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Tre anni senza Kata: le 97 telecamere e gli interrogativi ancora aperti sulla scomparsa della bambina

Tre anni dopo la scomparsa di Kataleya Mia Alvarez Chicclo, la bambina peruviana svanita nel nulla dall’ex hotel Astor di Firenze il 10 giugno 2023, le indagini continuano a cercare risposte in un mosaico di immagini, testimonianze e piste mai del tutto chiarite. Oggi Kata avrebbe più di otto anni, ma il mistero che circonda la sua sorte resta irrisolto.

Tra gli elementi sui quali si concentrano le ultime verifiche vi sono i filmati provenienti da 97 telecamere collocate nell’area circostante l’ex albergo occupato. Registrazioni raccolte dagli investigatori e che potrebbero ancora custodire dettagli sfuggiti alle analisi effettuate finora. “Abbiamo chiesto di poter esaminare questi filmati per offrire il nostro contributo alle indagini”, spiega l’avvocato Giovanni Conticelli, legale della madre della bambina, Katherine Alvarez. “L’accesso agli atti consente di verificare non solo ciò che è stato fatto, ma anche di confrontare le immagini con quanto riferito dai testimoni”.

L’inchiesta formalmente resta aperta e vede tra gli indagati gli zii della minore, Abel Argenis Vasquez e Marlon Chicclo. Tuttavia il trascorrere del tempo e le scadenze previste dalla riforma Cartabia avvicinano il rischio di una possibile archiviazione, anche se eventuali nuovi elementi potrebbero riattivare ulteriori approfondimenti investigativi.

Uno degli aspetti che continua a pesare sulla ricostruzione dei fatti è il clima di silenzio che avrebbe caratterizzato le ore successive alla sparizione. “L’omertà è sempre stata uno degli ostacoli principali”, ha più volte sostenuto la madre della bambina. Un elemento che, secondo la famiglia, potrebbe aver compromesso la possibilità di ricostruire con precisione quanto accaduto all’interno dell’edificio.

La mattina della scomparsa Katherine era al lavoro e aveva lasciato la figlia sotto la supervisione dei due zii, anch’essi residenti nell’ex Astor, una struttura occupata da tempo e segnata da forti tensioni interne tra diversi gruppi di occupanti. L’ultima immagine certa di Kata arriva da una telecamera privata installata in via Boccherini: la bambina viene ripresa mentre scende una scala esterna dopo essere salita ai piani superiori. Da quel momento le sue tracce si interrompono.

Le verifiche svolte dagli investigatori hanno escluso che la piccola sia uscita dagli accessi principali dell’edificio, così come è stata esclusa la sua permanenza all’interno della struttura dopo la scomparsa. L’ex hotel è stato infatti controllato accuratamente, anche con il supporto dei Carabinieri specializzati nelle ricerche complesse.

Per la famiglia resta però aperta un’altra ipotesi. La criminologa Stefania Sartorini, incaricata di seguire gli approfondimenti investigativi privati, ritiene che una possibile via di fuga possa essere stata quella che conduce a via Monteverdi, sul retro dell’ex albergo. Un percorso meno immediato, accessibile attraverso passaggi secondari conosciuti da chi frequentava abitualmente l’immobile.

“Alcune delle telecamere acquisite coprono proprio quell’area”, emerge dalle verifiche richieste dalla difesa. L’obiettivo è comprendere se vi siano dettagli trascurati o movimenti rimasti inosservati che possano contribuire a chiarire la dinamica della scomparsa.

Nel corso degli anni l’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia ha esplorato numerosi scenari, spingendosi anche all’estero e approfondendo possibili ipotesi legate a un rapimento o a una ritorsione nei confronti della famiglia. Al momento della sparizione il padre della bambina si trovava detenuto nel carcere di Sollicciano, mentre lo zio materno è coinvolto in un procedimento relativo alla gestione delle stanze all’interno dell’occupazione.

Restano però molti interrogativi sulle prime ore successive alla sparizione. La denuncia della madre arrivò soltanto in tarda serata, quando all’interno dell’ex Astor la notizia era già ampiamente circolata. Il primo intervento dei carabinieri avvenne il giorno successivo, mentre lo sgombero dell’edificio fu eseguito soltanto una settimana più tardi. Anche la verifica dei cassonetti della zona fu effettuata con ritardo rispetto alla scomparsa.

A complicare ulteriormente il quadro vi è l’assenza di un censimento preciso delle persone presenti nella struttura occupata in quei giorni. Un vuoto che, a distanza di tre anni, continua ad alimentare dubbi e rende ancora più difficile arrivare alla verità sulla sorte della piccola Kata.

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