Si è aperta con un minuto di silenzio in memoria dei quattro braccianti morti nel tragico incendio avvenuto nei giorni scorsi ad Amendolara la seduta del Consiglio regionale della Calabria. L’Aula ha reso omaggio a Waseem Khan, cittadino pachistano di 29 anni, e agli afghani Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, e Safi Iayjad, 27 anni, deceduti nel rogo che ha scosso profondamente l’opinione pubblica calabrese.
Ad aprire i lavori è stato il presidente del Consiglio regionale, Salvatore Cirillo, che ha ricordato come il dibattito sulla tragedia sia stato inserito all’ordine del giorno d’intesa con il presidente della Regione Roberto Occhiuto. «Il gravissimo episodio accaduto ad Amendolara – ha affermato – richiama tutti noi a una maggiore responsabilità e a un’azione istituzionale più forte sui temi del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della tutela della dignità delle persone». Cirillo ha espresso l’auspicio che dal confronto in Aula emergesse una risposta condivisa e concreta, capace di testimoniare vicinanza alle famiglie delle vittime e di rilanciare l’impegno della Calabria per la legalità, il lavoro dignitoso e la difesa dei diritti umani.
Il dibattito è stato aperto dal consigliere Ferdinando Laghi (Tridico Presidente), che ha posto l’accento sulle carenze strutturali degli Ispettorati del lavoro, sottolineando la necessità di maggiori investimenti e di un’integrazione delle banche dati degli enti coinvolti nei controlli.
Numerosi gli interventi che si sono succeduti nel corso della seduta, accomunati dalla richiesta di un rafforzamento delle attività di contrasto al caporalato e al lavoro nero.
Ernesto Alecci ha raccontato il disagio provato durante la manifestazione organizzata ad Amendolara, spiegando di aver sentito il peso della responsabilità istituzionale di fronte a una tragedia di tale portata. Dello stesso tenore l’intervento di Vincenzo Bruno (Tridico Presidente), che ha chiesto la convocazione urgente della Commissione anti ’ndrangheta. Elisabetta Santoianni (Forza Italia), presidente della VI Commissione Agricoltura, ha ricordato di aver immediatamente convocato l’organismo consiliare, ribadendo che il compito delle istituzioni è ascoltare, comprendere e agire, evitando divisioni e polemiche.
Per Filomena Greco (Casa Riformista – Italia Viva) occorre verificare se gli strumenti di contrasto al caporalato già esistenti siano stati realmente utilizzati e con quale efficacia. Dai banchi della maggioranza, Giuseppe Mattiani (Lega) ha invitato tutte le forze politiche a collaborare senza appartenenze di partito, ricordando che il contrasto al fenomeno compete in primo luogo agli organi di controllo.
A nome della Giunta regionale sono intervenuti l’assessore alle Politiche sociali Pasqualina Straface e l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo. Straface ha definito la tragedia di Amendolara «disumana» e capace di scuotere le coscienze di tutti, sottolineando come dietro le vittime vi siano storie di persone che avevano lasciato il proprio Paese in cerca di un futuro migliore. L’assessore ha ricordato l’attività del Tavolo regionale anticaporalato e la riattivazione del progetto “Su.Pr.Eme. 2”, finalizzato alla prevenzione e al contrasto del lavoro sommerso e dello sfruttamento lavorativo, annunciando inoltre l’idea di una cabina di regia permanente per il monitoraggio del fenomeno.
Gallo ha invece invitato a un’assunzione collettiva di responsabilità, evitando generalizzazioni che possano danneggiare l’intero comparto agricolo calabrese. L’assessore ha richiamato altri gravi episodi verificatisi in diverse regioni italiane, sostenendo che non si possa criminalizzare un intero settore produttivo per fatti che richiedono invece un’azione condivisa e responsabile.
Nel prosieguo del dibattito, Rosellina Madeo (Pd) ha parlato di una «strage annunciata», sostenendo che il caporalato rappresenti una realtà che non può essere ignorata. Marco Polimeni (Forza Italia) ha invitato il Consiglio a trasformare l’indignazione in azioni concrete, mentre Elisa Scutellà (Movimento 5 Stelle) ha sottolineato che il confronto non può limitarsi al cordoglio, ma deve tradursi in iniziative operative.
Riccardo Rosa (Noi Moderati) ha evidenziato come al momento non vi siano risultanze investigative che colleghino direttamente le vittime ad aziende agricole calabresi. A questa posizione ha replicato Elisabetta Barbuto (Movimento 5 Stelle), ricordando che, al di là delle responsabilità ancora da accertare, il fatto si è verificato in Calabria e impone una riflessione politica e istituzionale. Giuseppe Ranuccio (Pd) ha escluso responsabilità dirette del presidente Occhiuto o del Governo nazionale, ma ha ribadito che il fenomeno del caporalato esiste e chiama tutti a una presa di coscienza.
Per Sergio Ferrari (Forza Italia), il caporalato non rappresenta una questione settoriale ma un tema che coinvolge legalità, qualità del sistema produttivo e diritti dei lavoratori. Più duro l’intervento di Giuseppe Falcomatà (Pd) ha accusato la maggioranza di avere le mani sporche di sangue e di aver ignorato per troppo tempo una realtà nota da decenni e ha richiamato la memoria di Jerry Masslo, simbolo delle lotte contro lo sfruttamento dei lavoratori migranti.
Domenico Giannetta (Forza Italia) ha richiamato l’Aula all’unità istituzionale, affermando che davanti a una tragedia di tale portata non possono esistere appartenenze politiche, ma soltanto il dovere di difendere la dignità della persona e del lavoro. A chiudere il confronto è stata Daniela Iiriti (Fratelli d’Italia), che ha criticato le parole di Falcomatà, sostenendo che il caporalato sia un fenomeno radicato e diffuso ben oltre i confini regionali e che attribuire responsabilità collettive rischi di alimentare divisioni anziché contribuire alla ricerca di soluzioni.
