Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime forte preoccupazione per il progressivo deterioramento delle condizioni economiche in cui versa una parte significativa del personale docente di ruolo costretto a prestare servizio, spesso per molti anni consecutivi, in province molto distanti dalla propria residenza e dal proprio nucleo familiare.
L’attuale impennata del costo dei carburanti, con il prezzo medio nazionale del gasolio ormai superiore ai 2,18 euro al litro e quello della benzina prossimo ai 2 euro al litro, rappresenta soltanto l’ultimo fattore di un quadro economico che continua ad aggravarsi. L’intervento annunciato dal Governo mediante un decreto-ponte e la successiva eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili confermano che l’aumento dei costi della mobilità costituisce una questione di interesse nazionale. Per migliaia di docenti di ruolo fuori sede, tuttavia, il rincaro dei carburanti si somma all’incremento dei canoni di locazione, delle utenze, del trasporto ferroviario e aereo, dei pedaggi autostradali e, più in generale, del costo della vita nelle grandi aree urbane del Centro e del Nord Italia, dove si concentra una parte rilevante del fabbisogno di personale scolastico.
Il docente di ruolo fuori sede è personale stabilmente inserito nell’organico dello Stato. Ha superato procedure concorsuali pubbliche, garantisce continuità didattica, assicura il funzionamento delle istituzioni scolastiche e contribuisce quotidianamente alla realizzazione del servizio pubblico d’istruzione. Eppure, sotto il profilo economico, sostiene oneri che nessun’altra componente strutturale della pubblica amministrazione affronta con analoga intensità e continuità: doppia residenza, spese di trasporto, costi di ricongiungimento familiare e maggiori esborsi connessi alla permanenza in territori caratterizzati da un costo della vita sensibilmente più elevato rispetto alle aree di provenienza.
Il risultato è una progressiva erosione del reddito disponibile che altera l’equilibrio economico del rapporto di lavoro. Una quota sempre più consistente della retribuzione viene assorbita da costi incomprimibili, indispensabili per l’esercizio stesso della prestazione lavorativa. Ne deriva una condizione che la letteratura economica definisce “povertà lavorativa”, fenomeno che interessa lavoratori regolarmente occupati ma il cui reddito netto, una volta sostenuti i costi essenziali connessi all’attività lavorativa, risulta insufficiente a garantire adeguati livelli di sicurezza economica.
La questione non può essere ridotta a una mera problematica individuale. Essa assume una dimensione sistemica che coinvolge l’organizzazione dell’intero sistema scolastico nazionale. L’accumularsi di costi non compensati produce effetti sulla qualità della vita dei docenti, sulla serenità lavorativa, sulla permanenza nella professione e sulla capacità dell’Amministrazione di valorizzare il proprio capitale umano. Ogni politica pubblica efficace deve valutare non soltanto il costo diretto del personale, ma anche i costi indiretti generati da modelli organizzativi che trasferiscono stabilmente sul lavoratore oneri economici che dovrebbero essere oggetto di un più equilibrato contemperamento nell’ambito della gestione delle risorse umane.
Il vigente Contratto Collettivo Nazionale Integrativo sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie individua il ricongiungimento familiare quale interesse meritevole di tutela nell’ambito delle operazioni annuali di mobilità. Tuttavia, la persistente permanenza di migliaia di docenti in sedi molto lontane dalla propria residenza dimostra che l’attuale sistema non riesce ancora a offrire risposte adeguate a una parte consistente del personale di ruolo. È necessario aprire una riflessione sull’effettiva capacità degli strumenti oggi disponibili di realizzare gli obiettivi di riequilibrio territoriale e di valorizzazione del personale già stabilmente inserito nei ruoli dello Stato.
Il CNDDU ritiene che la condizione dei docenti di ruolo fuori sede non possa più essere affrontata esclusivamente nell’ambito delle ordinarie procedure annuali di mobilità. Essa costituisce una criticità strutturale della politica del personale scolastico. Il protrarsi della permanenza lontano dalla residenza familiare, in un contesto caratterizzato da elevata inflazione dei costi abitativi e della mobilità, determina un progressivo trasferimento di oneri economici dall’Amministrazione al lavoratore, con effetti che incidono sulla sostenibilità del rapporto di impiego, sulla capacità di risparmio delle famiglie e sull’attrattività stessa della professione docente.
Particolarmente delicata appare l’attuale fase delle assegnazioni provvisorie interprovinciali. Migliaia di docenti attendono l’esito delle procedure nella legittima aspettativa che l’Amministrazione valorizzi ogni possibilità consentita dalla normativa vigente per favorire il ricongiungimento familiare, soprattutto nei confronti di coloro che da molti anni garantiscono il funzionamento del sistema scolastico lontano dalla propria regione di origine. La permanenza indefinita in tale condizione rischia di trasformare un istituto organizzativo temporaneo in una forma di mobilità permanente, con ricadute economiche e sociali sempre più rilevanti.
Per tali ragioni il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché, nell’ambito delle prerogative riconosciute dall’ordinamento e del confronto con le parti sociali, siano promosse iniziative normative e amministrative finalizzate a favorire il rientro dei docenti di ruolo fuori sede, con particolare riguardo a coloro che attendono da anni una sede più vicina alla propria famiglia.
La scuola italiana continua a reggersi anche sul senso di responsabilità di migliaia di docenti che hanno accettato di svolgere il proprio servizio lontano dalla propria terra, contribuendo a garantire il diritto all’istruzione nelle aree caratterizzate da maggiore fabbisogno di personale. Oggi, però, il contesto economico impone una revisione delle politiche di mobilità. Un’organizzazione amministrativa moderna non può limitarsi a garantire la copertura dei posti, ma deve misurare l’impatto economico delle proprie scelte sul personale strutturato. Quando il costo necessario per mantenere il posto di lavoro assorbe una quota crescente della retribuzione, non si è più di fronte a una fisiologica conseguenza della mobilità territoriale, bensì a una criticità organizzativa che richiede un intervento strutturale. Restituire ai docenti di ruolo fuori sede una concreta prospettiva di ricongiungimento significa rafforzare l’efficienza del sistema scolastico, valorizzare il capitale professionale già formato dallo Stato e prevenire un progressivo impoverimento di una categoria che rappresenta uno dei pilastri della scuola pubblica italiana.
CNDDU: “Caro carburanti, costo della vita e mobilità del personale docente: chiesto al ministro Valditara un intervento straordinario per il rientro dei docenti di ruolo fuori sede”
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