«San Giovanni in Fiore e Castrovillari, due città, due esiti diversi. Un sindaco che nasce zoppo, una sconfitta che si poteva evitare. In entrambi i casi, però, il responsabile è lo stesso: non il centrodestra, ma noi». È quanto dichiara il portavoce regionale di Europa Verde/AVS, Giuseppe Campana.
«A Castrovillari i conti si possono fare carta e penna. Se le coalizioni Bello, che abbiamo sostenuto, e Donadio avessero concorso insieme – sottolinea Campana – giacché presentano tra le loro fila anime progressiste e di centrosinistra, già al primo turno avrebbero superato la candidata del centrodestra che al ballottaggio si è imposta per soli 860 voti di scarto. Numeri che non certificano un’impresa del centrodestra ma un nostro cadeau. Il polo civico di Donadio aveva posto tre condizioni per l’apparentamento: difesa dell’ospedale di Castrovillari dalle mire dell’ASP Cosenza, Riserva Naturale Regionale pedemontana, ciclo dei rifiuti senza discariche né inceneritori. Tre punti di merito, non di potere. Tre punti che chiunque si richiami alla sinistra o all’ecologia avrebbe dovuto firmare al volo. Non è stato fatto ed oggi De Gaio siede nel palazzo di città».
«A San Giovanni in Fiore, ha vinto Barile notoriamente di centrodestra. La sua vittoria contro una coalizione da dieci liste è genuina, però, e non va sminuita. Significa, evidentemente, che la gente ha iniziato a stancarsi di quella “filiera istituzionale” arrogante e prepotente. Abbiamo sostenuto Candalise, ma anche in Sila si sarebbe potuta trovare la quadra almeno con Belcastro, sostenuto dal Comitato 18 gennaio di Mario Oliverio. Questo bailamme non ha prodotto altro che un problema, l’anatra zoppa in cui il peggior centrodestra della storia della Repubblica, potrà sguazzare».
«Il problema – evidenzia il portavoce regionale di AVS – non è la sconfitta, ma perdere da soli, per scelte che si potevano fare diversamente. E il problema, più profondo, è che questo schema si ripete perché nel campo progressista calabrese esiste una tendenza difficile da estirpare: usare le elezioni per giocare a braccio di ferro e non stringendosi la mano sulla base di idee e progetti. Questa non vuole essere critica rivolta a qualcuno in particolare, sia chiaro, ma al metodo, ai metodi. Un metodo che produce minoranze.
Il centrodestra non ha idee migliori delle nostre. Può portare in piazza il presidente della Regione, il sindaco di Reggio, il plurimegassessore regionale, come è accaduto a San Giovanni in Fiore o a Corigliano Rossano, e perdere lo stesso, se dall’altra parte c’è una proposta credibile e un campo che regge».
«Unità non significa rinunciare alle proprie posizioni ma sapere quando metterle al servizio di un obiettivo comune invece che di un posizionamento individuale. Significa riconoscere che tre punti programmatici condivisi valgono più di un seggio in minoranza. Questa tornata elettorale – conclude Giuseppe Campana – consegna una lezione che non è nuova, ma che continua a essere ignorata. Finché lo sarà, continueremo a fare i conti delle sconfitte invece dei programmi di governo».
