinceramente. Per noi non è mai stato un tema di primato o di paternità delle idee: l’importante è che le famiglie di questi ragazzi trovino finalmente una risposta concreta, e che ogni bambino, ragazzo o giovane adulto con esigenze speciali possa frequentare campi estivi e associazioni sportive come tutti gli altri, con pari diritti e pari dignità.
Su questo progetto, sui suoi contenuti e sulla sua effettiva capacità di rispondere ai bisogni reali delle famiglie, non vogliamo dire neanche una parola: sarà il tempo, e solo il tempo, a dirci se e quanto avrà funzionato.
Una parola, invece, la vogliamo dire sulla forma. Perché la forma, quando si parla di istituzioni, è anche sostanza.
Dispiace constatare la totale mancanza di garbo istituzionale da parte della titolare al Welfare. Non chiedevamo un endorsement, non chiedevamo una speciale menzione d’onore, non chiedevamo nulla per noi. Chiedevamo semplicemente la cortesia istituzionale di un riscontro a una missiva formale, indirizzata personalmente all’assessore, su un tema che riguarda i diritti dei più fragili. Una prassi minima, dovuta, che si insegna fin dai primi giorni di qualunque incarico pubblico.
Da parte nostra l’apertura era – ed è tuttora – totale. Basta andare a rileggere quello che le avevamo scritto. Prendiamo atto che, evidentemente, da parte di questa Amministrazione regionale la pensano diversamente.
Noi continueremo comunque a fare la nostra parte, con o senza riconoscimenti, perché il nostro impegno non dipende da una risposta che non è arrivata, ma dal bene dei ragazzi e delle famiglie che ogni giorno incontriamo sul territorio”.
Così in una nota Amedeo Di Tillo, Presidente Regionale CSAIn Calabria e Vicepresidente nazionale CSAIn.
