«Le notizie di stampa nazionale emerse oggi confermano il peggiore dei sospetti: il futuro e i diritti dei cittadini del Mezzogiorno vengono utilizzati come moneta di scambio nei giochi di potere dei palazzi romani. Abbiamo la conferma che i parlamentari sono ostaggi dei rispettivi segretari di partito; è proprio per rompere questo ricatto che diventa fondamentale reintrodurre il voto di preferenza, restituendo la scelta ai cittadini. Con parlamentari scelti dagli elettori e non nominati dalle segreterie di partito, nessun leader potrà utilizzare il Mezzogiorno come merce di scambio per mantenere gli equilibri della maggioranza». Lo dichiara Filomena Greco, consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva in Calabria e promotrice, solo pochi giorni fa, di una lettera aperta trasversale ai parlamentari del Sud.
«La Lega sta minacciando di bloccare la nuova legge elettorale, il cosiddetto Melonellum, se non si accelera sull’approvazione dell’Autonomia differenziata, concedendo maggiori poteri a Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto», aggiunge la consigliera, spiegando la gravità di quello che definisce «un ricatto politico».
«Siamo davanti a un patto inaccettabile: da un lato si approva una riforma elettorale che garantisce le poltrone ai leader di partito attraverso i capilista bloccati; dall’altro si svende il Sud approvando un’Autonomia che spacca l’Italia e taglia fuori il confronto democratico in Parlamento. La sanità, la protezione civile, la previdenza e le tutele per il lavoro – materie da cui dipende la vita quotidiana dei nostri figli – non possono essere sacrificate per pagare i debiti politici della maggioranza di governo. Torno a chiedere un sussulto di dignità territoriale. I parlamentari eletti nel Mezzogiorno hanno il dovere morale di fermare questo scippo la prossima settimana. Chi si piegherà a questo baratto firmerà la condanna del nostro Mezzogiorno», conclude Greco, sottolineando che gli eletti «dovranno spiegare ai cittadini calabresi e meridionali perché hanno scientemente voltato le spalle alla propria terra per tutelare i giochi di potere dei palazzi romani».
