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Passione per il crime, discriminazioni razziali e accettazione di sé stessi. Questo e molto altro nella terza giornata di Ormeggi

Si è aperta con un confronto tra Guglielmo Mastroianni e Rita Giura sul tema “Garlasco e gli altri: come un delitto diventa chiacchiera da bar” la terza giornata della quinta edizione di “Ormeggi-Festival letterario” al Chiostro Caffè Letterario, in piazzetta San Domenico a Lamezia Terme.

Il giornalista lametino, da anni a Mediaset, ha messo in relazione una lunga serie di crimini, da quello di Avetrana con l’omicidio di Sarah Scazzi a Brembate con quello di Yara Gambirasio, fino a quello di Garlasco tornato prepotentemente al centro dell’attenzione mediatica. Tutti delitti caratterizzati da una vittimologia simile ma soprattutto da una straordinaria morbosità da parte del pubblico.

Sollecitato dalle domande di Rita Giura, Mastroianni ha spiegato come non siano i giornalisti, né tantomeno le redazioni dei vari programmi di approfondimento giornalistico a decidere i temi da trattare, quanto piuttosto le richieste del pubblico da casa. È lo share, l’attenzione dello spettatore a decidere la programmazione e gli argomenti oggetto di trasmissioni. Se lo share è alto, l’emittente avrà più pubblicità. Le storie di crimini come quello di Garlasco fanno share e portano quindi introiti alle emittenti televisive. Per questo se ne continua a parlare e se ne parla sempre di più. Argomento spinoso e scomodo che ha provocato la reazione dei presenti al Chiostro.

Altro argomento affrontato è la deontologia professionale del giornalista che si occupa di criminalità, soprattutto quando si parla di extracomunitari o minori. Deontologia spesso, troppo spesso, elusa o violata a scapito di quelle che dovrebbero essere le regole del buon giornalismo.

Chiuso il confronto si torna a parlare di libro e la scena è tutta per Nogaye Ndiaye che ha presentato il suo libro “Universo parallelo. Il paradigma del privilegio” edito da People. Dialogando con Valentina Stella, l’autrice di origini senegalesi nata e cresciuta in Italia, ha raccontato il percorso che l’ha portata a scrivere un libro nel quale si parla di razzismo e discriminazione capovolgendo il paradigma tra bianchi e neri. Nogaye Ndiaye descrive un universo in cui le vittime del razzismo sono bianche. In cui l’Europa è vista come un continente selvaggio, al di là del mare, dilaniato da secoli di colonialismo e sfruttamento, da dove ogni anno partono milioni di persone in cerca di fortuna e dove altri accorrono per tentare di aiutare i bambini dalla pelle bianca. Non se la passano bene, questi bambini, abituati a vivere in mezzo alla guerra e alla povertà estrema. Un’invenzione, un gioco che ci aiuta a comprendere i meccanismi attraverso i quali agiscono i doppi standard e le discriminazioni. Tra pornografia del dolore e sindrome del salvatore bianco, l’autrice ribalta, con tono ironico, esperienze reali di ordinaria discriminazione per spiegare cosa significhi battersi quotidianamente per l’uguaglianza di tutte e tutti.

Dopo Nogaye Ndiaye è stata la volta di Ginevra Panci che, dialogando con Valentina Dallari,

ha presentato il suo libro “Le misure dell’anima. Un viaggio felicemente imperfetto per continuare ad amarsi” edito da Piemme.

Il libro rappresenta un viaggio di liberazione personale che invita a smettere di vivere secondo le aspettative degli altri. Attraverso la sua esperienza, Ginevra racconta come, dopo anni di insicurezze e maschere, abbia imparato ad amarsi per ciò che è, accettando la propria imperfezione.

Ginevra Panci, influencer e ceramista, racconta la sua esperienza prima e dopo l’intervento di chirurgia bariatrica. La difficoltà maggiore, come racconta Ginevra, è stata quella di rinunciare ad un corpo, che per lei era diventato una corazza, ma nel quale si vedeva bellissima. Dimagrire non era una eventualità che aveva mai preso in considerazione, si piaceva così. Non aveva, però, fatto i conti con la propria salute. L’intervento è stato necessario e lei è stata costretta ad accettare il cambiamento. Il libro non è solo una testimonianza di cambiamento fisico, ma un invito a riscoprire la libertà di essere sé stessi, senza paura e senza giudizio.

A chiudere questa terza e penultima serata del Festival, il concerto delle Tarab Ensemble, gruppo composto da Federica Greco, Alessandra Colucci e Serena Lionetto che si sono esibite con voce e percussioni in uno spettacolo tanto suggestivo quanto evocativo che ha letteralmente rapito il pubblico presente.

Domani, domenica 31 maggio, l’ultima giornata di questa quinta edizione di Ormeggi con ben quattro presentazioni.

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