Ci sono alcuni giochi che, oltre a creare divertimento e spensieratezza, servono a ricordare chi siamo. A raccontare un paese, le sue strade, le sue abitudini, il modo in cui una comunità si ritrovava, gareggiava, condivideva anche il poco che aveva. È questo il valore dell’esperienza vissuta dai bambini della Sezione Primavera del plesso Giardini di Bisignano, servizio gestito dalla Cooperativa Maya, alla scoperta di Pezza u Casu, antico gioco popolare della tradizione bisignanese.
IL TERRITORIO È UN’AULA EDUCATIVA SE TORNA A PARLARE AI BAMBINI
È la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice della Cooperativa Maya, a spiegare il significato educativo dell’attività ludica evidenziando come il percorso abbia permesso ai bambini di avvicinarsi alla memoria collettiva del territorio attraverso il gioco, linguaggio naturale della prima infanzia. Conoscere una tradizione – spiega – non significa soltanto sentirla raccontare, ma poterla osservare, provare, vivere insieme agli altri.
IL GIOCO DEL FORMAGGIO CHE ATTRAVERSAVA LE VIE DEL PAESE
Pezza u Casu affonda le sue origini nella Bisignano della fine degli anni Quaranta. Il gioco consiste nel lanciare una forma di formaggio, a’ Pezza appunto, legata ad un filo lungo un percorso definito. Vince chi riesce a mandarla più lontano. Una pratica semplice, nata nelle vie del paese, che univa abilità, movimento, competizione e partecipazione popolare.
ELIO TODARELLI HA GUIDATO I BAMBINI NELLA MEMORIA BISIGNANESE
A rendere ancora più significativa l’attività è stata la presenza del signor Elio Todarelli, esperto e rappresentante di questa tradizione locale, che ha accompagnato i bambini con entusiasmo e competenza. Attraverso il suo racconto e la dimostrazione pratica, i piccoli hanno potuto incontrare una pagina viva della cultura bisignanese, tramandata non dai libri ma dalla voce, dai gesti e dall’esperienza di chi ne custodisce il significato.
ATTENZIONE, COORDINAZIONE E SOCIALITÀ NEL GIOCO POPOLARE
Durante l’attività, i bambini hanno osservato le regole, seguito il movimento della Pezza, partecipato con curiosità e sperimentato il piacere del gioco condiviso. Un’esperienza che ha favorito attenzione, coordinazione, collaborazione e capacità di stare dentro una dinamica comune, rispettando tempi, turni e indicazioni.
RENZO: COSÌ TRAMANDIAMO UNA MEMORIA CHE ANDREBBE PERSA
Le tradizioni – aggiunge e conclude Teresa Pia Renzo – rischiano di diventare folklore vuoto se non vengono restituite ai bambini. Quando invece entrano nella scuola e nei servizi educativi, diventano strumenti di appartenenza. Un bambino che gioca con un gioco della memoria non sta soltanto giocando: sta ricevendo un pezzo della storia della propria comunità
