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Ponte sullo Stretto, Veronese attacca la Cgil: “Al Nord le grandi opere sono strategiche, al Sud no?”

«La CGIL deve spiegare perché al Nord le grandi opere siano considerate strategiche e al Sud diventino improvvisamente inutili, dannose o addirittura oggetto di un esposto alla Corte dei conti».

Lo dichiara il professor Simone Veronese, presidente dell’Associazione Amici del Ponte dello Stretto, dopo l’iniziativa della CGIL contro la realizzazione dell’opera.

«Sostenere che i fondi per il Ponte siano sottratti a ospedali, scuole e “vere infrastrutture” è una rappresentazione ideologica e offensiva. Ospedali, scuole, strade, ferrovie e Ponte non sono alternativi: uno Stato serio deve realizzarli tutti».

Veronese denuncia quindi il doppio criterio del sindacato:

«Per la TAV Torino-Lione la CGIL ha difeso l’opera e la prosecuzione dei cantieri, anche contro le proteste. In Val di Susa le infrastrutture rappresentavano lavoro, sviluppo e collegamento con l’Europa. Sullo Stretto, invece, diventano uno spreco. Al Nord sì alle infrastrutture e all’occupazione, al Sud no alle infrastrutture e no al lavoro».

«È una posizione ancora più grave perché proviene da un’organizzazione che dovrebbe tutelare i lavoratori. Il Ponte produrrà occupazione diretta e indiretta, coinvolgerà imprese e professionalità e creerà sviluppo nella logistica, nei trasporti, nel commercio, nell’industria e nel turismo».

Secondo Veronese, l’opera avrà anche un grande valore simbolico:

«La Torre Eiffel fu contestata durante la sua costruzione e oggi è il simbolo di Parigi, visitato ogni anno da milioni di persone. Il Ponte, oltre a essere un’infrastruttura stradale e ferroviaria strategica, potrà diventare un simbolo internazionale dell’Italia e del Mediterraneo, capace di attirare turismo e nuovi investimenti in Calabria e Sicilia».

«Il Ponte può rappresentare il riscatto del Mezzogiorno. Evidentemente c’è chi preferisce un Sud senza grandi infrastrutture, condannato all’isolamento, all’assistenza e all’emigrazione».

Il presidente dell’Associazione Amici del Ponte dello Stretto rivolge però anche un richiamo netto al Governo e al ministro Matteo Salvini:

«Adesso basta chiacchiere. Il Governo acceleri e apra i cantieri. A fine legislatura nessuno venga a raccontare che i lavori non sono partiti per colpa degli esposti, dei ricorsi o delle opposizioni. Le opposizioni erano note e prevedibili».

«Gli attuali ritardi sono dovuti anche a un rilassamento del Governo nell’avanzamento delle procedure. Chi governa viene eletto per superare gli ostacoli e realizzare ciò che ha promesso».

«Mi appello direttamente a Matteo Salvini: trasformi gli impegni assunti in atti concreti, tempi certi e cantieri aperti. Se entro la fine della legislatura i lavori non saranno iniziati, vi sarà una precisa responsabilità politica del Governo».

«Non faremo sconti a nessuno: né alla CGIL e a chi vuole fermare il Ponte, né a chi lo promette e poi non riesce ad avviare l’opera. Il Sud non chiede più annunci o passerelle, ma infrastrutture, investimenti, lavoro e cantieri».

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