“Quanto accaduto a Terranova da Sibari nella notte tra l’1 e il 2 Giugno non può essere archiviato come un fatto di
cronaca nera destinato a occupare per qualche giorno le pagine dei giornali per poi essere dimenticato. Una
giovane donna, MariaIda, è stata accoltellata e poi quasi strangolata da un uomo che non accettava i suoi ripetuti
rifiuti. Si è salvata soltanto grazie all’intervento provvidenziale di un amico. Oggi è viva per una circostanza
fortunata. Domani, in una situazione analoga, potrebbe non esserlo un’altra donna. Di fronte a episodi come
questo, la politica ha il dovere di andare oltre la semplice espressione di solidarietà. Non siamo davanti a un gesto
imprevedibile o a un momento di follia. Siamo davanti all’ennesima manifestazione di una cultura del possesso
che porta alcuni uomini a considerare il rifiuto di una donna come un affronto da punire, anziché una scelta da
rispettare.
Di fronte a un episodio così grave, viene spontaneo chiedersi cosa stiamo facendo, come società e come
istituzioni, per prevenire la violenza prima che si manifesti. Perché il problema non nasce nel momento in cui viene
impugnato un coltello: nasce molto prima, nella mancata educazione al consenso, al rispetto
dell’autodeterminazione delle donne e alla gestione del rifiuto. In questo contesto preoccupano le recenti scelte
del Governo Meloni sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Mentre il Paese continua a contare donne uccise
o sopravvissute per miracolo alla violenza maschile, si introducono nuovi ostacoli alla diffusione di percorsi
educativi che affrontano temi come il consenso, le relazioni sane e il rispetto reciproco. La nuova normativa
promossa dal ministro Giuseppe Valditara subordina infatti le attività di educazione sessuo-affettiva al consenso
preventivo delle famiglie e ne limita ulteriormente l’applicazione nelle scuole.
Nessuno sostiene che l’educazione affettiva è una soluzione miracolosa contro ogni forma di violenza. Ma è
difficile immaginare una strategia di contrasto efficace se si rinuncia proprio agli strumenti che possono
insegnare alle nuove generazioni che un “no” è un no, che l’affetto non è possesso e che il rifiuto non autorizza
mai la sopraffazione. Ogni volta che la politica arretra sul terreno della prevenzione culturale, lascia scoperto uno
spazio che troppo spesso viene riempito dalla violenza. Servono investimenti concreti nell’educazione affettiva e
al rispetto delle differenze, percorsi di prevenzione nelle scuole, sostegno ai centri antiviolenza e una rete
istituzionale capace di intercettare i segnali di pericolo prima che si trasformino in tragedie. La lotta alla violenza
di genere non può essere demandata soltanto alle forze dell’ordine o alla magistratura quando il reato è già stato
commesso, deve diventare una priorità culturale e politica.
A MariaIda va la nostra piena solidarietà e il nostro augurio di pronta guarigione. Ma la solidarietà, da sola, non
basta. Ogni volta che una donna viene colpita perché ha rivendicato la propria libertà di scegliere, viene colpito un
principio fondamentale della nostra democrazia: il diritto di ciascuna persona a vivere libera dalla paura e dalla
violenza.
Terranova da Sibari oggi ci pone una domanda semplice ma inevitabile: quante altre donne dovranno rischiare la
vita prima che il contrasto alla violenza di genere diventi una priorità assoluta dell’agenda politica e sociale del
nostro Paese? Su questa domanda nessuno può permettersi di voltarsi dall’altra parte”.
Così in una nota Noemi Forlino – Responsabile politiche giovanili e comunicazione Sinistra Italiana e UGS Calabria, e Giulia Grandinetti – Referente Regionale UGS Calabria e componente Segreteria Regionale Sinistra Italiana.
