Prima ancora di conoscere il significato delle parole inclusione, identità o appartenenza, un bambino queste stesse parole dovrebbe viverle. Come? Può farlo tenendosi per mano in un girotondo, ascoltando il ritmo di un tamburo africano, ballando una tarantella calabrese, scoprendo un gioco antico del proprio paese. È accaduto alla Sezione Primavera del plesso Giardini di Bisignano, dove la Festa dei Popoli, promossa dall’Istituto Comprensivo Pucciano, si è trasformata in un’esperienza concreta di incontro tra culture, radici e linguaggi.
RENZO: LA MUSICA ABOLISCE LE BARRIERE E COSTRUISCE APPARTENENZA
A sottolineare il valore dell’iniziativa è la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice della Cooperativa Maya, che gestisce il servizio educativo per la prima infanzia proprio presso il plesso Giardini. In questa età – spiega – non servono lezioni astratte sulla diversità: servono esperienze capaci di far sentire ai bambini che ogni cultura porta un colore, un suono, un gesto e una storia. La musica e il movimento diventano così strumenti immediati di socialità, comunicazione e inclusione.
DAL GIROTONDO DEI COLORI ALLA DANZA AFRICANA
I bambini hanno celebrato il valore dell’incontro attraverso un girotondo dai mille colori, simbolo autentico dell’amicizia tra i popoli. Hanno poi partecipato ad una danza tradizionale africana sulle note di Kye Kye Kola, canto popolare originario del Ghana, utilizzato come gioco educativo per avvicinare i più piccoli al ritmo, alla coordinazione e alla conoscenza del corpo. I tamburi africani, realizzati dai bambini nei giorni precedenti alla festa, hanno accompagnato il momento musicale, trasformando il laboratorio in esperienza. Dunque, non solo ascolto, ma partecipazione, movimento e relazione.
LA TARANTELLA DI ZIO NICOLA, QUANDO LE RADICI BALLANO CON IL MONDO
Accanto al ritmo africano, spazio anche alla tradizione calabrese con la Tarantella di zio Nicola, simbolo del patrimonio musicale e folklorico del Sud Italia. Il brano, attribuito al celebre Nicola De Bonis, tra i custodi dell’antica tradizione liutaia bisignanese, richiama la tradizione della chitarra battente e una memoria popolare che affonda le proprie radici nella cultura contadina meridionale. In questo incontro tra Ghana e Calabria, tra tamburi e tarantella, i bambini hanno potuto sperimentare il senso della condivisione rafforzando la propria identità e imparando a riconoscere quella degli altri.
PEZZA U CASU, IL GIOCO ANTICO CHE RACCONTA BISIGNANO
La giornata si è conclusa con Pezza U Casu, gioco tradizionale locale nato alla fine degli anni Quaranta. Il gioco consiste nel lanciare una forma di formaggio legata ad uno spago lungo un percorso definito, spesso nelle vie più antiche del paese. Vince chi riesce a mandarla più lontano. Quando la forma si rompeva, veniva condivisa tra partecipanti e spettatori, trasformando il gioco in un momento di convivialità di comunità. In un tempo in cui il cibo non era abbondante come oggi, quel gesto diventava festa, inclusione e solidarietà.
RENZO: LE TRADIZIONI SONO MAPPE EDUCATIVE
Riproporre ai bambini un gioco antico – evidenzia Teresa Pia Renzo – significa restituire loro una piccola mappa del territorio. Ogni tradizione contiene un modo di stare insieme, una regola condivisa, una memoria collettiva. La scuola e i servizi educativi hanno il compito di far vivere queste radici, non di conservarle come oggetti lontani.
UN SOLO LINGUAGGIO: QUELLO DEL CORPO, DEL RITMO E DELLA GIOIA
Attraverso danze, giochi e attività condivise, i bambini hanno sperimentato un linguaggio non verbale capace di unire culture, abilità e sensibilità diverse. Il corpo, il ritmo e l’espressione emotiva hanno permesso a tutti di partecipare, superando barriere linguistiche e sensoriali.
