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Nesci (FdI): “Futuro Nazionale getta la maschera: attacca Meloni e sfida il centrodestra. I calabresi sapranno giudicare”

«Futuro Nazionale ha ormai gettato la maschera. Dice di voler cambiare il centrodestra, ma nei fatti concentra sistematicamente i propri attacchi contro Giorgia Meloni, contro il Governo, contro Fratelli d’Italia e contro gli esponenti della coalizione. E adesso ha scelto proprio la Calabria e le elezioni suppletive di Reggio per trasformare questa opposizione in una sfida elettorale diretta al centrodestra».

 

Lo dichiara l’europarlamentare di Fratelli d’Italia–ECR Denis Nesci, intervenendo sulle dichiarazioni di Roberto Vannacci e sulle posizioni assunte nelle ultime settimane dai rappresentanti di Futuro Nazionale in Calabria.

 

«Le ultime parole di Vannacci contro il sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro, al quale arriva persino a dire di “fare pace col cervello”, sono indicative di un modo di intendere il confronto politico che non ci appartiene. Ma il problema vero non è il tono. È la sostanza.

 

Non si può continuare a dichiararsi parte della destra e contemporaneamente lavorare per indebolire il Governo di centrodestra. Non si può sostenere di voler rappresentare un’alternativa interna alla nostra area politica e poi votare contro la fiducia al Governo Meloni, attaccarne quotidianamente l’azione e utilizzare contro Fratelli d’Italia gli stessi argomenti delle opposizioni.

 

Chi vota contro la fiducia al Governo Meloni non sta cercando di migliorare il centrodestra: sta votando per mandarlo a casa. È una scelta politica legittima, ma bisogna avere almeno il coraggio e la coerenza di chiamarla con il suo nome: opposizione».

 

*LE SUPPLETIVE DI REGGIO: LA PROVA DEI FATTI*

 

«Le elezioni suppletive di Reggio Calabria eliminano qualsiasi possibile ambiguità.

 

Futuro Nazionale avrebbe potuto scegliere di misurare la propria forza contro la sinistra. Ha scelto invece di candidarsi contro il centrodestra, contro la coalizione che governa l’Italia con Giorgia Meloni e che in Calabria ha ricevuto una forte investitura dagli elettori.

 

E in questo quadro la candidatura di Domenico Giannetta assume un significato politico ancora più evidente.

 

Parliamo di un esponente che per oltre vent’anni ha costruito il proprio percorso politico dentro Forza Italia e il centrodestra, che grazie a quella comunità politica ha avuto rappresentanza, ruoli e responsabilità istituzionali, fino a ricoprire il ruolo di capogruppo azzurro in Consiglio regionale.

 

Oggi sceglie di candidarsi contro quella stessa coalizione che gli ha consentito di costruire una parte importante del proprio percorso e gli ha dato negli anni anche un significativo respiro politico.

 

È liberissimo di farlo. Ma non si può pretendere di cancellare la storia il giorno dopo aver cambiato casacca.

 

Per questo trovo singolare sostenere che la candidatura non sia “contro qualcuno”. Se ti candidi contro il candidato della coalizione, chiedendo agli elettori di non votarlo, politicamente stai facendo una scelta precisa. E quella scelta oggi è contro il centrodestra: lo stesso centrodestra che ha contribuito ad eleggerlo e contro il quale oggi si pone come avversario, tradendo il mandato che gli è stato affidato dai calabresi».

 

*QUANDO MANCANO I CONTENUTI ARRIVANO GLI INSULTI*

 

Nesci interviene anche sulle espressioni utilizzate sui social dall’onorevole Domenico Furgiuele, tra i principali riferimenti calabresi del nuovo progetto politico, che ha attaccato frontalmente il sindaco di Lamezia Terme Mario Murone.

 

«In queste ore abbiamo assistito a un crescendo che credo parli da solo: “miseria umana”, “sindaci con le palle, “allarga la fascia tricolore che non ti entra più”, “vergogna di Lamezia Terme”, fino al riferimento a chi starebbe “in ufficio a dormire dalle 9 alle 14”.

 

Mi domando: questo sarebbe il nuovo grande progetto politico che dovrebbe conquistare la Calabria?

 

Perché tolti gli insulti, i soprannomi, le allusioni personali e le provocazioni social, diventa difficile individuare una proposta politica.

 

Quando un parlamentare rinuncia a confrontarsi sulle idee e sulle scelte amministrative per parlare della fisicità degli avversari, dileggiare una fascia tricolore o distribuire giudizi personali, non dimostra forza. Dimostra semplicemente la povertà degli argomenti politici che ha a disposizione: probabilmente anche perché si viene attaccati per la propria coerenza con un percorso elettorale chiaro, a differenza di chi per salvare la propria poltrona effettua l’ennesima giravolta politica.

 

E sulla fascia tricolore vorrei essere ancora più chiaro: quella fascia non appartiene alla persona che la indossa. Rappresenta un Comune, una comunità e un’istituzione della Repubblica. Si può contestare duramente un sindaco, ma utilizzare quel simbolo istituzionale per un dileggio personale significa oltrepassare il confine della normale dialettica politica.

 

Noi non risponderemo agli insulti con altri insulti. Lasciamo volentieri ad altri questa modalità di fare politica.

 

Chi ha idee parla di lavoro, sviluppo, infrastrutture, sicurezza, imprese, giovani, fondi europei e futuro della Calabria. Quando questi contenuti mancano, evidentemente rimangono, le battute sulla fascia tricolore e gli attacchi personali».

 

*«NOI ABBIAMO SCELTO DA CHE PARTE STARE»*

 

«Fratelli d’Italia non ha lezioni di destra da ricevere da nessuno. Giorgia Meloni ha portato la destra italiana alla guida della Nazione, ha costruito una maggioranza scelta dagli italiani e sta guidando il Paese assumendosi ogni giorno la responsabilità delle decisioni.

 

A Vannacci e ai rappresentanti di Futuro Nazionale rivolgiamo quindi una domanda molto semplice: da che parte state?

 

Se considerate Giorgia Meloni e il suo Governo il problema dell’Italia, se votate contro la fiducia e se alle elezioni scegliete di sfidare i candidati della coalizione, siete legittimamente opposizione. Ma allora abbiate la coerenza di dirlo.

 

Noi la nostra scelta l’abbiamo fatta da tempo: siamo dalla parte di Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia e di un centrodestra che governa, decide e si assume responsabilità.

 

Futuro Nazionale, invece, alle suppletive di Reggio ha scelto il proprio terreno di battaglia e il proprio avversario. Non la sinistra, ma il centrodestra.

 

A settembre saranno i reggini a giudicare, e sono convinto che sapranno distinguere tra chi costruisce e chi divide, tra chi governa e chi protesta, tra la forza dei risultati e il rumore degli insulti».

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