Le recenti elezioni amministrative in Calabria lasciano una lezione politica precisa: per il centrosinistra e le forze progressiste il vero avversario non sarebbe stato il centrodestra, ma la frammentazione interna. È la riflessione affidata da Giuseppe Campana, portavoce regionale di Europa Verde-Alleanza Verdi e Sinistra, a un’analisi del voto che prende in esame in particolare i casi di Castrovillari e San Giovanni in Fiore.
“San Giovanni in Fiore e Castrovillari, due città, due esiti diversi. Un sindaco che nasce zoppo, una sconfitta che si poteva evitare. In entrambi i casi, però, il responsabile è lo stesso: non il centrodestra, ma noi”, afferma Campana.
Secondo il dirigente di Avs, a Castrovillari la mancata convergenza tra le diverse componenti dell’area progressista avrebbe avuto un peso determinante sul risultato finale. “A Castrovillari i conti si possono fare carta e penna. Se le coalizioni Bello, che abbiamo sostenuto, e Donadio avessero concorso insieme, giacché presentano tra le loro file anime progressiste e di centrosinistra, già al primo turno avrebbero superato la candidata del centrodestra che al ballottaggio si è imposta per soli 860 voti di scarto”.
Per Campana, il successo del centrodestra sarebbe stato favorito soprattutto dalle divisioni interne al fronte avversario. “Numeri che non certificano un’impresa del centrodestra ma un nostro cadeau”.
Nel suo intervento richiama inoltre le condizioni avanzate dal polo civico guidato da Donadio in vista di un possibile accordo politico. “Tre punti di merito, non di potere. Tre punti che chiunque si richiami alla sinistra o all’ecologia avrebbe dovuto firmare al volo”. Il mancato raggiungimento dell’intesa, secondo il portavoce di Avs, ha contribuito a spianare la strada alla vittoria di De Gaio.
Diversa ma altrettanto significativa, a suo giudizio, la situazione emersa a San Giovanni in Fiore. Pur riconoscendo il successo del candidato vincente, Campana sottolinea che il risultato non può essere ridimensionato. “A San Giovanni in Fiore, ha vinto Barile notoriamente di centrodestra. La sua vittoria contro una coalizione da dieci liste è genuina, però, e non va sminuita”.
Per il rappresentante di Europa Verde, il voto avrebbe evidenziato anche una crescente insofferenza verso determinati modelli di gestione del potere. “Significa, evidentemente, che la gente ha iniziato a stancarsi di quella ‘filiera istituzionale’ arrogante e prepotente”.
Campana ricorda il sostegno dato alla candidatura di Candalise, ma osserva che sarebbe stato possibile costruire una coalizione più ampia coinvolgendo anche altre realtà politiche e civiche. La mancata sintesi avrebbe prodotto, a suo avviso, una situazione di instabilità amministrativa. “Questo bailamme non ha prodotto altro che un problema, l’anatra zoppa in cui il peggior centrodestra della storia della Repubblica, potrà sguazzare”.
L’analisi si allarga poi al quadro politico regionale. “Il problema non è la sconfitta, ma perdere da soli, per scelte che si potevano fare diversamente”. Per Campana, il nodo centrale resta l’incapacità del campo progressista di costruire alleanze fondate su programmi condivisi anziché su contrapposizioni interne. “Nel campo progressista calabrese esiste una tendenza difficile da estirpare: usare le elezioni per giocare a braccio di ferro e non stringendosi la mano sulla base di idee e progetti”.
Una critica che, precisa, non è rivolta a singoli protagonisti ma al metodo politico adottato. “Questa non vuole essere critica rivolta a qualcuno in particolare, sia chiaro, ma al metodo, ai metodi. Un metodo che produce minoranze”.
Infine, il portavoce regionale di Avs richiama la necessità di costruire convergenze più solide per il futuro. “Unità non significa rinunciare alle proprie posizioni ma sapere quando metterle al servizio di un obiettivo comune invece che di un posizionamento individuale”. E conclude con un monito rivolto all’intero schieramento progressista: “Questa tornata elettorale consegna una lezione che non è nuova, ma che continua a essere ignorata. Finché lo sarà, continueremo a fare i conti delle sconfitte invece dei programmi di governo”.
