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Reggio: Circolo Culturale “L’Agorà” organizza un incontro sulla figura di Federico II di Svevia

Il prossimo 21 marzo sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, sarà disponibile la conversazione, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” sul tema “Federico II, un uomo al centro dell’universalità mediterranea”. Federico II nacque il 26 dicembre 1194 a Jesi (provincia di Ancona), durante il viaggio della madre, Costanza d’Altavilla, verso Palermo, dove il marito Enrico VI di Germania, figlio del Barbarossa, sarebbe stato incoronato il giorno dopo al trono di Sicilia. Federico nasceva già pretendente di molte corone: quella di Germania e quella del Sacro Romano Impero a nord e quella di Sicilia al sud. Incoronato a 4 anni, nel 1198, Federico trascorse l’infanzia a Foligno e poi a Palermo, dove venne educato secondo l’istruzione dell’epoca per un personaggio del suo rango. In questo periodo si susseguirono in Sicilia e in tutto il regno vari contendenti per accaparrarsi il potere nei vari territori. Nel 1208 il papa Innocenzo III riuscì a farsi consegnare Federico che, proclamato maggiorenne, si unì in matrimonio nel 1209 a Costanza d’Aragona: con l’appoggio del papa Federico tornò in Germania per essere eletto nel 1212 a Francoforte imperatore. La situazione era però ancora instabile e solo dopo la battaglia di Bouvines (1214), nella quale Ottone IV, che regnava sulla Germania, fu battuto da Filippo Augusto di Francia, alleato di Federico, quest’ultimo riuscì a diventare l’incontrastato padrone della corona germanica. Il nuovo papa Onorio III per rendere Federico più legato al papato lo incoronò imperatore in San Pietro a Roma nel 1220. Varie riforme amministrative consentirono a Federico di aumentare, benché non direttamente ma tramite principi e vescovi, il controllo sul territorio dell’Impero, dove aveva eletto re il figlio Enrico, e di concentrarsi così sui domini meridionali. Rientrato nel regno di Sicilia, Federico vi iniziò una profonda opera di riordinamento: ristabilì l’autorità regia contro i feudatari, riorganizzò i sistemi amministrativi e giudiziari, riuscendo a determinare il benessere delle popolazioni governate. Nel 1227 Federico partì, su insistente richiesta del nuovo papa Gregorio IX, che lo minacciava di scomunica, per una crociata in Terrasanta. Rientrò però pochi giorni dopo a causa di un’epidemia scoppiata sulle navi. Colpito dalla scomunica, ripartì nel giugno 1228; mediante un accordo con il sultano al-Kāmil ottenne Gerusalemme, di cui cinse la corona di re il 18 marzo 1229 per i diritti venutogli da Isabella di Brienne, che aveva sposato nel 1225, dopo la morte della prima moglie. Tornato in Italia dovette affrontare nel centro Italia le truppe papali, a nord i ribelli Comuni lombardi. Anche in Germania sorsero problemi in quanto il figlio Enrico, ribellatosi, aveva raccolto attorno a sé tutti gli scontenti della politica del padre. Ristabilita la propria autorità e ottenuto l’appoggio dei principi inflisse una grave sconfitta alla Lega lombarda. Nel 1239 fece sposare al figlio Enzo Adelasia, vedova d’Ubaldo Visconti, giudice di Torres e di Gallura, cosa che fomentò l’ostilità di Gregorio IX che vedeva la Chiesa privata dell’eredità sarda promessa da Adelasia. Federico fu scomunicato, ma riuscì a impedire che si radunasse a Roma il concilio indetto col fine di deporlo. Il successore di Gregorio, Innocenzo IV, riunito nel giugno 1245 un concilio a Lione, scomunicò e depose Federico, bandendo contro di lui una crociata di tutti i popoli cristiani. La situazione era critica in tutto il regno: nel 1248 Federico subì una dura sconfitta sotto le mura di Parma e l’anno seguente il figlio Enzo, battuto nella battaglia di Fossalta, cadde nelle mani dei Bolognesi, che lo tennero prigioniero fino alla morte (1272). Solo dalla Germania il figlio Corrado riuscì a sconfiggere la fazione avversa. Poco tempo dopo, nel 1250, Federico morì all’improvviso, vittima di un attacco di dissenteria. La sua fine fu rapida e sorprese i contemporanei, tanto che alcuni cronisti anti-imperiali diedero adito alla voce, storicamente infondata, secondo cui l’imperatore fosse stato ucciso da Manfredi, il figlio illegittimo che in effetti gli successe in Sicilia. Una nota miniatura raffigura persino il principe mentre soffoca col cuscino il padre morente. La salma di Federico fu sommariamente imbalsamata, i funerali si svolsero nella sede imperiale di Foggia, venne tumulato nella Cattedrale di Palermo, entro un sepolcro di porfido rosso antico, come voleva la tradizione normanno-sveva, accanto alla madre Costanza, al padre Enrico VI e al nonno Ruggero II. La figura di Federico è legata alla storia della letteratura italiana per quella scuola siciliana, intrisa di temi provenzali, da cui nacque la poesia volgare italiana, fiorita alle corti di Federico e di Manfredi. Fu poeta egli stesso; diede impulso alla cultura, realizzando l’incontro fra tre civiltà, la latina, la greca e l’araba, promuovendo versioni di opere ignote ai latini. Si impegnò egli stesso in dispute scientifiche e filosofiche e scrisse un trattato di falconeria, De arte venandicumavibus. Grandissima fu l’influenza del suo pensiero e del suo mecenatismo sull’arte del tempo, dagli originalissimi castelli, alla statuaria, alla sfragistica, alle monete, all’illustrazione dei codici. Egli considerava la cultura non solo come l’ornamento più pregiato della sua corte fastosa, non solo come il nutrimento più sostanzioso del suo spirito avido di conoscenza, ma anche come uno degli strumenti più potenti per regnare. Queste alcune delle cifre che sono state oggetto di analisi, nel corso della giornata di studi organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà”. La conversazione, organizzata dal sodalizio culturale reggino, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da venerdì 21 marzo.

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