Doppio colpo del Consiglio di Stato sulla governance giudiziaria di Crotone. Con due distinte decisioni depositate nelle ultime ore, i giudici amministrativi hanno annullato le nomine dei vertici della Procura della Repubblica e del Tribunale, intervenendo su provvedimenti adottati dal Consiglio Superiore della Magistratura tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025.
Nel primo caso, viene cancellata la delibera con cui il plenum del Csm aveva designato il magistrato Domenico Guarascio alla guida della Procura crotonese. Nel secondo, viene annullata anche la nomina di Maria Luisa Mingrone alla presidenza del Tribunale, incarico che aveva già ricoperto in passato tra il 2008 e il 2015.
Sul fronte della Procura, la contestazione era stata sollevata dal magistrato Antonio Bruno Tridico, sostituto procuratore a Cosenza e candidato con maggiore anzianità di servizio. Secondo la sua ricostruzione, l’organo di autogoverno della magistratura non avrebbe adeguatamente valorizzato la varietà del suo percorso professionale, maturato in diversi ambiti della giurisdizione, inclusi settore civile, esecuzioni, sorveglianza e misure di prevenzione.
Il Tar del Lazio aveva inizialmente respinto il ricorso, ma il Consiglio di Stato ha ribaltato quell’esito. Per i giudici di secondo grado, il principio fissato dalla normativa interna del Csm impone una valutazione globale delle esperienze dei candidati, senza che un singolo segmento di carriera possa assumere un peso determinante.
«Il criterio previsto dalla normativa interna del Csm impone una valutazione complessiva delle esperienze professionali e non consente che un unico segmento della carriera, pur prestigioso, diventi il fattore esclusivo o prevalente della scelta», si legge nella motivazione, che ha portato all’accoglimento dell’appello e alla necessità di una nuova comparazione tra i candidati.
Diverso ma analogo l’esito relativo alla presidenza del Tribunale di Crotone. Il ricorso era stato presentato dall’ex presidente di sezione Massimo Forciniti, che aveva contestato la legittimità della partecipazione di Mingrone al bando, richiamando il principio della temporaneità degli incarichi direttivi e il limite della possibile reiterazione “per un’ulteriore sola volta”.
Anche in questo caso il Tar del Lazio aveva dato ragione alla magistrata, ritenendo che non avesse completato integralmente il precedente mandato. Il Consiglio di Stato ha però rovesciato la decisione, chiarendo che il limite alla rinnovabilità dell’incarico opera in modo automatico una volta intervenuta la conferma, indipendentemente dalla durata effettiva del secondo mandato.
«Il divieto di riassegnazione scatta automaticamente a seguito del provvedimento di conferma per una sola volta, indipendentemente dalla durata effettiva in mesi o anni del secondo mandato», stabiliscono i giudici amministrativi.
Le due sentenze aprono ora una nuova fase per la riorganizzazione degli uffici giudiziari crotonesi, che dovranno essere nuovamente oggetto di valutazione da parte del Consiglio Superiore della Magistratura.
