“Chiama le cose con il loro nome”, fortemente voluto alla dirigente scolastica dei Licei Mazzini prof.ssa Rosalba Zurzolo e sostenuto dalle sue preziose collaboratrici prof.ssa Girolama Polifroni e prof.ssa Simona Romeo, è stato ideato e curato dalla prof.ssa Stefania Fiato, referente manifestazioni culturali dei Licei Mazzini.
La mostra e gli appuntamenti all’interno del Workshop di Fotografia artistica si inseriscono nel contributo dei Licei Mazzini all’interno del PROGETTO CIVITAS 2025-2026, che prosegue il suo percorso ormai ultradecennale di legalità ed educazione civica anche per l’anno 2025/2026 con il coinvolgimento degli Istituti scolastici di ogni rango della Città Metropolitana e le associazioni no profit del territorio. La tematica scelta per questo anno di attività è LINGUAGGIO- RISPETTO-TOLLERANZA. La partecipazione dei Licei Mazzini declina il tema attraverso un progetto che si intitola “CHIAMA LE COSE CON IL LORO NOME”.
Prosegue il connubio tra fotografia contemporanea e archeologia, ormai cifra curatoriale della storica dell’arte Stefania Fiato, che sperimenta in questa intuizione una felice accoglienza delle sale del Museo del Territorio di Palazzo Nieddu del Rio. Il progetto si sposa con tutte le attività storico artistiche promosse dalla Direttrice Museo e Parco Archeologico di Locri Epizefiri arch. Elena Trunfio e con la linea culturale portata avanti dal Comune di Locri, sostenuta dal sindaco dott. Giuseppe Fontana e dall’assessore alla cultura e all’istruzione dott.ssa Domenica Bumbaca.
Assumendo come osservatorio privilegiato la fase evolutiva dell’adolescenza ci si è proposto, attraverso un convegno, dei workshop di fotografia e la realizzazione di un’esposizione fotografica, di guidare i discenti ad affrontare questa opportunità che è la conoscenza di sé e la gestione dei sentimenti, attraverso l’uso consapevole della parola e della sua forza. Il potere terapeutico che possiede l’arte, insegna agli alunni il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, anche quelle cose che ci imbarazzano e ci portano dolore. La scelta del nucleo tematico “CHIAMA LE COSE CON IL LORO NOME” è stata dettata dalla specificità che gli studi liceali portati avanti nel curriculo degli alunni. Il progetto ha infatti come macro tema la “parola” utilizzata come uno strumento essenziale per costruire la nostra realtà e oggettivare la conoscenza del sé. Partendo dalla basilare riflessione che quando qualcosa non ha nome, semplicemente non esiste e soffermandosi sul background specifico degli alunni, il progetto si è concentrato sull’etimologia della parola e le sue evocazioni.
Chiamare le cose col loro nome non significa nulla senza il contesto che c’è dietro. Quest’atto di nominare le cose, di evocarle, di chiamarle a esistere è, soprattutto, una questiona di coraggio. Chiamare le cose col loro nome significa affrontare una sfida: parlare di ciò che ci sta veramente a cuore, trovando la forza di raccoglierci intorno al nostro mondo interiore e raccontare l’amore, la separazione, la gioia, il tradimento e cosa vuol dire essere un essere umano, un uomo, una donna, un figlio, una figlia, uno studente, un adolescente, un’anima in viaggio.
Tenendo conto della potenza del tema, della sua storicità, della sua attualità e della stessa connessione con l’atto stesso della riflessione antropologica e sociologica, il progetto ha inglobato al suo interno, un convegno di studi scientifici che ha guidato gli alunni ad intraprendere strade non battute nella riflessione stessa intorno a termini specifici e significativi.
Lo stesso processo creativo, introspettivo e riflessivo, è stato portato avanti negli appuntamenti, aperti alla cittadinanza, del Workshop di fotografia artistica, che ha avuto luogo presso l’auditorium dei Licei Mazzini, grazie al prezioso contributo di talentuosi artisti e fotografi: Valentina Giovinazzo, Maria Teresa D’Agostino, Ilaria Commisso, Giuseppe Vottari, Giuseppe Cremona e Domenico Mendicino.
Giuseppe Cremona e Domenico Mendicino sono uniti in un sodalizio artistico che ha dato vita a EFFE Collective, un collettivo fotografico nato in Calabria con l’obiettivo di promuovere la cultura visiva attraverso mostre, seminari, workshop e progetti editoriali. Al Liceo Mazzini hanno portato la loro passione per la fotografia, promuovendola come uno strumento di espressione fatto di studio e confronto umano. Il loro obiettivo è stato contrastare la tendenza attuale che vede l’immagine come un bene di consumo rapido e superficiale, in quanto credono fermamente nel valore culturale della fotografia: un linguaggio che, per chi lo pratica con sensibilità, rimane uno dei mezzi più potenti per raccontare la realtà e se stessi. EFFE crede nella collaborazione come motore di crescita, nel dialogo tra linguaggi e nella diffusione di una cultura fotografica consapevole. Il loro lavoro si sviluppa sul territorio con un occhio attento alle trasformazioni sociali e ai nuovi scenari visivi, creando spazi di incontro e formazione per fotografi, artisti e appassionati.
