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Strage di Amendolara: restano in carcere i due indagati per l’omicidio dei quattro braccianti

Restano in carcere Safeer Ahmed e Ali Raza, i due trentunenni pakistani ritenuti responsabili della tragica vicenda avvenuta il primo giugno scorso presso una stazione di servizio Ip lungo la Statale 106, nei pressi di Amendolara, dove quattro braccianti – il pakistano Waseem Khan, 29 anni, e gli afghani Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, e Safi Iayjad, 27 anni – morirono dopo essere stati dati alle fiamme.

Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Catanzaro, che ha sciolto la riserva rigettando la richiesta presentata dai difensori dei due indagati, l’avvocato Giovanni Brandi Cordasco Salmena e l’avvocata Giulia Montilli. Nel corso dell’udienza di martedì scorso, la difesa aveva prospettato una diversa ricostruzione dei fatti, sostenendo che il movente non fosse legato a questioni lavorative o di sfruttamento, ma a rapporti personali, chiedendo l’annullamento o la riduzione delle misure cautelari.

I giudici, tuttavia, hanno confermato la custodia cautelare in carcere, riservandosi 45 giorni per il deposito delle motivazioni.

«In base alle motivazioni decideremo se ricorrere o meno in Cassazione – ha dichiarato l’avvocato Giovanni Brandi Cordasco Salmena, contattato telefonicamente – ma al di là di questo, capiremo come i giudici abbiano valutato i fatti, soprattutto in relazione al movente e alle aggravanti».

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