Lo dichiara Orlandino Greco, consigliere regionale della Calabria e delegato ai Rapporti con i Calabresi nel Mondo.
«Si tratta di una scelta che non tiene conto delle profonde differenze esistenti tra le comunità italiane sparse nel mondo. Le esigenze di un italiano residente a Chicago sono completamente diverse da quelle di un connazionale che vive a Melbourne, a Buenos Aires o a Johannesburg. Cambiano i contesti economici, sociali, culturali, le relazioni con le istituzioni locali e, di conseguenza, cambiano anche le priorità e le istanze che chiedono di essere rappresentate.
L’esperienza maturata all’interno della Consulta dei Calabresi nel Mondo mi ha consentito di comprendere ancora più profondamente il valore delle nostre comunità all’estero. Esse rappresentano il più autentico veicolo dell’italianità e della calabresità nel mondo: una straordinaria rete di donne e uomini che, ogni giorno, custodiscono la nostra identità, le nostre tradizioni e promuovono l’immagine dell’Italia e della Calabria ben oltre i confini nazionali.
Le comunità italiane all’estero costituiscono un patrimonio strategico, un vero e proprio Made in Italy vivente, capace di rafforzare il prestigio internazionale del nostro Paese e di creare opportunità concrete per le imprese italiane e calabresi, favorendo relazioni economiche, investimenti, internazionalizzazione e nuovi percorsi di import ed export. Per questo motivo meritano attenzione, ascolto e politiche costruite sulle peculiarità di ogni singola area geografica, non soluzioni che finiscono per uniformare realtà profondamente diverse.
La politica ha il dovere di salvaguardare questo patrimonio umano, culturale ed economico, valorizzandone le specificità e garantendo una rappresentanza realmente vicina alle esigenze delle diverse comunità. La rappresentanza degli italiani all’estero non può essere sacrificata in nome di una semplificazione organizzativa. Deve continuare a garantire prossimità, conoscenza dei territori e capacità di interpretarne le caratteristiche.
Per questo esprimo la mia convinta contrarietà a questo emendamento e auspico che il Parlamento possa riconsiderare una scelta che rischia di indebolire il legame tra l’Italia e milioni di connazionali che continuano a rappresentare, nel mondo, uno dei più importanti ambasciatori della nostra Nazione.»
