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L’ex consigliere regionale Claudio Parente assolto dalle accuse di corruzione e peculato

L’ex consigliere regionale Claudio Parente è stato assolto dalle accuse di corruzione e peculato. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Catanzaro, che ha stabilito l’insussistenza dei fatti contestati.

Il procedimento nasceva da un’inchiesta avviata dalla Procura di Catanzaro nel 2020, che aveva ipotizzato uno scambio di utilità tra Parente e due ex consiglieri comunali di Catanzaro. Secondo l’accusa, l’ex esponente politico avrebbe ottenuto il sostegno favorevole all’approvazione di una pratica edilizia di suo interesse relativa al progetto di riqualificazione dei quartieri Corvo e Aranceto, sottoposto al vaglio del Consiglio comunale.

L’ipotesi investigativa riguardava anche presunti incarichi retribuiti affidati a familiari dei due ex consiglieri comunali all’interno della struttura consiliare della Regione Calabria.

Nel corso del processo, il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione di tutti gli imputati dall’accusa di corruzione, mentre per Claudio Parente aveva richiesto una condanna a quattro anni di reclusione per il solo reato di peculato.

I difensori dell’ex consigliere regionale, gli avvocati Francesco Gambardella e Giacomo Maletta, hanno evidenziato come già la Corte di Cassazione, pronunciandosi sul decreto di sequestro, avesse ritenuto insussistente il quadro indiziario relativo al reato di peculato.

Dopo circa due ore di camera di consiglio, il Tribunale di Catanzaro ha pronunciato la sentenza di assoluzione, ritenendo non sussistenti i fatti contestati.

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