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Premio Sila ’49, Tommaso Greco apre il weekend conclusivo: “La pace è già una realtà, è da lì che dobbiamo partire”

Decine di guerre nel mondo, il riarmo europeo, un’informazione che lavora ogni giorno per rendere la guerra accettabile. Tommaso Greco ha dato il via agli ultimi tre giorni della XIV edizione del Premio Sila ‘49 partendo da qui, dalla tesi centrale di “Critica della ragione bellica” (Laterza): è possibile pensare la pace a partire dalla pace stessa, senza passare dalla guerra? Ieri sera, nel pittoresco gazebo della Villa Vecchia, nel bel mezzo del polmone verde del centro storico di Cosenza, il vincitore del Premio saggistica “Marta Petrusewicz” ha presentato il suo saggio in dialogo con lo storico Piero Bevilacqua, giurato del Premio Sila, e il politologo Francesco Raniolo dell’Università della Calabria.

Il diritto come spazio di relazione
Greco ha smontato l’idea del diritto ridotto a sanzione e comando. «Il diritto è prima di tutto un sistema di relazioni, uno spazio nel quale ci riconosciamo reciprocamente come cittadini e come soggetti titolari di diritti e di doveri». Un impianto che vale anche sul piano internazionale: «Quando il diritto internazionale viene ignorato, il problema non è la sua inesistenza. Il problema è la responsabilità di chi dovrebbe farlo valere e non lo fa». Il riferimento al mancato intervento nei confronti di Israele è stato esplicito.

La grande narrazione bellicista
Al centro della serata il tema dell’informazione. Il professor Greco ha denunciato quella che definisce «la grande narrazione bellicista»: una macchina mediatica che oscura le ragioni del pacifismo, denigra il confronto e presenta la guerra come orizzonte inevitabile. «La responsabilità dell’informazione oggi è enorme. Ed è una responsabilità che passa innanzitutto attraverso la censura degli argomenti del pacifismo». A rafforzare l’analisi, il richiamo a Simone Weil, secondo la quale la responsabilità di chi, attraverso la penna, creò l’ambiente adatto all’ascesa di Hitler, non era inferiore a quella di Hitler stesso.
Il cuore del libro, ha spiegato Greco, è una lettura fiduciaria dei rapporti internazionali. «La fiducia non è un’illusione. Noi ci fidiamo continuamente degli altri, centinaia di volte al giorno. La pace è già una realtà: ci sono centinaia di Stati che vivono pacificamente tra loro». L’Unione Europea, in questo senso, rappresenta la prova concreta: ottant’anni di pace costruiti su un modello cooperativo, «e invece oggi, dentro la grande narrazione bellicista, sembra quasi che dovremmo vergognarci di aver vissuto ottant’anni di pace».

Kant e la democrazia
Piero Bevilacqua ha riportato il confronto su Immanuel Kant e sul suo “Per la pace perpetua”, scritto nel 1795 con una lucidità che Greco nel libro restituisce in pieno. Il filo conduttore dell’intera serata è stato il legame tra chi decide la guerra e chi la combatte: due figure che, nella storia, non coincidono mai. «Il primo modo per curare la pace è curare la democrazia», ha detto Greco. Raniolo ha allargato la riflessione alla crisi della cultura civica e allo sdoganamento trentennale dell’aggressività nel linguaggio pubblico italiano, richiamando il pensiero di Johannes Althusius che nel suo capolavoro “Politica methodice digesta” (1603) definisce la politica come «l’arte simbiotica, l’arte dello stare insieme». La serata si è chiusa con una nota di fiducia nella società civile. «Lo scollamento tra società civile ed élite è ormai evidente – ha osservato Tommaso Greco –. La società civile ha capito di avere uno strumento, un potere. E quando sarà necessario, quel potere potrà essere usato».
Il Premio Sila prosegue oggi a Camigliatello Silano con l’omaggio a Marta Petrusewicz e il dialogo “La continuità del male” tra Tomaso Montanari ed Enzo Paolini. Domani a Palazzo Arnone la lectio magistralis di Paolo Fresu e la cerimonia di premiazione condotta da Ritanna Armeni.

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