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Sequestro antimafia a imprenditore del Crotonese: sigilli a immobili e conti per oltre 150mila euro

Beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore ai 150 mila euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Crotone nell’ambito di un procedimento di prevenzione patrimoniale disposto dalla magistratura antimafia.

Il provvedimento, emesso dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, riguarda Antonio Lonetto, 46 anni, imprenditore di Roccabernarda operante nel settore dell’installazione e della manutenzione di impianti elettrici.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo sarebbe ritenuto vicino alla cosca di ‘ndrangheta dei Bagnato, anche in virtù di rapporti di parentela con il presunto capo del sodalizio criminale.

Nel dettaglio, il decreto ha disposto il sequestro di tre immobili e di diversi rapporti bancari riconducibili, direttamente o indirettamente, all’imprenditore.

L’attività investigativa, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria delle Fiamme Gialle di Crotone, si basa sulla “pericolosità sociale qualificata” attribuita al destinatario della misura, già condannato dal Tribunale di Catanzaro a quattro anni di reclusione per diversi reati. Tra questi figura anche una tentata estorsione commessa in concorso con altre persone e contestata con l’aggravante delle modalità mafiose e dell’agevolazione di un’associazione di tipo mafioso.

Le indagini economico-patrimoniali hanno inoltre evidenziato, secondo gli inquirenti, “una netta e ingiustificata sproporzione tra le ricchezze accumulate nel tempo e il profilo reddituale dichiarato” dall’imprenditore e dal suo nucleo familiare. Dagli accertamenti è emerso che i redditi dichiarati sarebbero stati insufficienti persino a garantire il normale sostentamento della famiglia.

Le verifiche bancarie, estese al periodo compreso tra il 2010 e il 2022, avrebbero infine consentito di ricostruire l’origine ritenuta illecita del patrimonio e di individuare le operazioni finanziarie effettuate dall’indagato, che, secondo gli investigatori, si sarebbe avvalso anche dell’intermediazione di alcuni familiari per gestire gli investimenti.

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