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Codacons Reggio Calabria: “Doppia disparità di trattamento del garante privacy, atti alla Procura di Roma”

L’Italia appare ormai aver smarrito la capacità di difendere, al proprio interno, quei principi di legalità,
uguaglianza, imparzialità e controllo del potere pubblico che ne avevano fatto la “culla del diritto”.
L’Europa non può essere considerata un istituto di credito da cui attingere risorse, ma un
ordinamento comune di valori, garanzie e responsabilità. L’ultimo referendum ha solo reso più
evidente una crisi che riguarda l’intero pianeta giustizia: il rapporto tra cittadini, istituzioni, controlli
pubblici e tutela effettiva dei diritti.
È in questo quadro che il caso del Garante Privacy assume un rilievo nazionale. Perché il Garante è
il punto di collegamento diretto tra il sistema italiano e il diritto dell’Unione; e proprio nella gestione
delle vicende che riguardano i dati personali, i consumatori e il potere pubblico emergono oggi
ambiguità, disparità di trattamento e cortocircuiti istituzionali che non possono più essere ignorati.
Una questione che emerge in modo prorompente dall’ultimo provvedimento dell’Autorità, con il
quale il prof. Stanzione ha dichiarato l’illiceità dell’operato del Comune di Reggio Calabria,
riaffermando un principio netto: le telecamere di videosorveglianza urbana di contesto non possono
essere utilizzate per contestare violazioni amministrative al Codice della strada.
Un principio che si salda con quanto già affermato nel dicembre scorso per il Comune di Nave (BS),
dove l’Autorità ha ritenuto illecito il trattamento e i dati raccolti con sistemi di lettura targhe per
finalità sanzionatorie stradali, in linea con quanto sancito dal dott. Renato Cortese, Direttore
Centrale della Polizia Stradale.
Dentro questo quadro si colloca l’ambiguità usata dalla condotta ondivaga del Comune di Villa San
Giovanni, dove l’Ente dapprima attiva un sistema OCR per l’accertamento di violazioni al CdS; poi
comunica alla Prefettura di Reggio Calabria che non si tratta di videosorveglianza urbana di contesto
e tre giorni dopo muta nuovamente opinione, tramite un documento tecnico privo della
legittimazione necessaria a trasformare ex post finalità, base giuridica e natura del trattamento,
affermando trattarsi di videosorveglianza di contesto, senza preventivamente avere stipulato
convenzione con la Prefettura.
Il risultato è un cortocircuito istituzionale macroscopico, costituito da oltre 8 mila verbali elevati in
soli 4 mesi su un potenziale di 8 mln di veicoli, un paio di “Reclami” indirizzati al Garante dal
CODACONS, trattati silenziosamente come “Segnalazioni”, diversi Reclami presentati direttamente
dai consumatori e una indagine avviata dalla Procura di Catanzaro, con sequestri e l’ipotesi di frode
in pubbliche forniture, perché lo stesso sistema per fare cassa si stava espandendo a macchia d’olio.
Un principio di diritto rafforzato perché eurounitario, non può tollerare interpretazioni o tollerare
una legalità a geografia variabile. Per questa ragione il CODACONS sta valutando molto seriamente di trasmettere gli atti alla Procura
della Repubblica di Roma, ed agli organismi nazionali CODACONS, perché venga accertata questo
comportamento del Garante Privacy che, ribadiamo ancora, non riguarda solo questa vicenda ma
va allargata alla funzione di garanzia per i cittadini ed a coloro, singoli o istituzioni, che ne hanno
tollerato queste condotte.

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