La Coppa Italia è storicamente terreno di caccia delle grandi, dove il vertice è sostenuto dalla Juventus che ha ottenuto 15 successi totali, seguita da Inter a quota 10 e Roma a 9. Eppure, sfogliando l’albo d’oro della competizione, si scoprono anche pagine diverse, fatte di squadre meno blasonate che almeno una volta sono riuscite a mettere le mani sul trofeo. Sono queste le favole più affascinanti, quelle che rendono la coppa nazionale un torneo capace, di tanto in tanto, di regalare sorprese autentiche. Del resto, la formula a eliminazione diretta è il terreno ideale per i colpi di scena: basta una serata storta della favorita per aprire scenari fino a poco prima impensabili.
Atalanta 1963, il primo grande colpo
La prima impresa da ricordare porta la data del 1963. In finale, a San Siro, l’Atalanta travolse per 3-1 un Torino più quotato, trascinata da una tripletta di Angelo Domenghini. Fu il primo trofeo importante della storia orobica e, curiosamente, rimase l’unico per oltre sessant’anni, fino alla conquista dell’Europa League nel 2024. Un successo entrato di diritto nell’epica bergamasca. Per una provinciale, all’epoca, alzare un trofeo nazionale significava entrare in un salotto fino ad allora riservato quasi esclusivamente alle grandi del calcio italiano.
Vicenza 1997, l’impresa di Guidolin
Un altro capolavoro biancorosso arrivò nel 1996/97, quando il Vicenza di Francesco Guidolin conquistò la sua unica Coppa Italia. In finale i veneti persero di misura l’andata contro il Napoli, ma ribaltarono tutto nel ritorno imponendosi per 3-0 dopo i tempi supplementari. Una cavalcata che aprì le porte dell’Europa e che ancora oggi resta il traguardo più alto mai raggiunto dal club, capace in quegli anni di competere anche in campo internazionale.
Bologna 2025, la fine di una lunga attesa
La favola più recente è quella del Bologna, che nel maggio 2025 ha alzato il trofeo battendo il Milan per 1-0 grazie a una rete di Dan Ndoye. Con la squadra guidata da Vincenzo Italiano, i rossoblù hanno conquistato la loro terza Coppa Italia dopo quelle del 1970 e del 1974, chiudendo un digiuno lungo più di mezzo secolo e regalando alla città una festa attesa da generazioni di tifosi. Un trionfo che ha trasformato un’intera stagione in qualcosa di storico per la piazza emiliana.
Le favole dalle serie minori
La coppa, però, sa premiare anche chi arriva da lontano. La primissima edizione, nel 1922, fu vinta addirittura dal Vado, e nel tempo si sono ritagliate uno spazio anche formazioni delle categorie inferiori. La Reggina, che oggi gioca in Serie D e dove quest’anno ha iniziato la sua avventura nella coppa di categoria in maniera roboante, militava in Serie B quando nel lontano ’68 raggiunse i quarti di finale, punto più lontano mai toccato nel tabellone, mentre nel 2016 l’Alessandria arrivò a giocare addirittura la semifinale con il Milan nonostante militasse in Serie C. Ancora, nel 1994 la “piccola” Ancona sfiorò il colpo grosso spingendosi fino alla finale, poi persa contro la Sampdoria. Difficilmente, però, si verificano exploit del genere e di conseguenza le attenzioni dei media e le quote riferite alla Coppa Italia prendono maggiormente in considerazione le ipotesi di un successo di Inter, Napoli o Juventus.
Perché amiamo queste storie
È proprio questa alternanza tra pronostici rispettati e sorprese improvvise a rendere la Coppa Italia un torneo speciale. Le grandi restano favorite sulla carta, ma ogni tanto una provinciale trova la serata perfetta, elimina una big e riscrive la storia con un’impresa destinata a restare negli annali. E allora, tra gli archivi, restano custodite le imprese di chi non doveva vincere e invece ci è riuscito: un promemoria che, nel calcio, nulla è mai davvero scritto. Ed è anche per questo che, ogni stagione, le squadre più piccole affrontano il tabellone con la segreta speranza di finire, un giorno, in quella lista di sognatrici.
