Nuovo fronte giudiziario sulla gestione degli interventi di ripristino realizzati dopo le alluvioni che hanno colpito il territorio provinciale di Crotone nel corso dell’inverno scorso. L’attività di somma urgenza affidata dalla Provincia è ora al centro di verifiche da parte della magistratura.
Nella mattinata odierna i militari della Guardia di finanza hanno effettuato un’acquisizione documentale negli uffici dell’ente, su disposizione del procuratore capo Domenico Guarascio, prelevando un’ampia mole di fascicoli relativi agli appalti eseguiti nelle settimane successive all’emergenza meteorologica.
L’attenzione degli investigatori si concentra su 28 interventi destinati al ripristino e alla messa in sicurezza della rete viaria provinciale, gravemente danneggiata dal ciclone “Harry”, che lo scorso gennaio ha interessato il Sud Italia e in particolare la Calabria.
Le opere, affidate in regime di somma urgenza, risultano essere state assegnate a più imprese tramite procedure dirette, senza gara pubblica. Proprio questo aspetto è uno dei punti centrali dell’inchiesta in corso.
Secondo quanto filtra dalle indagini, l’obiettivo è verificare la correttezza delle procedure adottate e la presenza dei requisiti previsti per il ricorso agli affidamenti diretti in situazione emergenziale.
“Ed è proprio per verificare la legittimità delle procedure e la sussistenza dei requisiti per l’assegnazione diretta dei lavori che questa mattina i finanzieri hanno acquisito delibere, determine e registri contabili relativi agli interventi”.
Il valore complessivo dei lavori sotto esame ammonta a circa 2,5 milioni di euro, finanziati con risorse stanziate a livello nazionale dopo la dichiarazione dello stato di emergenza deliberata dal Consiglio dei ministri, che ha complessivamente messo a disposizione circa 100 milioni di euro per fronteggiare i danni del ciclone.
Per l’amministrazione provinciale si tratta di un nuovo capitolo giudiziario delicato, che si aggiunge all’inchiesta denominata “Teorema”, emersa lo scorso marzo, nella quale erano stati ipotizzati presunti episodi di corruzione nella gestione degli appalti pubblici dell’ente, con affidamenti a imprese e professionisti ritenuti vicini a contesti personali in cambio di utilità economiche.
