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Reggina, la proprietà passa alla famiglia Lotito. Grazie a Cannizzaro

di Paolo Ficara – Vi avevamo messo persino la foto, nell’articolo del 1° giugno. Ve la riproponiamo, con malcelato orgoglio. È da oltre un mese e mezzo che i lettori del Dispaccio leggono con insistenza dell’asse tra Reggio Calabria e Roma, per risolvere i problemi della Reggina. E del triangolo Cannizzaro-Occhiuto-Lotito. Non abbiamo mai indicato soluzioni diverse, rispetto a quelle che sarebbero potute scaturire da questo tipo di dialogo.

La situazione si è evoluta, nel corso delle settimane. Anche, o soprattutto, per via dell’elezione di Francesco Cannizzaro a sindaco di Reggio Calabria. Con ampia maggioranza. Può non piacere che sia la politica a decidere i destini della Reggina. Ma non bisogna commettere l’errore madornale di confondere la Nutella con la fanghiglia. Non è una questione di colore politico. Che sia destra o sinistra, chi ha portato Ballarino ha sbagliato.

Che sia destra o sinistra – e all’interno delle rispettive coalizioni esistono più anime – chi risolve il problema, non solo mettendo Ballarino alla porta ma trovando la migliore soluzione possibile, va solo ringraziato. È chiaro che nel momento in cui ci si rivolge ad uno come Claudio Lotito chiedendo – ad esempio – “Scusi senatore, lo troviamo un imprenditore appassionato di calcio per rilevare la Reggina?”, si sa benissimo che l’identikit corrisponde proprio a Lotito stesso.

Il quale, in un primo momento, avrebbe dato mandato ad uno o più collaboratori di individuare un imprenditore amico. Cosa che ci risulta sia stata fatta, peraltro. Solo che l’insistenza e la perseveranza di Cannizzaro, forte di essere collega di partito nella regione ormai bacino di voti per Forza Italia, ha fatto definitivamente breccia nelle ultime settimane.

A prendersi in carico la Reggina, sarà dunque la famiglia Lotito. Senza intermediari o amici. Il merito è soprattutto del sindaco Cannizzaro. E sarebbe scorretto, almeno da parte nostra, non riconoscerglielo.

A meno che non esista qualche soggetto in fortissima malafede, capace di trovare il difetto persino a questa soluzione. Per la Reggina, in Serie D. Ogni riferimento alle vedove pre-mortem del dirigente modello, è puramente casuale. La maschera è caduta da un pezzo: fosse arrivato Florentino Perez, si sarebbe trovata qualche magagna anche a lui. Se non avesse confermato il posto al solito “amico”.

Ci auguriamo che il prossimo fallimento della Reggina, non avvenga prima del 2090. Dato che nel 1986, tra i soci, c’era Mimmo Praticò. Nel 2015, sia il padre che il figlio. Nel 2023, sempre con Palazzo San Giorgio a dover giocoforza individuare una proprietà, di nuovo il figlio. Ma come dirigente, in un secondo momento.

Claudio Lotito è l’imprenditore italiano che più di ogni altro connazionale, ha catalizzato l’attenzione nel mondo del calcio negli ultimi 20 anni abbondanti. Rendendosi protagonista del risanamento della Lazio, e vincendo per tre volte sia la Coppa Italia che la Supercoppa. Tante le battaglie a livello federale e di Lega Calcio, tra cui quella per i diritti televisivi. Intransigente nel rapporto con il tifo organizzato, con il quale non è mai sceso a patti.

Se ciò non bastasse, è vivo l’esempio della Salernitana. Presa proprio in Serie D dopo il fallimento, riportata immediatamente tra i professionisti fino alla Serie A. Dove è stato costretto a svenderla a 15 milioni, per la regola sulla multiproprietà. Nei prossimi mesi, capiremo se la Figc intenderà venire incontro sia a Lotito che a De Laurentiis (Bari), nel modificare la suddetta regola.

I tifosi della Reggina hanno perso tre anni. Quando sarebbe stato meglio fermarsi per una stagione, andando a parlare in Figc per farsi ammettere in D un anno dopo e possibilmente con un imprenditore serio. Oggi la Reggina è ancora in D, ma arriva un imprenditore solidissimo economicamente. La cui competenza calcistica è comprovata da lustri. Per quanto ci riguarda, siamo già concentrati sulle 34 battaglie che ci attendono da settembre 2026 fino a maggio 2027, per levarci da queste sabbie mobili.

Il penultimo ringraziamento va a tutte le figure imprenditoriali, rimaste silenti, che negli ultimi mesi hanno provato a rilevare la Reggina. Un gruppo di imprenditori locali forse corroborati anche da un australiano, più una o forse due offerte arrivate da altrettanti imprenditori del Nord Italia. Conserveremo la correttezza di quelli che sono stati dialoghi privati, e che non abbiamo mai voluto sbattere in faccia ai profeti dell’alternativa. Il resto: solo chiacchiere, senza distintivo.

Cannizzaro e Lotito, assieme ai loro più stretti collaboratori, da oggi restituiscono l’ostaggio Reggina alla città. Grazie. Grazie. Grazie.

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