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“La stampa di prigionia”, sabato 11 nel Salotto Diffuso di Vakarici si presenta il libro del prof. Ferraro. Il Sindaco: “Contributo importante per conoscere la storia”

Ci sono tracce e testimonianze, messe nero su bianco, che non si trovano sui libri di scuola, ma che rappresentano un contributo preziosissimo per conoscere, per esempio, gli aspetti della vita dei prigionieri italiani durante il primo conflitto mondiale; dettagli e sfumature che se non porate alla luce, sono destinate ad essere consegnati all’oblio. Iniziative editoriali come GIORNALI PRIGIONIERI – LA STAMPA DI PRIGIONIA DURANTE LA GRANDE GUERRA di Giuseppe Ferraro contribuiscono a sanare questi gap e a consegnare soprattutto alle nuove generazioni, memoria.

 

 

È quanto dichiara il Sindaco Antonio Pomillo informando che il volume del Direttore dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano – Comitato provinciale di Cosenza, edito da Donzelli, sarà presentato domani, sabato 11 luglio nell’ambito della 12esima edizione di Vakarici il Salotto Diffuso d’Estate.

 

L’INCONTRO LETTERARIO NELLA CHIESA DEL ROSARIO

Alle ore 19, nella Chiesa del Rosario, dopo gli indirizzi di saluto del Primo Cittadino, del Presidente del Consiglio Comunale e delegato alla cultura Francesco Godino e del Parroco Papàs Elia Hagi, con le incursioni storico – letterarie di Giuseppe De Rosis, divulgatore culturale, docente di materie letterarie, dialogherà con l’Autore la docente e socia corrispondente ISRI, Donatella Novellis.

 

Abstract. Durante la prima guerra mondiale circa seicentomila soldati italiani furono destinati ai campi di prigionia dell’Impero austro-ungarico e tedesco. Per mitigare la durezza delle condizioni di vita e per spezzare la monotonia di una quotidianità fatta di appelli, pasti in comune e rare uscite nei villaggi limitrofi, i prigionieri si dedicarono a iniziative che potessero ricreare nei campi le attività proprie della vita libera: dallo sport ai giochi da tavolo, dall’artigianato alla musica e al teatro, fino lo studio delle lingue, alla lettura e al giornalismo. Proprio i giornali di prigionia costituiscono uno strumento privilegiato per indagare dall’interno la vita dei prigionieri italiani, facendone affiorare gli aspetti storici, culturali, sociali, psicologici e intimamente umani. A differenza dei giornali di trincea, che raccontavano il conflitto seguendo gli schemi della propaganda bellica e della mobilitazione patriottica, quelli redatti nei campi di prigionia narrano in presa diretta le conseguenze della guerra e le sue atrocità, facendosi portavoce del desiderio di pace dei soldati, della nostalgia per le famiglie e per la patria lontana, delle afflizioni derivanti prima dalla vita al fronte e poi nei campi dei nemici. Compilati a mano, illustrati, poligrafati, ciclostilati o stampati, questi fogli rappresentano un originalissimo laboratorio umano e culturale, che in questo libro viene analizzato nel dettaglio anche grazie a un inedito apparato iconografico. I «giornali prigionieri» finirono per diventare una sorprendente via di fuga psicologica per i soldati italiani caduti in mano nemica, un modo per sopravvivere all’inferno e al tedio dei campi di prigionia.

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