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Presentazione di “Mi chiamo Gianni”. L’ex presidente di S&d ed ex vicepresidente del Parlamento Europeo, Pittella, ospite di Federazione Riformista a Rende

«In un tempo in cui spesso la politica sembra inseguire il consenso immediato, Gianni Pittella continua a rivendicare una cultura riformista, europeista e socialista che ha accompagnato tutto il suo percorso pubblico».

E questa cultura è «uno strumento per affrontare le grandi sfide del presente». Con queste frasi incisive, Cesare Loizzo, il segretario di Federazione Riformista, ha introdotto la presentazione del libro “Mi chiamo Gianni” (Guida, Napoli 2026), di Gianni Pittella e Marco Lamboglia, svoltasi nell’hotel San Francesco di Rende la sera del 25 giugno.

Il dibattito di lancio del volume (la seconda presentazione in assoluto e la prima nel Cosentino), è stato l’occasione per fare il punto su tanti, delicatissimi nodi della politica, letta a tutti i livelli.

Infatti, ha proseguito Loizzo, «in queste pagine si parla di guerre, di crisi delle democrazie, di nuovi equilibri geopolitici, di intelligenza artificiale, di energia, di transizione ecologica, di lavoro e di futuro».

Infatti, ho proseguito Loizzo, «una delle lezioni più importanti del libro è il suo approccio a più livelli: la politica non è scegliere tra il vicolo da asfaltare e il destino dell’Europa. La politica è riuscire a tenere insieme entrambe le cose.

Da una parte i problemi concreti delle persone. Dall’altra la capacità di comprendere i grandi processi che stanno trasformando il mondo».

Ai lavori, moderati dalla vicesegretaria di Federazione Riformista, Emanuela Puntillo, hanno partecipato la dirigente del Pd Pina Incarnato, Gianni Pittella, ex Vicepresidente vicario del Parlamento Europeo, e l’Onorevole Sandro Principe, il Sindaco di Rende.

«Ormai viviamo una trasformazione violenta della politica, che si è traslata sui social media e ha smesso di aggregare le persone nella vita quotidiana. Questo processo implica un abbrutimento della competizione, la fine della dialettica e una maggiore emarginazione dei giovani», ha spiegato Incarnato.

«Il riformismo», ha ripreso Pittella, «è un metodo dell’agire politico che mira a sopire la paura, nella convinzione che la sicurezza sia un valore imprescindibile, a dare risposte ai bisogni e a premiare i meriti».

Poi, di aneddoto in aneddoto, l’ex europarlamentare, ha ricordato la sua lunga carriera, fatta di battaglie iniziate quasi mezzo secolo fa nella sua Lauria («Avevo dieci anni, i calzoni corti e decisi di buttarmi nella campagna elettorale con mio padre, uno stimato medico di fede socialista») e i suoi progetti per il futuro: «Dopo tanti anni di presenza politica ininterrotta, sono finalmente fuori dalle istituzioni, ma credo di poter e dover dare ancora un contributo forte».

Nel mezzo, la ricostruzione della lunghissima vicenda a Bruxelles, in cui ha lanciato varie iniziative forti. Purtroppo, ha chiosato l’ex presidente di S&d, «l’Europarlamento subisce ancora un paradosso: non legifera, e ciò risulta un blocco per tutta l’Unione Europea, che non riesce a darsi, a distanza di quasi trentacinque anni, una politica unitaria, al suo interno e verso l’estero, e, soprattutto, non sa dotarsi di quella difesa comune di cui ci sarebbe tantissimo bisogno, nell’attuale, convulso, scenario internazionale».

Sul ruolo del riformismo si è profuso a lungo il primo cittadino di Rende, esponente socialista anche lui di lunghissimo corso: «Credo che nell’attuale centrosinistra non ci siano le precondizioni per un soggetto riformista. Avevamo sperato che il Pd potesse accogliere questo processo, ma sbagliavamo di grosso».

Dopodiché, il Sindaco ha sottolineato i meriti di Pittella, sia sul suo territorio («Grazie alla sua azione incisiva, la Basilicata ha sviluppato una forte eccellenza sanitaria»), sia a livello europeo, «dove Gianni ha fatto moltissimo affinché la cultura riformista potesse affermarsi e dimostrare di avere ancora tanto da dire».

Infine, l’Onorevole Principe è tornato sui concetti di bisogno e merito e si è soffermato su due settori oggi in forte crisi: la Sanità, «che passa da una privatizzazione all’altra», e la scuola, «su cui si sono sprecati continui tentativi di riforma inefficaci». Al riguardo, Principe ha specificato: «Sono cristiano, quindi guardo con favore le scuole cattoliche. Tuttavia, credo che l’istruzione debba essere pubblica e laica per creare una società più giusta e inclusiva».

Per concludere: «Pittella è tornato per senso del dovere, come ho fatto io. Ma non ci aspettiamo moltissimo: il Paese vive una fase difficile. Ma noi, che siamo vecchi amministratori, siamo convinti di poter contribuire ancora in maniera seria, a dispetto del fatto che le nostre energie ormai sono quel che sono».

Ma non è solo questione di energia e di età, ha chiosato Pittella in chiusura dei lavori: «Tutti possono e devono impegnarsi a livello politico. Ma il riformismo chiede di più a chi vuole contribuire alla vita civile: passione, dedizione e studio. Non solo equità e libertà, ma anche sobrietà: quella che deriva da una missione dura e, oggi, meno facile che in passato».

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