Il futuro dell’ospedale di Serra San Bruno torna al centro del dibattito politico. A intervenire è l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Pasquale Tridico, che esprime il proprio sostegno al Comitato Pro Ospedale e all’iniziativa promossa nei giorni scorsi dal consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, in occasione della visita al presidio sanitario del Vibonese.
Per l’esponente pentastellato, la tutela dell’ospedale rappresenta una questione che supera i confini del territorio interessato e riguarda il diritto dei cittadini ad accedere alle cure, soprattutto nelle zone più periferiche della Calabria.
«La difesa dell’ospedale di Serra San Bruno non è una battaglia di campanile, ma una battaglia di civiltà. Difendere questo presidio significa garantire il diritto alla salute dei cittadini che vivono nelle aree interne e montane della Calabria, territori che non possono essere penalizzati solo perché lontani dai grandi centri urbani», afferma Tridico.
Secondo l’europarlamentare, dal sopralluogo effettuato nei giorni scorsi emerge un quadro chiaro: la struttura dispone di spazi e servizi adeguati, ma continua a fare i conti con una cronica carenza di personale.
«L’ospedale dispone di spazi adeguati, di servizi importanti e di professionisti che lavorano con competenza e grande senso del dovere. Ciò che manca sono gli organici. Non è accettabile che medici, infermieri e operatori siano costretti ogni giorno a sopperire con sacrifici personali alle carenze di personale. Non si può continuare a chiedere loro di sostenere da soli il peso di un sistema che ha bisogno di risposte strutturali», sostiene.
Per Tridico, il tema riguarda più in generale il ruolo che gli ospedali di montagna devono ricoprire nella pianificazione sanitaria regionale e nazionale. «C’è un errore che troppo spesso si continua a commettere: valutare questi presìdi esclusivamente sulla base dei numeri. Un ospedale di montagna non svolge la stessa funzione di una grande struttura urbana e non può essere giudicato con gli stessi parametri. La sua missione è garantire cure di prossimità, assicurare un intervento tempestivo nelle emergenze e dare una risposta sanitaria a comunità che vivono in territori caratterizzati da collegamenti difficili e tempi di percorrenza molto lunghi».
Infine, l’appello a rafforzare la rete sanitaria nelle aree interne. «La sanità pubblica deve ridurre le disuguaglianze, non accentuarle. Chi vive nelle aree interne ha gli stessi diritti di chi risiede nelle città. Per questo gli ospedali di montagna rappresentano un presidio di equità sociale oltre che sanitaria. Dove le distanze aumentano e i servizi diminuiscono, lo Stato e le istituzioni devono essere più presenti, non arretrare. Occorre dare seguito alle richieste avanzate dal Comitato e rilanciate da Enzo Bruno, garantendo il potenziamento degli organici e la piena operatività dei servizi. Investire negli ospedali di montagna significa investire nella sicurezza delle persone, contrastare lo spopolamento delle aree interne e affermare un principio semplice ma fondamentale: il diritto alla salute non può dipendere dal luogo in cui si vive».
