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Da tutta Italia ad Altomonte per celebrare il primo capitolo d’inverno con la Confraternita degli Zafarani Cruschi: dal 6 all’8 identità a tavola, tour nei territori, laboratori narranti

Da tutta Italia ad Altomonte per partecipare al primo degli appuntamenti sociali del nuovo anno della Confraternita degli Zafarani Cruschi del Pollino. Da venerdì 6 a domenica 8 febbraio i circoli gastronomici celebreranno tutti insieme il Primo Capitolo d’Inverno, la tre giorni di iniziative pensata per valorizzare il patrimonio identitario a tavola, i territori, le storie, la gestualità.

 

IL SENSO DEL RITO, LA RESPONSABILITÀ DEL GESTO

L’appuntamento – sottolineano Enzo e Michele Barbieri, rispettivamente Gran Priore e Priore della Confraternita nata un anno fa – vuole celebrare il passato e renderlo vivo; accendere gesti, ritualità; favorire attraverso il cibo, la fraternità, il rispetto e la conoscenza.

 

IL FUOCO D’INVERNO: UNIONE, FORZA, CONVIVIALITÀ

Venerdì 6 febbraio – fa sapere il Priore – si aprirà con l’accoglienza degli ospiti e con la Cerimonia di apertura sulla terrazza panoramica dell’Hotel Barbieri: l’Accensione del Fuoco d’Inverno e il Rito del Buon Auspicio segneranno l’inizio del Capitolo, affidando alla fiamma il valore simbolico dell’unione tra le confraternite. La serata proseguirà con una Cena di Benvenuto ispirata ai valori della Cucina Italiana Patrimonio Immateriale UNESCO, dove gli Zafarani Cruschi saranno protagonisti di un racconto gastronomico impreziosito dai racconti antropologici a cura di Ottavio Cavalcanti, antropologo dell’Università della Calabria; dall’intervento scientifico del cardiologo Giovanni Bisignani, Primario dell’Ospedale di Castrovillari sui benefici della dieta a base di Cruschi; dall’intermezzo musicale con i Maestri Piergiuseppe Maggi e Gerardo Vespucci e la mostra concerto degli strumenti calabresi: storia e racconti.

 

RADICI, POPOLI, CONTAMINAZIONI: IL VIAGGIO ARBËRESHË

Sabato 7 febbraio, invece, sarà dedicato al viaggio nelle terre arbëreshë, tra Acquaformosa e Lungro un viaggio guidato tra i borghi della minoranza etnica più antica d’Italia: dai luoghi di culto greco-bizantini ai simboli identitari del mondo italo-albanese. Un percorso che intreccia storia, spiritualità, musica e gastronomia, fino al rientro ad Altomonte per I Costruttori del Gusto, a partire dalle 17.30, con i laboratori narrati, le dimostrazioni artigiane attraverso i gesti antichi e le produzioni rituali che raccontano la cucina calabrese come stratificazione di popoli e culture.

 

LE COMARI, IL FRITTO E IL SAPERE CHE NON SI SCRIVE SE NON NEL GUSTO

È qui che i laboratori narrati e dimostrativi Cummari e Scaleddri prenderanno forma, restituendo centralità alle mani, alle voci e alle storie delle donne e degli uomini che hanno custodito la cucina dell’entroterra. Protagoniste assolute saranno le comari che prepareranno un fritto tradizionale unico, fatto di rosette dorate e frittelle di cipollizze, secondo gesti antichi che non hanno mai avuto bisogno di ricette scritte. Accanto a loro, le striglie di Lungro, massaie arbëreshë, intrecceranno racconto e gestualità, mostrando come la cucina sia anche lingua, identità, appartenenza.

 

CON LAURA BARBIERI DALLA SCHICCULIATA AL COUS COUS CALABRESE

I laboratori avranno, inoltre, tanti protagonisti: dal Mostacciolo di Soriano preparato dal maestro Raffaele Farina alla prelibata Schicculiata, a cura di Laura Barbieri. Una preparazione che racconta il rapporto tra mare e terra, tra essenzialità e ingegno, tra cucina povera e intelligenza del gusto. E a chiudere il racconto del cous cous calabrese, segno tangibile della presenza araba in Calabria e delle contaminazioni storiche nella pasticceria e nella cucina tradizionale. Poi la produzione a vista dei dolci delle feste: dalla Giurgiulena ai Cannariculi, dalla Pitta ’Mpigliata alla Cicirata prenderanno forma davanti agli ospiti, accompagnate dal contributo di storici e antropologi, chiamati a leggere le origini profonde della cucina calabrese come patrimonio culturale e non solo gastronomico.

 

LA CENA IDENTIARIA PER UN RACCONTO CHE ABBRACCIA IL TERRITORIO

A partire dalle 20 la giornata culminerà nella Cena Tradizionale, momento di restituzione e condivisione. L’entrée sarà servito con cestini di degustazione che accolgono Zafarani Cruschi, rosette e frittelle di cipollizze, seguiti dagli anelli di cipolla rossa di Tropea IGP e dalle foglie di patate silane IGP dorate. Il racconto culinario prosegue con le lagane e ceci, piatto identitario dell’entroterra, e con il soffritto di maiale con olive nere e peperoncino in aceto, accompagnato da verza saltata, sintesi potente della cucina di comunità. A chiudere dolci tradizionali che troveranno il loro completamento nell’abbinamento con il Greco di Bianco – Vino degli Dei, offerto dal Consorzio del Greco di Bianco, con selezione curata dai sommeliers calabresi. Poi il Caffè Aiello e l’angolo dei digestivi della tradizione, perché anche il finale ha bisogno del suo tempo.

 

IL RITO E LA FRATELLANZA: IL CRUSCO D’ORO

Il culmine del Capitolo sarà la Cerimonia Ufficiale di domenica 8 febbraio, nel Chiostro dei Minimi di San Francesco di Paola. Qui il Gran Priore Enzo Barbieri consegnerà al Presidente FICE Marco Porzio il Crusco D’Oro, simbolo eterno di fraternità, amicizia e sostegno, realizzato dall’orafo Michele Affidato, orafo ufficiale della Santa Sede. La sfilata in mantello delle confraternite e lo scambio rituale dei doni renderanno visibile una comunità che si riconosce nei segni, non nelle parole.

 

ALTOMONTE COME CASA COMUNE CULLA DI TRADIZIONI E IDENTITÀ

Il Capitolo si concluderà con il Pranzo Ufficiale presso l’Hotel Barbieri, un buffet identitario pensato per raccontare la storia gastronomica della comunità. Non un finale, ma una restituzione che conferma Altomonte come luogo di accoglienza consapevole, dove la tradizione non viene esposta, ma praticata.

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