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Caporalato, l’allarme della Cgil Basilicata dopo la tragedia di Amendolara: “Serve una risposta immediata dello Stato”

La tragedia di Amendolara riaccende i riflettori sul fenomeno del caporalato nel Sud Italia e sulle condizioni in cui operano migliaia di lavoratori agricoli. A intervenire è stato il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, che ha definito quanto accaduto come la conferma di un sistema di sfruttamento profondamente radicato tra Calabria e Basilicata.

“I tragici fatti di Amendolara, oltre ad essere di una atrocità e disumanità inaudita, sono l’ennesima dimostrazione di come il caporalato nel Metapontino sia strutturato e radicato”, ha dichiarato il sindacalista. Secondo Mega, i lavoratori coinvolti erano impiegati nelle campagne del Metapontino e della fascia ionica lucana, in un contesto caratterizzato da una crescente commistione tra criminalità organizzata e reti di sfruttamento della manodopera. “I braccianti bruciati dai caporali con sede a Villapiana erano impiegati nelle campagne di Scanzano e della costa ionica lucana, un territorio dove le maglie dell’illegalità sono sempre più intricate tra organizzazioni criminali locali e quelle delle regioni limitrofe, come Puglia e Calabria”.

Per questo motivo la Cgil chiede un intervento urgente delle istituzioni. Mega ha sollecitato “la convocazione urgente in Prefettura del tavolo della sicurezza e del caporalato” affinché si costruisca “un’azione congiunta di organizzazioni datoriali, istituzioni regionali, sindacati e forze dell’ordine affinché episodi del genere non si verifichino più”.

Il segretario regionale del sindacato ha inoltre evidenziato il valore simbolico della vicenda, avvenuta a pochi giorni dalla celebrazione della Festa della Repubblica. “Il fatto che le atrocità di Amendolara si siano verificate a ridosso dell’80esimo anniversario della Repubblica italiana, quella stessa Repubblica fondata sul lavoro, rende ancora più stridente la retorica sul lavoro e sull’aumento dell’occupazione al Sud”, ha affermato.

Nella sua analisi, Mega ha descritto una realtà occupazionale segnata da precarietà e sfruttamento, soprattutto nel comparto agricolo. “Nel Mezzogiorno siamo tornati al 1800, alla pre-industrializzazione. Il lavoro nero, specie in agricoltura, resta una piaga sociale che va assolutamente estirpata e che può essere sconfitta solo prendendo atto che le politiche di prevenzione fino a questo momento utilizzate sono deboli e inappropriate. Il lavoro nel nostro Paese è sempre più precario e sfruttato, fino a vere e proprie forme di nuova schiavitù”.

Mega ha poi richiamato le responsabilità del sistema produttivo, chiedendo un maggiore coinvolgimento delle imprese nella lotta contro lo sfruttamento. “Questa disumanizzazione del lavoro” impone, secondo il leader sindacale, “una presa di coscienza anche delle imprese agricole, la maggioranza delle quali ricorre a manodopera straniera”. Da qui l’invito alle associazioni di categoria a svolgere un ruolo attivo: “Bisogna che le organizzazioni datoriali siano in prima linea per contrastare lo sfruttamento della manodopera in agricoltura, che danneggia tutto il territorio lucano a partire dalle stesse imprese agricole che vivono nel rispetto della legalità”.

Nel suo intervento, il segretario della Cgil Basilicata ha infine rivolto dure critiche anche all’attuale normativa sugli ingressi dei lavoratori stranieri. Richiamando gli episodi più recenti avvenuti nel Mezzogiorno, ha sostenuto che “i tragici fatti di Amendolara oggi, la strage dei braccianti pakistani lo scorso ottobre, quando persero la vita in un incidente sulla fondovalle dell’Agri, ammassati in dieci in una multipla omologata per sette, e i recenti arresti tra la Val d’Agri e il Metapontino, con decine di braccianti trovati in condizioni disumane e salari da fame, ancora una volta mettono in evidenza come il cosiddetto decreto flussi per l’ingresso di lavoratrici e lavoratori stranieri, oltre ad essere palesemente inefficace, continua a produrre irregolarità e ingiustizie”.

Secondo Mega, il meccanismo attuale non garantisce percorsi regolari e sicuri per chi arriva in Italia in cerca di lavoro. “Non è mai stato uno strumento per garantire ingressi legali e sicuri perché si basa sull’incrocio tra domanda e offerta di lavoro a distanza. La mancanza di trasparenza e l’opacità dei meccanismi di intermediazione continuano a lasciare migliaia di persone nelle mani di sfruttatori e soggetti senza scrupoli, come dimostrato dai terribili fatti degli ultimi mesi”.

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