Valentina Giovinzzo è una fotografa con una formazione prima in Pittura e dopo in Comunicazione e Didattica dell’Arte, conseguita presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. La sua passione per la fotografia e il racconto visivo l’ha portata a specializzarsi in fotogiornalismo ambientale e naturalistico, partecipando a workshop patrocinati da National Geographic Italia. Ha realizzato laboratori didattici e artistici rivolti a bambini, adolescenti e adulti, promuovendo l’arte come strumento di crescita e consapevolezza. Ha collaborato con associazioni, scuole e istituzioni culturali, curando progetti di arteterapia, educazione ambientale e narrazione visiva. È stata vincitrice di premi nazionali di fotografia (come “Arte in Cantiere, opere d’arte sui ponteggi”, promosso dal ministero per i beni e le attività culturali-Puglia). Autrice di romanzi per adolescenti e bambini, come l’ultimo albo illustrato “Margherita alla scoperta delle emozioni” casa editrice Babidi-bu. Attualmente, è titolare di uno studio fotografico a Siderno (RC), e collabora con riviste di settore tra cui Phocus Magazine (Catanzaro), e con l’agenzia Fotografica Millennium Images di Londra, portando avanti la sua passione per l’arte, la cultura e l’educazione attraverso progetti coinvolgenti. Un percorso intenso e autentico, dove la fotografia è diventata strumento di consapevolezza e la creatività un modo per dare forma a ciò che spesso resta invisibile. Il lavoro ha favorito ascolto di sé, condivisione e sviluppo di uno sguardo più profondo sulla propria interiorità e sul linguaggio artistico contemporaneo. La fotografia per Valentina Giovinazzo, può diventare un modo per rallentare, per cogliere l’essenziale, per costruire un ponte tra il mondo interiore e la realtà esterna. Agli alunni ha chiesto di osservare, di fermarsi, di interrogare le immagini e, soprattutto, di farsi delle domande attraverso lo scatto. Non si è parlato solo di inquadrature, tempi o diaframmi di funzionalità ma della forza della fotografia come motore di indagine transpersonale e terapeutico.
Mariateresa D’Agostino, fotografa poliedrica che ama spaziare in più categorie. Estremamente curiosa e sempre pronta ad affrontare nuove situazioni che mettono alla prova le sue capacità di leggere la luce nei contesti più svariati. La sua prima creazione è lo studio Camera chiara fotografia, di cui è titolare, alcova di sperimentazioni personalissime. Le sue immagini sottoposte a un procedimento di scomposizione e di smembramento, vengono ricomposte ponendo l’attenzione sul medium della visione come ridondanza del sentimento celato nel ricordo. L’artista sembra voler ribadire che per quanto la foto fermi il ricordo, il tempo indissolubilmente annebbia e distorce la percezione stessa della memoria intrappolata dalla foto, sgretolando il ricordo stesso. Attualmente è impegnata nella realizzazione di nuovo incunabolo comunicativo, intitolato “I see things” che si esprime attraverso una serie di immagini evocative estratte dalla quotidianità. Ritratti, composizioni di forme e luci, molto spesso situazioni ironiche colte dallo sguardo intimo della fotografa. In inglese si usa infatti l’espressione “you see things” per alludere alla possibilità che qualcuno si inventi qualcosa. Momenti catturati certamente ma attraverso la selezione attuata dalla mente, prima che dall’occhio, dell’artista e magari soltanto immaginati e reali solo nella mente dell’artista. Questo non è dato saperlo.
Ilaria Commisso, graphic designer con oltre dieci anni di esperienza e una laurea in Grafica d’arte conseguita presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Nel suo percorso si è specializzata in brand identity, packaging design e grafica per la pubblicità e l’editoria. Unisce da sempre l’attività sul campo alla continua formazione nell’ambito del digital design e delle interfacce digitali. In questo progetto pomeridiano, ha accompagnato gli studenti alla scoperta della fotografia d’autore applicata alla comunicazione. Nel workshop “La fotografia d’autore nella pubblicità” ha analizzato insieme agli alunni l’approccio concettuale di grandi maestri quali Bourdin, LaChapelle e Toscani. L’obiettivo è stato spingerli a superare il rumore visivo quotidiano per concentrarsi sull’intento profondo dell’artista. I partecipanti hanno così appreso a costruire la propria visione e a utilizzare il cervello come reale obiettivo fotografico. Durante la fase laboratoriale, gli studenti del triennio dei Licei Mazzzini si sono messi alla prova in prima persona. Ogni studente ha scelto un oggetto comune, decontestualizzandolo per trasformarlo in un’efficace e attiva arma di comunicazione. I lavori esposti testimoniano questo rifiuto della rappresentazione rassicurante a favore di una firma visiva consapevole e d’autore.
Grazie al contributo dei fotografi che hanno guidano gli alunni dei Licei Mazzini, con un occhio attento alle trasformazioni sociali e ai nuovi scenari visivi, la scuola si incontra con il territorio, creando spazi di ascolto, riflessione, attenzione e cura reciproca, ponendosi come osservatorio privilegiato e consapevole di un mondo in continuo mutamento.
